Nonostante alcuni assessori di questa giunta avessero dichiarato più volte, in vari consigli comunali, di voler evitare ogni possibile tipo di contenzioso per il nostro comune, dobbiamo “purtroppo” rilevare come non si sia stati capaci di passare dalle parole ai fatti. Tant’è che il comune di margherita di Savoia, insieme all’ Autorità di bacino, è stato oggetto di ricorso al Tar da parte dell’impresa Lalli per un risarcimento danni di ben 600.000€
Il motivo è l’immobilismo dell’amministrazione comunale in merito alla nuova perimetrazione del P.A.I.(piano d’assetto idrogeologico) che l’attuale amministrazione non ha ancora acquisito e per la quale tantomeno ha presentato le pur richieste deduzioni. Questo avrebbe comportato un ritardo nei progetti del suddetto imprenditore e conseguenti danni economici per cui ora chiede un ingente risarcimento.
A questo punto sorge spontanea la domanda sul perché questa amministrazione da 10 mesi a questa parte non abbia provveduto ai necessari adempimenti per evitare questo ulteriore contenzioso, oltretutto di notevole entità. Sicuramente nel ritardo ha influito il fatto che negli ultimi 5 mesi è stata occupata nella propria verifica interna. Una verifica che ancora oggi stenta a concludersi, ed “ovviamente” quando c’è da spartirsi delle poltrone il resto passa in secondo piano.
Ma non è tutto! Il ritardo, o meglio, l’inattività del comune crediamo sia in realtà dovuta più che altro, alle discusse opere di mitigazione poste in essere per la messa in sicurezza delle insule di proprietà proprio del Dott. Lalli. Infatti, nonostante i vari collaudi e prove tecniche condotte da più parti, si percepiscono nell’ambiente forti dubbi sulla reale efficacia e sull’idoneità di queste opere e sulle eventuali ripercussioni (dannose?) che si potrebbero avere sulle terre confinanti. Appare altrimenti inspiegabile come politici e (ex)tecnici del nostro comune, che hanno agito in un primo momento con grande solerzia per far si che le suddette opere venissero realizzate e dichiarate idonee ora, che il più è fatto, quasi pare non vogliano assumersi la responsabilità dell’ultima goccia nel vaso: il rilascio dei permessi a costruire. “Quasi a sperare” che sia qualcun altro a farlo: magari chissà, un commissario ad acta nominato appositamente dal TAR, che formalmente possa liberare tutti da responsabilità.
A sostegno di questa ipotesi vi mostriamo le foto del famoso argine che dovrebbe arrestare l’esondazione dell’Ofanto mettendo in sicurezza i territori da questo delimitati.
A riguardo ricordiamo poi come il nostro comune avesse commissionato uno studio più approfondito sullo stato idrogeologico della zona, niente di meno che ad un geologo del Ministero dell’Ambiente. Un incarico costato alle casse del comune ben 20’000€, uno studio che “guarda caso” omette ogni possibile riferimento alle tanto discusse opere di mitigazione e che oltretutto descrive uno scenario ben più pericoloso di quello prospettato dallo studio dell’autorità di bacino, indicando come zone ad alto rischio idrogeologico, sulle quali dunque sarebbe poi impossibile costruire, quartieri che la nuova riperimetrazione del P.A.I. andava invece a sbloccare dal punto di vista edilizio. Sarà per questo che il sindaco dopo aver tanto pubblicizzato l’assegnazione dell’incarico ad un prestigioso geologo non ha altrettanto pubblicizzato gli esiti di questo studio? Avrà forse influito su questo silenzio il sicuro disappunto di quei proprietari che dall’esito di questo studio potrebbero vedere le loro proprietà nuovamente sottoposte a vincolo idrogeologico? E infine, ci chiediamo se in considerazione di quanto detto l’autorità di bacino ne abbia preso visione, o meglio sia stata messa in condizione di prenderne visione.
Ad ogni modo lasciamo ai cittadini margheritani la possibilità di trarre le proprie conclusioni in merito, supportati dalle eloquenti foto pubblicate.
Il motivo è l’immobilismo dell’amministrazione comunale in merito alla nuova perimetrazione del P.A.I.(piano d’assetto idrogeologico) che l’attuale amministrazione non ha ancora acquisito e per la quale tantomeno ha presentato le pur richieste deduzioni. Questo avrebbe comportato un ritardo nei progetti del suddetto imprenditore e conseguenti danni economici per cui ora chiede un ingente risarcimento.
A questo punto sorge spontanea la domanda sul perché questa amministrazione da 10 mesi a questa parte non abbia provveduto ai necessari adempimenti per evitare questo ulteriore contenzioso, oltretutto di notevole entità. Sicuramente nel ritardo ha influito il fatto che negli ultimi 5 mesi è stata occupata nella propria verifica interna. Una verifica che ancora oggi stenta a concludersi, ed “ovviamente” quando c’è da spartirsi delle poltrone il resto passa in secondo piano.
Ma non è tutto! Il ritardo, o meglio, l’inattività del comune crediamo sia in realtà dovuta più che altro, alle discusse opere di mitigazione poste in essere per la messa in sicurezza delle insule di proprietà proprio del Dott. Lalli. Infatti, nonostante i vari collaudi e prove tecniche condotte da più parti, si percepiscono nell’ambiente forti dubbi sulla reale efficacia e sull’idoneità di queste opere e sulle eventuali ripercussioni (dannose?) che si potrebbero avere sulle terre confinanti. Appare altrimenti inspiegabile come politici e (ex)tecnici del nostro comune, che hanno agito in un primo momento con grande solerzia per far si che le suddette opere venissero realizzate e dichiarate idonee ora, che il più è fatto, quasi pare non vogliano assumersi la responsabilità dell’ultima goccia nel vaso: il rilascio dei permessi a costruire. “Quasi a sperare” che sia qualcun altro a farlo: magari chissà, un commissario ad acta nominato appositamente dal TAR, che formalmente possa liberare tutti da responsabilità.
A sostegno di questa ipotesi vi mostriamo le foto del famoso argine che dovrebbe arrestare l’esondazione dell’Ofanto mettendo in sicurezza i territori da questo delimitati.
A riguardo ricordiamo poi come il nostro comune avesse commissionato uno studio più approfondito sullo stato idrogeologico della zona, niente di meno che ad un geologo del Ministero dell’Ambiente. Un incarico costato alle casse del comune ben 20’000€, uno studio che “guarda caso” omette ogni possibile riferimento alle tanto discusse opere di mitigazione e che oltretutto descrive uno scenario ben più pericoloso di quello prospettato dallo studio dell’autorità di bacino, indicando come zone ad alto rischio idrogeologico, sulle quali dunque sarebbe poi impossibile costruire, quartieri che la nuova riperimetrazione del P.A.I. andava invece a sbloccare dal punto di vista edilizio. Sarà per questo che il sindaco dopo aver tanto pubblicizzato l’assegnazione dell’incarico ad un prestigioso geologo non ha altrettanto pubblicizzato gli esiti di questo studio? Avrà forse influito su questo silenzio il sicuro disappunto di quei proprietari che dall’esito di questo studio potrebbero vedere le loro proprietà nuovamente sottoposte a vincolo idrogeologico? E infine, ci chiediamo se in considerazione di quanto detto l’autorità di bacino ne abbia preso visione, o meglio sia stata messa in condizione di prenderne visione.
Ad ogni modo lasciamo ai cittadini margheritani la possibilità di trarre le proprie conclusioni in merito, supportati dalle eloquenti foto pubblicate.

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