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venerdì 27 marzo 2015

PSICOLOGIA : Stima e ammirazione, indifferenza ed opposizione per gli ultramaratoneti

Per approfondire il mondo degli ultramaratoneti e delle gare estreme ho costruito un questionario ed ho raccolto alcune risposte. Questo mi permette di conoscere più da vicino le motivazioni che affascinano le persone ad avvicinarsi a questo tipo di discipline considerate estreme. Ho contattato atleti che hanno partecipato a competizioni sportive della distanza superiore alla maratona e quindi anche coloro che hanno gareggiato alle IRONMAN che prevede 3,8km di nuoto, 180k di bicicletta e la maratona di corsa a piedi.
Riporto di seguito alcune risposte alla quattordicesima domanda: “Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua partecipazione a gare estreme?:
“I miei famigliari, moglie e figli, sono stati contenti di questa mia nuova attività fino a quando si trattava di allenarsi al parco, fare una corsa salutare, hanno accettato anche la voglia poi di fare qualche garetta, fino alla mitica maratona di Roma, guardandomi come un extra terrestre, ma quando ho iniziato l’avventura da ultramaratoneta sono stati subito contrari prendendomi per matto, perché per loro era inconcepibile che ci si poteva sottoporre a certi sforzi fisici per sport, rischiando di farsi male. Quindi con il passare del tempo la mia passione per le gare, è diventato motivo di discussioni con la mia famiglia, In primis perché preoccupati della mia salute e poi anche per problemi logistici (soprattutto per mia moglie): panni sporchi, scarpe infangate d’inverno, i week end sempre impegnato in qualche gara (anche se a volte le gare si trasformavano motivo per fare gita con le famiglie che ci seguivano).”
“Sono preoccupati e non vogliono.”
 “Molti amici pensano che io sia matto, forse che voglio dimostrare loro che sono più bravo, più forte, altri mi ammirano, in pochi vogliono vivere queste esperienze con me, mia moglie mi sopporta, dice sempre che non può impedirmi di correre, ma lo farebbe volentieri, a lei piacerebbe che corressi di meno, magari 2, 3 volte a settimana per massimo un ora, i miei figli sentono che spesso manco a casa, già lavoro tanto, poi quando potrei stare con loro vado a correre, hanno ragione, forse dovrei lasciare le ultra? le maratone ? correre solo per star bene fisicamente? forse dovrebbe essere così, ma non lo è.”
 “Mia moglie ed i miei figli mi seguono ovunque, si informano e partecipano alle mie emozioni. Senza di loro non avrebbe senso tutto questo.”
“Non è difficile immaginarlo, anche se si fidano, in qualche modo, del mio equilibrio. Molti amici pensano bene di me perché li ho portato felicemente sulla mia cattiva strada dell’ultramaratona e si sono cavate le loro belle soddisfazioni. Ricordo con piacere un anno in cui ho portato al traguardo di una 100 km un gruppo di 5 amici dell’Atletica del Parco che si sono fidati della mia conduzione di gara. Un’esperienza indimenticabile per loro e per me.
Un anno ho portato mio figlio sulle strade della Pistoia Abetone e la sua ammirazione nei miei confronti è cresciuta perché si è reso conto della difficoltà e di avere un padre all’altezza di quella difficoltà.”
 “Mi considerano fuori dalla norma.”
“Chi non corre mi fa sempre due domande: a) perché lo fai? b) dopo la prossima smetti? Io rispondo sempre nello stesso modo: a) e perché tu non lo fai? b) no, perché dovrei rinunciare a qualcosa che mi piace? Alcuni dei miei compagni di squadra si sono interessati a queste ultra e mostrano un senso di ammirazione. Alcuni di loro li ho coinvolti in ultra nel 2015; non 100 km ma 50 e 65…”
“I miei familiari capiscono perché sono tutti sportivi, per gli amici dipende, alcuni possono essere increduli ed ammirati, altri mi consigliano di smettere data l’età.”
“ALCUNI AMICI DIMOSTRANO MOLTA STIMA E AMMIRAZIONE, I FAMILIARI ASSOLUTAMENTE NO, DIMOSTRANO INDIFFERENZA SE NON OPPOSIZIONE.”
Dalle risposte alla quattordicesima domanda emerge che per la maggior parte degli atleti i famigliari sono preoccupati per la loro salute, soprattutto per gli atleti con età più avanzata, inoltre lamentano il fatto che non sono mai presenti per i lunghi allenamenti e gli impegni per la partecipazione alle gare.
Inoltre molti atleti riportano un essere considerati matti da parte di famigliari ed amici ma tanti riportano anche di essere stirati ed ammirati dai propri amici.
Ma nonostante tutto, gli atleti ultramaratoneti seppur riconoscendo i propri limiti, le proprie difficoltà, continuano a rincorrere i loro sogni cercando di fare l’impossibile e spingersi sempre più in condizioni estreme per cercare di essere sempre al limite.

Matteo SIMONE
Psicologo, Psicoterapeuta
www.psicologiadellosport.net

venerdì 16 gennaio 2015

PSICOLOGIA : Trarre il massimo vantaggio da un lavoro di squadra

Il 23 marzo presso la Casa dell’Aviatore (Roma) via dell’Università n. 4, l’Associazione Italiana di Medicina Aereonautica e Spaziale (www.aimas.it, info@aimas.it, Fax: 06.99331577) organizza un convegno ECM gratuito per medici, psicologi ed infermieri, in collaborazione con il CESMA (Centro Studi Militari Aeronautici “Giulio Douhet”) sul tema: “Differenze di genere: basi scientifiche da considerare in contesti operativi”. Ci saranno tanti esperti del settore a confronto, ricercatori ed universitari che parleranno di quali siano le differenze tra uomini e donne, soprattutto dal punto di vista cognitivo e del perché siano importanti e non vadano minimizzate per poter trarre il massimo vantaggio da un lavoro di squadra soprattutto in ambiente operativo.
Gli aspetti principali che spingono ad intrattenere relazioni con l’altro possono essere l’attrazione per l’aspetto sessuale e quindi un interesse a conoscere e corteggiare per cercare di instaurare una relazione dove ci sia un incontro anche dal punto di vista sensuale, erotico e  sessuale. Ma non solo, la motivazione può essere data nel dare e ricevere semplici attenzioni, nel prendersi cura dell’altro, nell’essere attento all’altro come modo di scambiarsi piccoli aiuti reciproci e sentire, sperimentare la presenza dell’altro e la presenza di se stessi per l’altro.
A volte le relazioni giungono ad un termine per diversi motivi, si esaurisce la spinta propulsiva verso l’altro, si conosce dell’altro aspetti che non si condividono, che non si riesce ad accettare, oppure si ha voglia di cambiamento. Può capitare che l’altro diventi soffocante, pressante, limitante, la relazione diventa troppo legame stretto ed invadente.
A volte si investe troppo nell’altro, l’altro diventa un faro, un punto di riferimento, un investimento esclusivo, senza l’altro non ci si sente più in vita, solo l’altro ti vede, vedi solo l’altro, l’altro fa tanto per te e tu fai tanto per l’altro, c’è una specie di perdersi nell’altro, ti senti nutrito giornalmente dall’altro, ti senti accudito giornalmente dall’altro. C’è solo l’altro e pensi che ci sarà per sempre.
Nel mondo del lavoro è essenziale la buona qualità delle relazioni tra collaboratori, la relazione può essere arricchente ed a volte risolutiva per entrambi, si arriva ad una sorta di completamento di competenze, ad uno scambio di pareri e richiesta di suggerimenti reciproci.
Può succedere che nelle relazioni ci siano incomprensioni, conflitti, periodi di difficoltà relazionali. In questo caso è importante, nel caso si ritenga la relazione fondamentale per il proseguo dell’efficace attività lavorativa o per il proseguo di un’amicizia di lunga durata o di una relazione affettiva, l’intervento di una figura professionale che aiuti ad individuare eventuali aspetti sommersi che inficiano la relazione o comunque può essere importante un lavoro sull’autoconsapevolezza, cioè su cosa la persona voglia per se stessa o per la relazione.


martedì 13 gennaio 2015

PSICOLOGIA : Se ci pensi scopri che ti droghi pure te

Oramai si pensa che non è tutto frutto di predisposizione personale, di impegno, allenamento, c’è sempre un sospetto doping, si dice agli amici scherzando: “ma ti sei dopato?”.
A volte è vero, anche gli amici si dopano, certo non te lo dicono, lo sanno che è vergognoso, non è leale, è da personalità fragile, è da falliti.
Interessante il testo del brano musicale dei Nobraino dal titolo “Endorfine” che illustra come in qualche modo tutti si dopano: “Si droga il tipo che fa le gare con la bicicletta
Si droga quello con la sigaretta e la slot machine
Si drogan tutti durante l’ora dell’aperitivo
Si droga il prete con tutto quel vino
Se ci pensi scopri che ti droghi pure te
Si droga quello per sopportare l’ansia ed il dolore
Si droga l’altro che vuole dormire, che male c’è?
Si droga il nonno da quando non gli tira più l’uccello
Si droga mamma per restare bella
Forse, non tutti sanno che durante gli sforzi fisici intensi e prolungati il cervello rilascia endorfine neurotrasmettitori con proprietà simili a quelle della morfina
I benessere che ne deriva è uno dei fattori che spinge molte persone ad allenamenti frequenti ed estenuanti
Ed il dottore si droga sempre prima di operare, si droga tutte le sante mattine con il caffè
Ma più di tutti sono drogati quel li innamorati che si strafanno di carezze e baci.” (1)
Si potrebbe pensare che il sospetto doping vi è ovunque e su chiunque, soprattutto dove si fanno imprese, dove si eccelle.
Ciò è successo anche in pratiche che sembrano immuni, quali le belle imprese in montagne a contatto con la natura, leggendo la rivista “LO SCARPONE” ho potuto leggere del primo caso di doping nello sci alpinismo, certo la tendenza sarebbe di nascondere, come tenersi un drogato in casa, per non essere giudicati per non mettere questo sport sotto le lenti di ingrandimento dei giudici, dell’opinione pubblica, ecco cosa si legge di questo caso sulla rivista “LO SCARPONE”: “Primo caso di doping conclamato nella storia degli sport alpinistici. Il sei volte campione del mondo francese di scialpinismo Patrick Blanc, 36 anni, è stato sorpreso nel dopogara alla Patrouille des Glaciers con tracce di eritropoietina - l’ormone che stimola la produzione dei globuli rossi - nelle urine.
L’UIAA ha quindi avviato un provvedimento disciplinare nei suoi confronti - squalifica per due anni dalle gare.’
Anche riguardo all’Himalaya, Reinhold Messner ha denunciato l’uso-abuso di medicinali che ha trasformato in farmacia ogni campo base degli Ottomila. (1)
     Per autoemotrasfusione (AET) (anche indicata con i termini: doping ematico, emodoping, eritrocitemia indotta) si intende il prelievo di sangue da un atleta e la successiva reinfusione nello stesso individuo di globuli rossi (più raramente di sangue intero) al fine di aumentare la capacità del sangue di trasportare ossigeno.
     Per molto tempo è stata utilizzata la emotrasfusione omologa, cioè la trasfusione di sangue compatibile con quello del soggetto ricevente, ma proveniente da un altro individuo. Tale tecnica è stata abbandonata perché dipendeva necessariamente dalla presenza di un donatore ed esponeva maggiormente ai rischi infettivi e di incompatibilità legati alla trasfusione. Gli sport nei quali è stata prevalentemente usata o sperimentata l’AET sono quelli di fondo, a prescindere dalla specialità (sci, maratona, ciclismo) essendo attività fisiche la cui pratica è resa possibile grazie a fonti energetiche di tipo ossidativo, che utilizzano, cioè, l’ossigeno del sangue.
     La necessità di ridurre al minimo le complicanze legate alla trasfusione di sangue e il notevole sviluppo delle tecniche di biologia molecolare e di ingegneria genetica hanno reso disponibile l’eritropoietina, un fattore di crescita di origine renale che regola la produzione dei globuli rossi.
     L’effetto collaterale più importante delle trasfusioni di sangue è il rischio di infezioni, che è stato ridotto dalla sostituzione della trasfusione omologa con l’AET ed eventualmente dall’uso dell’eritropoietina.
     Eritropoietina ricombinante. In seguito all’isolamento e alla purificazione dell’eritropoietina da urine umane nel 1977, è stato possibile negli anni Ottanta identificare il gene da cui dipende la sintesi di questo ormone ed ottenerne il prodotto mediante tecniche di ingegneria (eritropoietina ricombinante o epoietina).
     E’ prudente non sottovalutare i pericoli potenziali di questo farmaco, legati essenzialmente all’aumento dell’ematocrito e della viscosità del sangue: ipertensione, insufficienza cardiaca, ictus cerebrale, infarto miocardico.
     Secondo una indagine promossa nel 1988 dal CONI e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, il 7% degli atleti italiani ricorrerebbe a pratiche di AET. Queste percentuali si raddoppiavano se il doping veniva considerato come fatto occasionale.
     Grande scalpore suscitò nel 1985 la rivelazione del Comitato Olimpico Statunitense secondo cui 7 dei 24 membri della squadra olimpica ciclistica USA, tra cui 4 premiati, avevano ricevuto trasfusioni di sangue per migliorare le loro prestazioni nelle Olimpiadi di Los Angeles.
     Condannato dalla Commissione Medica del Comitato Internazionale Olimpico nel 1976, il ricorso alla AET è oggi ufficialmente vietato, insieme a quello dell’eritropoietina (3).
 A seguito di un controllo incrociato sangue-urine a sorpresa, effettuato su 50 atleti alla vigilia dei campionati del mondo di Edmonton 2001, tra i dieci casi sospetti – secondo la Iaaf – di ulteriori accertamenti, quello del trentaseienne Roberto Barbi, è risultato l’unico caso di positività ed il primo caso mondiale di EPO nell’atletica. In un intervista apparsa sulla Gazzetta dello Sport il 28 agosto 2001, Leonardo Ricci, il suo trainer, racconta di una conversazione in cui l’atleta ha confermato la sua colpevolezza, puntando il dito su uno sconosciuto che gli avrebbe offerto delle fiale durante il ritiro di St. Moriz (4).


(1)   Endorfine – Nobraino
(2)   LO SCARPONE, DICEMBRE 2008 – 25, p. 25.
(3)   Simone M., Doping. Il cancro dello sport., Edizioni FerrariSinibaldi, Milano, 2014, pp.69-73.
(4)   Simone M.,  Psicologia dello sport e dell'esercizio fisico. Dal benessere alla prestazione ottimale, Sogno Edizioni , Genova, 2013 , p. 127.


Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

martedì 9 dicembre 2014

PSICOLOGIA : Tecniche per fronteggiare situazioni di emergenza e trauma

Solo dopo la morte si è immuni  dallo stress
H. Selye

Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 13 giugno 2006 “Criteri di massima sugli interventi psico-sociali da attuare nelle catastrofi” (G.U. n. 200 del 29 agosto 2006)
Nel contesto degli interventi a sostegno delle vittime di eventi catastrofici è necessario prestare massima attenzione ai problemi di ordine psichiatrico-psicologico che possono manifestarsi sulle popolazioni colpite e sui loro soccorritori.
Essi possono palesarsi in fase acuta o evolvere in modo subdolo, con ripercussioni anche nel lungo periodo.
 E’ inoltre opportuno osservare che le catastrofi possono produrre sugli individui effetti di lunga durata e mettere a dura prova le capacità di reazione e di adattamento sia del singolo individuo che dell’intera comunità.
La Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 13 giugno 2006: “Criteri di massima sugli interventi psico-sociali da attuare nelle catastrofi” descrive:
L’equipe psicosociale per le emergenze.
E’ compito delle Regioni e delle Province Autonome disporre affinché si costituiscano equipe per il supporto psicosociale alla popolazione colpita da calamità.
I destinatari degli interventi
-      le vittime dirette;
-      i testimoni diretti;
-      i familiari delle vittime;
-      i soccorritori, volontari e professionisti, che abbiano prestato il proprio aiuto alle vittime e ai sopravvissuti.
In una emergenza, lo psicologo:è presente; si rende visibile; incontra l’altro; è disponibile all’ascolto empatico; si adatta al contesto e al setting; promuove il lavoro di rete.
Importante è per la persona in difficoltà: attenzione, disponibilità, accoglienza, riconoscimento, normalizzare, rassicurare .
 Lo psicologo si avvicina alla persona in difficoltà in punta di piedi, mostra la propria disponibilità all’ascolto empatico, si parla di empatia come qualcosa che serve a comprendere l’altro, a mettersi nei panni dell’altro, per capire il suo stato, la sua situazione, la sua sofferenza, il suo vissuto.
Tra lo psicologo e la persona si crea uno spazio protetto, si condivide uno spazio ed un tempo esclusivo, riservato a loro due, devono trovare una distanza che sia ottimale per entrambi e abitare questa distanza per il tempo stabilito o necessario, questo permette alla persona di fidarsi, affidarsi, sperimentarsi, parlare delle proprie sensazioni, emozioni.
Tecniche di intervento per fronteggiare situazioni di emergenza e per il trattamento successivo del trauma.
Il flusso di luce, il Defusing, il Debriefing, l'E.M.D.R. (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), il posto sicuro interiore, Tecniche di rilassamento, l’umorismo.

IL FLUSSO DI LUCE.
La tecnica del flusso di luce è molto utile per attivare il guaritore interiore.
“Esplori il suo corpo partendo dalla testa per arrivare ai suoi piedi e noti le sensazioni spiacevoli o tensioni nel corpo”
“Immagini ora un flusso di luce colorata. Del colore che le piacerebbe”“Del colore che il suo corpo ha bisogno per guarire oggi”
“Lasci che la luce lenitiva e guaritrice entri sempre di più nel suo corpo fino a giungere alla parte del corpo che sente più debole e in quel punto immagini di intensificare sempre di più questa luce colorata e benefica.”
“Continui a far fluire la luce dalla testa al collo e alle spalle. Lungo il torace e giù lungo le braccia sino alla punta delle dita. Lasci che la luce guaritrice e lenitiva scorra attraverso il busto fino alle gambe e fuori attraverso i piedi. Lasci che la luce scorra in ogni parte del suo corpo.
Contemporaneamente mentre ciò avviene noti cosa succede e poi immagini di dire a se stesso le parole che avrebbe più bisogno di sentire ora”.
DEFUSING
Intervento breve (20-40 minuti) che viene organizzato per le persone (6-8) che hanno vissuto una circostanza particolarmente disturbante/traumatica. viene utilizzata a “caldo” e cioè subito dopo l’evento si fa parlare il gruppo dell'esperienza traumatica vissuta.
Obiettivo diminuire la tensione e lo stress traumatico attraverso la condivisione verbale dell'esperienza;ridurre il senso di isolamento, attraverso l’appartenenza al gruppo che ha subito il trauma; aiutare il gruppo a ritornare alla normalità fornendo soluzioni a breve termine.
DEBRIEFING o CISD - Critical Incident Stress Debriefing
E’ un intervento più sistematico e strutturato per aiutare i superstiti e i soccorritori a dare un senso alle loro esperienze e prevenire lo sviluppo di problemi.
Lo scopo è comprendere e gestire emozioni intense, identificare strategie di fronteggiamento efficaci e ricevere sostegno.
Il termine debriefing era utilizzato in particolare nell’aviazione.
Prima di partire per la missione di guerra, infatti, gli equipaggi degli aerei da combattimento, erano convocati, in una riunione detta briefing, per prendere atto della natura del loro incarico ufficiale (obiettivo, mezzi messi a disposizione, orario, svolgimento previsto etc.)
Al rientro in sede, erano nuovamente convocati per una riunione detta di debriefing, per commentare la riuscita della missione e quali erano stati gli inconvenienti, tecnici e procedurali riscontrati e contare le perdite subite. Insomma fare un bilancio della situazione.
E’ da considerare una tecnica di pronto soccorso emotivo “a freddo” (24-76 ore dopo l’evento)
dura circa 2-3 ore, può coinvolgere fino a 15-20 persone offre alle vittime di un trauma la possibilità di: esternare e confrontare con altri pensieri, ricordi, emozioni, in modo da comprenderli e normalizzarli; ridurne l’impatto emotivo e contenerne le reazioni;
combattere le convinzioni erronee; favorire il recupero della funzionalità delle persone e del gruppo.
L’EYE MOVEMENT DESENSITIZATION AND REPROCESSING (EMDR)
Nasce con la psicologa nel 1987 con la psicologa Francine Shapiro che applicò su di sé delle stimolazioni bilaterali oculari e fece studi sul disturbo da stress post-traumatico (PTSD) su reduci dal Vietnam e vittime di abusi ottenendo risultati positivi in entrambi i casi a seguito dell’applicazione dell’EMDR.
L’EMDR si focalizza sulla risoluzione delle problematiche, conflitti, disagi attuali considerando che
ciò che accade ora deriva dalle informazioni, ricordi del passato, antichi che sono stati congelati nella memoria Dal lavoro con l’EMDR, i ricordi, le informazioni, vengono rielaborate dal paziente con l’aiuto di appropriate stimolazioni bilaterali e si passa ad un lavoro sul futuro.
L’obiettivo dell’EMDR è di riprendere l’informazione, l’immagine, il ricordo originale e permettere al paziente di rielaborarlo in modo che l’informazione congelata diventi adattiva nel presente.
L’EMDR agisce sulle difficoltà del presente andando all’origine, nel passato ed operando nel futuro.
POSTO SICURO
Esercizio di visualizzazione per trasportare la persona da una situazione stressante in un luogo di pace e tranquillità.
Respirazione
 La velocità di respirazione influenza la mente
Gli effetti di una riduzione della velocità di respirazione non si limitano solo al corpo, ma si estendono alla mente e alle emozioni.
Una respirazione lenta, tranquilla, porta compostezza e un naturale sollievo dalle alterazioni emotive.
Controllando e regolando la respirazione, si ottiene un controllo completo su se stessi, riuscendo a rimanere mentalmente tranquilli anche di fronte alle emozioni. (HIRAI T., Curarsi con la meditazione zen).
Rilassamento muscolare progressivo (Jacobson)
Edmund Jacobson (anni ’30) elaborò un metodo semplice ed efficace che, agendo sui muscoli mirava a riportare la mente in uno stato di calma.
Vari gruppi di muscoli vengono progressivamente presi in considerazione contratti e rilassati in modo da provocare un abbassamento della tensione all’interno del corpo.
L’umorismo
Il  riso permette un’aggressione senza aggressività
Umorismo: l’arte di sfiorare senza insistere. (Vladimir Jankélévitch)
Se vengo aggredito da altre persone o dagli eventi, oltre alla fuga, mi rimangono tre possibilità:
a) rispondere, attaccando a mia volta: il che non sarebbe male, perché tengo testa all’aggressione, ma ci sarebbe il rischio di far andare avanti lo scontro all’infinito e di uscirne malconcio;
b) Comportamenti come se non fosse accaduto nulla: questo può anche porre fine allo scontro, ma il rovescio della medaglia è la possibilità che l’aggressore continui e io ne esca ancora più malconcio;
c) Non cedere terreno, facendo il possibile per schivare i “colpi” dell’agggressore, e adattarmi al gioco impostato dall’altro mettendo le cose in ridere.
In fin dei conti, dobbiamo tener presente che il più delle volte la causa dello stress non è un fatto particolare, ma è come noi lo giudichiamo e lo affrontiamo;
l’aveva intuito il filosofo Epitteto duemila anni fa: “Gli uomini sono disturbati non dalle cose, ma da come essi le vedono”;
più recentemente, il padre delle moderne ricerche sullo stress, Hans Selye, riprendeva: “Lo stress non dipende tanto da ciò che ci accade, quanto dal modo in cui noi lo interpretiamo.”
Noi, quindi, possiamo controllare le nostre interpretazioni dei fatti col senso dell’umorismo. Grazie a esso, sdrammatizziamo il confronto, disarmiamo l’aggressore e volgiamo la situazione da temibile in divertente.  (Mario Farnè, Guarir da ridere La psico-biologia della battuta di spirito).

Bibliografia
Farnè M., Guarir da ridere La psico-biologia della battuta  di spirito, Bollati boringhieri,  Torino, 1995.
HIRAI T., Curarsi con la meditazione zen, Red Edizioni Milano, 2007.
Hart William, LA MEDITAZIONE VIPASSANA come insegnata da S.N. Goenka Un’arte di vivere, Edizioni ARTESTAMPA, 2011, Modena.
Kabat-Zinn J., Dovunque tu vada ci sei già, in cammino verso la consapevolezza, TEA Pratica,  Milano, 2013.
Simone M., Psicologia dello sport e non solo, Aracne editrice, Roma, 2011.
-  Psicologia dello sport e dell’esercizio fisico. Dal benessere alla prestazione ottimale, Sogno Edizioni, Genova, 2013.
-  O.R.A. Obiettivi, Risorse, Autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport, Edizioni ARAS, Fano, 2013.
-  Sviluppare la Resilienza Per affrontare crisi, traumi,sconfitte nella vita e nello sport. MJM, Meda (MI), 2014.


martedì 28 ottobre 2014

PSICOLOGIA : Il potere della nostra immaginazione può dirsi pressoché infinito

V. Gallese, uno degli scopritori dei neuroni a specchio, descrive l’importanza dell’immaginazione come una sorta di simulazione mentale: “In quanto esseri umani, abbiamo la facoltà di immaginare mondi che possiamo avere o non avere visto prima, immaginare di fare cose che possiamo avere o non avere compiuto prima. Il potere della nostra immaginazione può dirsi  pressoché infinito.
L’immaginazione visiva condivide con la reale percezione diverse caratteristiche. Ad esempio, il tempo impiegato per scrutare attivamente con gli occhi una scena visiva coincide con quello impiegato per limitarsi ad immaginarla. Una serie di studi di brain imaging hanno dimostrato che quando immaginiamo una scena visiva attiviamo regioni del nostro cervello che sono normalmente attive durante la reale percezione della stessa scena.
Come nel caso dell’immaginazione visiva, anche l’immaginazione motoria condivide diverse caratteristiche con la propria controparte ‘attiva’ nel mondo reale. La simulazione mentale di un esercizio fisico, ad esempio, induce un incremento della forza muscolare che è paragonabile a quello ottenuto col reale esercizio fisico. Quando immaginiamo di compiere una data azione, vari parametri fisiologici corporei si comportano come se noi stessimo effettivamente eseguendo quella stessa azione. La frequenza cardiaca e respiratoria aumentano durante l’immaginazione di compiere esercizi motori. Tali aumenti inoltre, così come accade nel reale esercizio fisico, crescono linearmente col crescere dello sforzo immaginato.” (1)
Lo psicoterapeuta Frederick (Fritz) Perls, descrive come l’attività mentale sembra agire come risparmiatrice di tempo, energia e lavoro per l’individuo: “Quando medito su un problema, cercando di determinare quale corso d’azione seguirò in una data situazione, è come se facessi due cose molto reali. In primo luogo, ho una conversazione circa il mio problema: in realtà potrei avere questa conversazione con un amico. In secondo luogo, riproduco con l’occhio della mente la situazione in cui mi porrà la mia decisione. Anticipo nella fantasia ciò che accadrà nella realtà, e sebbene la corrispondenza tra la mia previsione fantasticata e la situazione reale possa essere non assoluta, così come non è assoluta la corrispondenza tra l’albero della mia mente e l’albero del mio giardino, così come è solo approssimativa la corrispondenza tra la parola ‘albero’ e l’oggetto albero, è tuttavia sufficiente perché io possa basare le mie azioni su di essa.” (2)
Nel campo dello sport, da diversi anni gli atleti utilizzano le visualizzazzioni quale tecnica di allenamento mentale per il raggiungimento della performance. Riporto una testimonianza di un nuotatore olimpico di successo: “Ho iniziato a visualizzare nel 1978. La mia visualizzazione è stata perfezionata sempre di più col passare degli anni. Questo è ciò che veramente mi ha dato il record del mondo e le medaglie olimpiche. Mi vedo nuotare in gara prima della gara reale ..... Circa 15 minuti prima della gara ho sempre visualizzato la gara nella mia mente e "vedo" come andrà. Vedo dove sono tutti gli altri, e poi mi concentro su di me. Non mi preoccupa nessun altro. Penso alla mia propria gara e a nient’altro .... Stai realmente nuotando la gara. Nella mia mente ... mi sento in acqua. "(3)
Per quanto riguarda il rilassamento, è possibile utilizzare una tecnica  nota come “posto sicuro” e comporta la visualizzazione di una posizione reale o immaginaria che porta forti associazioni di relax. E’ un esercizio di visualizzazione per trasportare la persona da una situazione stressante in un luogo di pace e tranquillità: “chiudi gli occhi e respira profondamente; concentrati sul tuo respiro ed ascolta i battiti del cuore, in pochi secondi, immaginerai il tuo luogo preferito di relax: un fiume, una spiaggia, un prato; ora immagina di vedere il tuo posto sicuro da un balcone e vi è una scalinata di 10 gradini; ora inizia a scendere le scale e a ogni gradino diventi sempre più calmo, più rilassato; ogni gradino ti porta sempre più in profondità nel tuo meraviglioso luogo di relax e man mano che si scendono lentamente le scale riscontri un senso sempre più profondo di rilassamento in tutto il corpo; nel tuo luogo di relax, prenditi il tempo di immergerti nei panorami intorno a te, senti gli odori ed ascolta i suoni della musica preferita in sottofondo; sentiti sprofondare in uno stato sempre più profondo di rilassamento; mentre sei rilassato, regalati alcuni suggerimenti positivi e benefici, ad esempio, per aumentare la fiducia in te stesso, raggiungendo prestazioni di picco, o padronanza di una competenza specifica dello sport”.
 Anche BOLT, il recordman dell’atletica, ha il suo posto sicuro: “Ancor oggi il posto più tranquillo che posso immaginare è la veranda di casa a Coxeath”.
Attraverso la visualizzazione possiamo visualizzare il nostro posto sicuro dove possiamo rifugiarci all’occorrenza. Possiamo fare un viaggio immaginativo alla ricerca di nuove risorse che ci occorrono.

(1)     Gallese V., La molteplice natura delle relazioni interpersonali: la ricerca di un comune meccanismo neurofisiologico, Networks, 2003, 1, p. 34.
(2)     Perls F., L’approccio della gestalt, Astrolabio, Roma, 1977,  p. 24.
(3)     Orlick T., Partington J., Mental Links to Excellence, The Sport Psychologist, 1988, 2, pp. 105-130.
(4)     Gazzetta dello sport, 20.07..2012, p. 29..


Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

lunedì 20 ottobre 2014

PSICOLOGIA : E’ importante fermarsi, “Il successo è una serie di piccole vittorie."

A volte, se si guarda l' intero compito di fronte a voi, può sembrare impossibile. E’ importante raggiungere gli obiettivi passo dopo passo e conseguire piccole vittorie. La fiducia, in questo modo cresce a valanga .
E’ importante rimarcare ogni vittoria.
Parlare del successo con la propria squadra è importante ed anche fare una nota mentale di quello che si è raggiunto. Questo vale per qualsiasi successo personale o di gruppo. E’ importante fermarsi, fare un respiro profondo e guardare indietro da dove siete partiti e dove siete oggi, in questo momento. Sarete pronti per la prossima sfida.” (1)
Bisogna situarsi nelle tre vie: passato, presente e futuro e, dando precedenza al presente, spostarsi con cautela, un po per volt,a verso il futuro osservando se la via é giusta. Ogni tanto tornare al passato recuperando buone sensazioni senza farsi prendere troppo dagli eventi negativi. E' come partire con il pallone guardando la porta e ricordando che si é già stato in grado di segnare. Tutto ciò avvalendosi anche dei compagni di viaggio e degli esperti.
E’ importante fare le cose ascoltandosi ed osservandosi con attenzione ad iniziare dal respiro, dalle sensazioni corporee, una sorta di automonitoraggio per valutare momento per momento se quello che si sta facendo è in linea con il proprio desiderio, il proprio bisogno. E’ un contattare le proprie sensazioni in cerca del meglio per sé e considerando gli obiettivi che si vogliono perseguire con piacere, passione, motivazione, impegno.
E’ importante considerare che se ci sono impedimenti nel raggiungimento dei propri obiettivi si può fare qualcosa per far meglio, per migliorare il percorso senza demotivarsi o arrabbiarsi. Certo non è facile se si ha un carrattere iroso o si tende alla perfezione o si ha fretta, subito ed a ogni costo. Richiede tempo cambiare nel carattere e ci vuole un approccio più meditativo, di attesa, di attenzione, di rispetto dei tempi, di se stessi e degli altri.
Ci sono attività che aiutano in questa presa di coscienza emotiva, fisica, corporea e mentale, quali le passeggiate, le camminate, la corsa lenta, la meditazione, sono attività che aiutano a rinforzare la mente ed anche a preparare il fisico.
Sarebbe necessario avvicinare, frequentare persone, maestri che ti possono indicare una strada, un percorso da seguire, che include autoconsapevolezza, calma, meditazione, attesa, preparazione, senza richiedere tutto e subito.
Il percorso è duro ma come tutte le cose che si vogliono raggiungere, ci vuole impegno, determinazione, costanza e resilienza, ogni volta che capita che si devia dal percorso non bisogna preoccuparsi, succede, è importante riprendere la strada giusta.
Te stesso è il primo compagno di viaggio, inizia a fidarti sempre più di te stesso, inoltre ti puoi fidare di persone che ti possano fare da allenatore interno, che ti possano aiutare anche senza la loro presenza ma puoi richiamarli alla tua memoria al momento opportuno, immaginando che ti dia un suggerimento, una pacca sulla spalla, un incoraggiamento. Questi allenatori interni possono essere anche persone decedute o personaggi dei fumetti, un nonno, un eroe.
Altri compagni di viaggio possono essere persone carismatiche che ti trasmettono fiducia, voglia di vivere, di andare avanti e, naturalmente, fai posto anche ad amici intimi, famigliari, ed esperti nell'affrontare la vita e le difficoltà.
Puoi far leva sull'autoefficacia e le tue risorse personali valutando quello che sei riuscito a fare da solo nella tua vita e come. Fai leva su cose positive che hai già sperimentato e considera che se sei stato capace di farlo una volta è possibile ripeterlo.
Se pensi al passato per quello che poteva essere per le occasioni perdute, ecc., questo è una forma di evasione dalla vita di ora, é codardia. Meglio pensare a quello che puoi fare ora per star bene senza per forza cercare sfide impossibili che il fisico e le possibilità di ora non possono reggere.
È importante partire ora con i propri mezzi e le tante risorse disponibili per costruire un futuro di benessere. So che non é facile, bisognerebbe immaginare il passato vissuto male come una zavorra da liberarsene gradualmente ed il passato vissuto bene come energia utile a disposizione.
Per ora questo è quello che mi sento di dire, non so se sono riuscito a trasmettere qualcosa di positivo, o di interessante, comunque sono a disposizione per approfondimenti, augurando una buona strada.

(1)            Easy jet traveller, settembre 2014, N. 153, pp. 98-99.


lunedì 6 ottobre 2014

SPORT E PSICOLOGIA : La motivazione nello sport. Dr. Matteo SIMONE

Motivi dominanti che si trovano alla base della scelta di praticare una disciplina sportiva:
- il divertimento;
- il desiderio di stare con gli amici o di farsene di nuovi (l’affiliazione);
-  l’acquisizione e il miglioramento delle abilità sportive (competenza);
-  l’affrontare situazioni eccitanti per tentare di superarle (attivazione);
-  il mantenimento della forma fisica;
Affiliazione, cioè la necessità per l’individuo di stabilire relazioni interpersonali con i suoi simili.
La socializzazione non è prerogativa degli sport di squadra perché anche negli sport individuali ci sono allenamenti di gruppo, trasferte e occasioni di scambi in compagnia.
Incanalare le proprie energie e sfogare eventuali tensioni.
Volontà di raggiungere il successo acquisendo così prestigio, status sociale via via più elevato e rinforzi estrinseci.
MOTIVAZIONE INTRINSECA
Si compie un’azione perché motivati dal piacere che procura l’attività in cui si è impegnati.
Spinta interiore che sostiene il desiderio di fare bene e l’impegno in un’attività dalla quale si trae soddisfazione per ciò che si fa e per come lo si fa.
MOTIVAZIONE ESTRINSECA
In questo caso il comportamento sembrerebbe maggiormente mosso dal bisogno di raggiungere una approvazione esterna piuttosto che verso la soddisfazione di un bisogno individuale.
Atleti motivati intrinsecamente:
L’atleta sarà più concentrato rispetto ai suoi compagni sia sui suoi obiettivi che su quelli della squadra, non ci sarà bisogno di uno stimolo continuo da parte dell’allenatore, ciò che fa è il modo per appagare un suo bisogno.
Lo sport in questo caso può essere visto come il modo per sentirsi realizzato raggiungendo una meta importante per se stessi ponendosi continuamente nuovi limiti e superandoli per arrivare al più alto grado di eccellenza.
La forza di questo tipo di motivazione è tale che si può ipotizzare una maggiore facilità di gestione delle difficoltà, di eventuali infortuni ed incomprensioni con l’allenatore o compagni.
Queste saranno considerate solo come piccoli e temporanei ostacoli da aggirare nel tempo più breve possibile e comunque non distoglieranno l’atleta dal portare a termine il suo compito.
Atleti motivati estrinsecamente:
All’estremo opposto del continuum troviamo invece gli atleti estrinsecamente motivati.
In questo caso l’individuo ha bisogno di continui rinforzi, positivi o negativi, da parte di altre persone per portare avanti la sua attività.
La motivazione può venire dal di fuori, come la motivazione per vincere medaglie, ricevere ricompense finanziarie, e attirare l'attenzione dei media.
Questi rinforzi possono essere di natura materiale o psicologica e sono chiamati appunto ricompense estrinseche.
Equilibrio motivazione intrinseca ed estrinseca per il successo.
Gli atleti che hanno i migliori risultati motivazionale come ad esempio:
-      la persistenza;
-      un atteggiamento positivo;
-      la concentrazione inflessibile;
-      tendono ad essere sia estrinsecamente ed intrinsecamente motivato.
Gli atleti che sono prevalentemente estrinsecamente motivati ​​tendono a scoraggiarsi quando sperimentano un calo di forma.
Gli atleti che sono prevalentemente intrinsecamente motivati ​​spesso non hanno la spinta competitiva per diventare campioni. Essi tendono a godere di padroneggiare i compiti che compongono la loro disciplina scelta, ma non hanno una forte vena competitiva nella loro personalità.
Gli allenatori devono essere consapevoli che la promozione delle motivazioni intrinseche realizza i migliori risultati psicologici per i bambini.
Molti genitori sono responsabili del fatto che i loro figli abbandonano prematuramente lo sport per tale enfasi sulla conquista della vittoria a discapito della partecipazione come solo divertimento.
Allenatori e genitori devono lavorare insieme per creare un clima positivo motivazionale per i giovani atleti.
Il clima motivazionale può essere orientato alla prestazione, il che significa incentrato sul confronto sociale e vincente o padronanza oriented, il che significa concentrarsi su obiettivi di auto-referenza e sentimenti di competenza. Quest'ultimo tipo di clima è di gran lunga migliore per i giovani atleti.
Hanno bisogno di tempo per padroneggiare appieno le tecniche applicate nel loro sport, senza la pressione di vincere.
Importante lezione per i bambini è imparare che lo sport è essenzialmente un'attività divertente .
E’ molto più importante avere un’alta motivazione intrinseca che un alto contenuto di motivazione estrinseca.
La motivazione estrinseca è efficace solo quando la motivazione intrinseca è elevata.
Essere determinati esclusivamente da motivazioni estrinseche non è psicologicamente sano, perché la mancanza di ricompense intrinseche può portare a smettere. La motivazione intrinseca ti aiuta a superare le zone asciutte nella tua carriera e mantiene l'accento sul divertimento.
ENFASI SULLA PRESTAZIONE, NON SUL RISULTATO
L’aspettativa della vittoria non è una cosa negativa, purchè non sia l’unico obiettivo.
La tennista Kvitova: “Ero concentrata solo sul punto successivo, sul mio gioco, non sulla finale, sulla vittoria.”
La tennista Sharapova: “ La sconfitta fa male, lei ha giocato in maniera incredibile. Comunque è stato importante tornare in finale, dopo alcuni anni difficili mi sto ritrovando, sono ancora più determinata a rivincere un grande torneo.”
Se gioco solo per vincere sarò terrorizzato dalla paura di perdere (da qui l’ansia da prestazione) e non riuscirò a giocare al pieno delle mie potenzialità. L’esempio classico sono tutti quei ragazzi che rendono meglio in allenamento che in gara.
Alcuni consigli utili:
-      Non attribuire troppa importanza ai risultati (da parte di genitori, allenatori, dirigenti);
-      Prestare attenzione all’impegno, ai miglioramenti con sé stesso e non fare paragoni con gli altri.
Ogni atleta desidera essere rinforzato per la qualità della sua prestazione più che per la vittoria. Talvolta, invece, l'allenatore è più preoccupato a vincere o a non perdere piuttosto che essere interessato alla prestazione dei suoi atleti.
Esiste una relazione negativa tra la motivazione intrinseca e l’orientamento al sé.
Gli atleti orientati al sé considerano l’attività sportiva solo come un mezzo per dimostrare la loro superiorità sugli avversari.


Dr. Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR