Ci voleva la magistratura per destare la politica barlettana. Ci volevano i casi di San Marco in Lamis e Bisceglie per far accendere i riflettori sull'ennesima violazione che l'amministrazione Maffei e la sua opposizione perpetuano da oltre 7 mesi.
Questo, è evidente, perché, come dichiarato dal consigliere regionale Franco Pastore, 'la politica è sconfitta'. La legalità anche, aggiungerei.
Ricordo quando ad ottobre, proprio su iniziativa di Pastore e del suo partito, il Partito Socialista Italiano, ho partecipato all'incontro: 'Donne, politica e lavoro: quale futuro'.
Magda Terrevoli, presidente commissione regionale della Puglia Pari opportunità, non perse l'occasione per ricordare ai presenti l'illegittimità dell'assenza di donne nelle giunte. Ergo, l'essere 'out law' dell'amministrazione di centrosinistra di Barletta. Eppure, nulla si mosse. Probabilmente il Consigliere regionale era fuori dalla sala, magari a rilasciare interviste. Poco male, in sala erano presenti altri rappresentanti del PSI nostrano, che avrebbero potuto, o meglio dovuto, dare un senso alle parole delle loro ospiti. Ed invece, silenzio.
A tre mesi di distanza, grazie alla risonanza mediatica che i casi pugliesi hanno dato ad una pratica che risulta in evidente contrasto con le norme sulle pari opportunità, si fanno avanti i paladini della giustizia.
Ma la legge non ammette ignoranza. Non si pretende certo che chi ci governa legga la Costituzione (auspicabile!) ma almeno il Regolamento del Comune di Barletta (del resto Franco Pastore, già consigliere comunale a Barletta, è ora presidente del Consiglio Comunale)!
Difatti siamo in presenza non solo della violazione dell'art. 3, che dichiara l'uguaglianza formale e sostanziale anche di genere, e dell'art. 51 'Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini' del testo costituzionale della Repubblica Italiana, ma anche del nostro Statuto Comunale che all'art. 36 Pari opportunità recita: 'Nelle nomine e designazioni di rappresentanti del Comune presso Enti, istituzioni ed aziende a partecipazione comunale, oltre che nella Giunta e negli organi collegiali, deve essere favorita complessivamente la presenza di ambo i sessi'.
Diffidate, dunque, da tali testimonianze a difesa del Diritto e della legalità. Diffidate da chi dichiara ma non agisce. Siamo in attesa di una nuova giunta, definitiva, da 5 mesi. Da più parti ci sono stati ultimatum mai portati alle estreme conseguenze.
A Pastore e al Sindaco Maffei, che si è dichiarato d'accordo con lui arrivando addirittura a sottolineare che 'la presenza delle donne in giunta è una cosa che peraltro avevo indicato tra i criteri e auspicato nelle risposte per la composizione della Giunta all'indomani delle elezioni' (la responsabilità di chi è? del Sindaco o dei partiti e quindi anche di Pastore?) va dato atto però di non aver indicato tempi né eventuali conseguenze (si sono resi conto, finalmente, di non essere in grado di tener fede alla parola data).
Ai partiti tutti di non aver proceduto con un ricorso al TAR.
Lasciato intentato persino dall'opposizione che alle ultime elezioni amministrative si è presentato proponendo un candidato Sindaco donna!!!
(Per quanto mi riguarda, non ho proceduto al ricorso solo perché da pochi giorni mi hanno assicurato il patrocinio gratuito. Con il mio gruppo sto già portando avanti a livello legale e quindi con spese autofinanziate la questione relativa alla Buzzi Unicem di Barletta).
Ma forse la risposta è chiara. Il congresso del PD è alle porte. Solo dopo che gli equilibri al suo interno saranno definiti, Barletta avrà una giunta definitiva ed il vice-sindaco. Una giunta che, si spera, veda al suo interno una o più donne, ovviamente preparate e capaci (non importa se carine!), sì da poter offrire alla Città un "doppio valore aggiunto".

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