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mercoledì 4 novembre 2015

ANDRIA : Pallavolo Andria e Croce Rossa unite per promuovere la cultura del fair play

Un binomio vincente tra due belle realtà dell’associazionismo andriese: la Pallavolo Andria – Manzoni Sport ha scelto, infatti, uno sponsor sociale speciale per la stagione sportiva 2015/2016, la Croce Rossa Italiana – Comitato Locale di Andria. Una collaborazione che ha avuto inizio già nello scorso anno e che quest’anno si concretizza in un gesto di amicizia: il libero della squadra maschile ha indossato, nel corso del match disputatosi lo scorso sabato, una maglia con il logo della Croce Rossa, e indosserà la stessa maglia per tutto il campionato. Un simbolo di condivisione di certi valori, dal rispetto per le regole e la persona umana all’attenzione ad alcuni temi.

La partnership tra le due Associazioni ha grandi obiettivi: non solo la Croce Rossa garantirà, in tutte le partite casalinghe della squadra maschile che disputa il campionato di serie B2, l'assistenza sanitaria, ma, nella prima metà del 2016, si svolgeranno diverse attività nelle scuole di Andria con l'obiettivo di insegnare ai più piccoli l'importanza di praticare sport e di un’alimentazione sana e corretta, sulla scia dei progetti già avviati, “Fair Play” nelle scuole elementari e “Bullati di Sport” per le medie.
L’attenzione ai ragazzi è un tratto comune tra le due Associazioni: nel vivaio della Pallavolo Andria trova spazio anche il settore giovanile, sia maschile che femminile, così come la Croce Rossa ha una forte componente giovanile, impegnata in tanti progetti a favore della popolazione.
Grandi idee e grandi propositi uniscono le due Associazioni, per diffondere un bagaglio culturale e sociale importante nelle giovani generazioni.


Lucia M. M. Olivieri

Addetto stampa C.R.I. – Bat

lunedì 19 ottobre 2015

CANOSA DI PUGLIA : Stop alla violenza in campo. Spazio al fair play.

Le ultime decisioni del giudice sportivo hanno visto affibbiare due turni di squalifica al difensore Simone Pepe dello Sporting Ordona, espulso dal campo durante la quinta gara di campionato di promozione pugliese girone A contro il Canosa, reo di aver colpito con un pugno l’avversario. Questa volta non l’ha fatta franca, visto che nella passata stagione lo stesso giocatore aveva colpito a pugni Francesco Somma del Canosa, all’improvviso e lontano dall’azione di gioco, un gesto sfuggito alla terna arbitrale e alle telecamere. Una condotta sleale, scorretta e gratuita, estranea alla logica dello sport praticato, nonché dolosa aggressione fisica dell'avversario per ragioni affatto avulse dalla peculiare dinamica sportiva. Nella mattinata di domenica scorsa il difensore Pepe, che prima del rosso diretto inflitto dall’arbitro  era già stato ammonito per gioco falloso è stato colto in flagranza mentre colpiva con un pugno l’attaccante Coppola del Canosa che per poco non ha provocato danni irreparabili alla persona. Questi gesti violenti che non possono convivere con lo sport e con il gioco del calcio, hanno fatto tornare indietro di qualche mese, all’orribile ricordo di quanto occorso al giovane calciatore canosino Somma, vittima del pugno del coetaneo Pepe del Carapelle.
In settimana, prima delle decisioni del giudice sportivo, sono circolate sui social network le  dichiarazioni di Luciana Somma, sorella di Francesco: """Mi rivolgo direttamente ai dirigenti della squadra dello  Sporting Ordona affinché possano intervenire ed evitare una volta per tutte che questi atti di ‘inaudita violenza’possano ripetersi ancora. Un' espulsione non basta a colmare ciò che  si cela dietro questi gesti. Lo scorso  marzo, mio fratello ha subito un grave intervento falloso per opera dello stesso giocatore, espulso domenica scorsa. I danni scaturiti sono stati rilevanti e molteplici. Ha subito un difficile intervento di ricostruzione della mandibola presso l'Ospedale di San Giovanni Rotondo, con innumerevoli conseguenze fisiche e morali; oltre che a non andare a scuola, non allenarsi e non uscire con gli amici. Mio fratello non riusciva a dormire a causa dei dolori, perdeva sangue dagli oltre 30 punti che gli ricucivano i tessuti interni attorno alla mandibola e per di più non riusciva ad alimentarsi come avrebbe voluto. Periodicamente si sottopone ai controlli previsti nella suddetta struttura ospedaliera e nei prossimi mesi, potrà impiantare il dente perso in campo, proprio a causa di quell'atto di ‘inaudita violenza’. Spero che questo appello non resti inascoltato.””” Parole forti e decise che danno  conto di quanto un comportamento violento possa arrecare, per giunta tenuto da un giovane che si approccia al gioco del calcio con la disputa dei primi campionati dilettantistici.  Tali condotte lesive  sono  da ripudiare in quanto non appartengono  al mondo del calcio dove lealtà, correttezza, rispetto delle regole e dell’avversario devono essere i protagonisti di una partita all’insegna del fair play e del  sano agonismo.

  Bartolo Carbone