Da oggi disponibile in tutti i maggiori store di musica digitale “Strappi alla carne”, il nuovo singolo dei Sula Ventrebianco, brano d’apertura del disco “Via la faccia”, secondo lavoro sulla lunga distanza per la rock band partenopea più in voga del momento.
Il brano mescola in salsa grunge tutti gli ingredienti principali dei Sula Ventrebianco (sezione ritmica tagliente, melodie distorte, testi graffianti…) e in più aggiunge ad essi il tocco di classe: un pizzico di “alma latina” che travolge sin dal primo ascolto.
Per ascoltare “Strappi alla carne”: https://soundcloud.com/sula-ventrebianco/sula-ventrebianco-strappi-alla
IL DISCO “VIA LA FACCIA”
“Giochi di specchi: l'immagine riflessa non è mia: è vostra. Non vorrei che ciò accadesse, ma sono autolesionista ed è dall'abisso del disagio che risalgo con urla di coraggio. Solo allora le vostre sagome si uniscono ed io mi riconosco”.
“Via la faccia”, il nuovo lavoro dei Sula Ventrebianco, è un inno a spogliarvi da qualsiasi imposizione, attraverso 11 brani che fluttuano su sonorità pesantemente distorte (Scheletro, Oca mia), galleggiando tra ariose ballate riverberate (Erosa, 32 denti), e sponde metriche volutamente nervose (La peste), atterrando su melodie graffiate (Via la faccia, Run Up).
Il brano mescola in salsa grunge tutti gli ingredienti principali dei Sula Ventrebianco (sezione ritmica tagliente, melodie distorte, testi graffianti…) e in più aggiunge ad essi il tocco di classe: un pizzico di “alma latina” che travolge sin dal primo ascolto.
Per ascoltare “Strappi alla carne”: https://soundcloud.com/sula-ventrebianco/sula-ventrebianco-strappi-alla
IL DISCO “VIA LA FACCIA”
“Giochi di specchi: l'immagine riflessa non è mia: è vostra. Non vorrei che ciò accadesse, ma sono autolesionista ed è dall'abisso del disagio che risalgo con urla di coraggio. Solo allora le vostre sagome si uniscono ed io mi riconosco”.
“Via la faccia”, il nuovo lavoro dei Sula Ventrebianco, è un inno a spogliarvi da qualsiasi imposizione, attraverso 11 brani che fluttuano su sonorità pesantemente distorte (Scheletro, Oca mia), galleggiando tra ariose ballate riverberate (Erosa, 32 denti), e sponde metriche volutamente nervose (La peste), atterrando su melodie graffiate (Via la faccia, Run Up).

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