Riceviamo dalla Sig.ra Tiziana Palazzo e
volentieri pubblichiamo la seguente lettera, dopo la sentenza che ha
confermato l'ergastolo per gli esecutori ed il mandante del barbaro
assassinio del direttore del carcere di Cosenza, 25 anni fa.
«25
maggio ore 23.17. Il cellulare che da ore porto con me ovunque per
timore di non sentirne la suoneria, squilla. La voce del dott.Badolati
,della Gazzetta del Sud, annuncia la conferma della sentenza di primo
grado all’ergastolo per il mandante dell’omicidio di Sergio Cosmai,
direttore del l’istituto di pena di Cosenza, assassinato 27 anni fa dai
fratelli Bartolomeo e Notargiacomo, su ordine del loro boss Franco
Perna.
Un’altra
data da Ricordare, quindi, quella del 25 maggio 2012. La Giustizia ha
trionfato in un’aula della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, dopo
essere stata oltraggiata e offesa, 25 anni prima, in un’altra Corte
d’Assise d’Appello quando i responsabili materiali dell’omicidio,
arrestati dall’allora capo della squadra mobile di Cosenza Nicola
Calipari, condannati all’ergastolo in primo grado dalla Corte d’Assise
di Trani, furono assolti per insufficienza di prove. Una montagna di
indizi ritenuti “univoci e concordanti” dalla Corte tranese non bastò
alla Corte d’Assise d’Appello di Bari che rimise in libertà gli
assassini di mio marito. Uno di loro, qualche anno dopo, confessò la
responsabilità del crimine, raccontò, nei minimi dettagli, l’agguato
omicida e fece il nome del mandante.
Dopo
lunghi anni di silenzio e archiviazioni, un Sostituto Procuratore del
Tribunale di Catanzaro, il dott. Mario Spagnuolo, riprese le indagini,
scoprendo che molte “carte” erano addirittura scomparse. I carabinieri
del ROS di Catanzaro denominarono l’indagine “Operazione Missing”.
Scomparse, appunto.
Perché
è così che si rende giustizia ad un funzionario dello Stato che, per
difendere le leggi dello Stato, ha messo a repentaglio la propria Vita:
si archivia frettolosamente ogni possibile indagine.
E’
così che talvolta lo Stato tradisce coloro che, con coerenza e onestà,
osservano il Giuramento prestato di “servire le leggi dello Stato”:
vengono smarriti i documenti che potrebbero far luce su decine di morti
ammazzati in una lunga guerra di mafia, ma soprattutto, potrebbero
assicurare alla giustizia il mandante dell’omicidio del dott.Cosmai,
“servitore dello stato”, dal momento che i suoi assassini, tra le urla
di giubilo dei loro parenti, erano stati scarcerati.
Liberi,
finalmente! Liberi di uccidere ancora. Liberi di tornare ad abbracciare
le loro famiglie. Uno di loro padre di una bambina, più o meno dell’età
di Rossella Cosmai, tornerà a casa quella sera stessa, le parlerà
affettuosamente, l’accarezzerà con quelle mani insanguinate da sangue
innocente. Potrà mai dirle che per lui la vita di un uomo vale una
ricompensa di 500 mila lire? Riuscirà a sostenere lo sguardo di una
piccolina a cui consegna un’eredità fatta di violenza e morte, di odio e
vendetta?
Quella
stessa sera, Rossella, orfana da quel maledetto pomeriggio di marzo in
cui era rimasta ad aspettare, nell’androne di un asilo, il proprio papà
che giaceva esanime a pochi metri da lei, crivellato di colpi esplosi
da un fucile a canne mozze , vedrà sua madre piangere ancora, perché
sola a pretendere Verità e Giustizia. Un altro “papà”, uno spietato
criminale, un omicida era stato rimesso in libertà dai giudici baresi.
La
sera del 25 maggio, la voce all’altro capo del telefono mi stava dicendo
che no, questa volta tutto era andato diversamente. Ergastolo. Fine
pena mai.
Come
quella che io, Rossella e Sergio Cosmai stiamo scontando per il peso
dell’Assenza, per la Sua vita stroncata troppo presto, tanto presto da
non poter conoscere Suo figlio Sergio , da non poter seguire la
crescita, i successi e le difficoltà dei Suoi bambini, da non poter più
confortare l’adorata madre, da non poter accompagnare Rossella
all’altare. Tanto presto da non poter sapere che sarebbe diventato
nonno.
La
Sua vita spezzata e la Sua storia non appartengono solo a noi che
eravamo la sua famiglia, ma a tutta la società civile orfana anch’essa
di Uomini che si sono battuti in nome del “fresco profumo di legalità
contro il puzzo del compromesso”, non si sono sottratti al proprio
dovere istituzionale, hanno deciso da che parte stare allo scopo di
fermare la dilagante barbarie mafiosa, a volte ripulita e incravattata.
Non
vi sarà mai risarcimento possibile per una tale perdita, tuttavia
questa condanna ci restituisce parte della fiducia nella Giustizia o,
meglio, ci rende ancor più consapevoli dell’assoluta necessità che essa
venga amministrata da Uomini capaci, onesti, integerrimi, determinati a
perseguirla.
Per sempre grati al dott. Spagnuolo, “padre” dell’operazione Missing,
per la dignità che ha restituito alla vergognosa vicenda processuale
di Sergio Cosmai, affronteremo ciò che seguirà, sperando che la
Giustizia umana preceda, se c’è, quella divina».
Tiziana Palazzo – Presidio Libera Bisceglie “Sergio Cosmai”
www.bisceglie15giorni.com

Nessun commento:
Posta un commento