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lunedì 14 gennaio 2013

BAT : Intervento piano di riordino Asl Bt da parte del dottor Benedetto Del Vecchio

Leggendo i commenti pubblicati sulla delibera regionale di riordino ospedaliero, laddove ognuno degli intervenuti ha perorato cause affatto particolari, si ha l’impressione che lo stato di salute dei cittadini sia preoccupazione secondaria nei pensieri degli amministratori e dei rappresentanti politici del nostro territorio.

Proviamo a fare qualche considerazione. Il piano sanitario regionale prevede nella provincia di Barletta Andria Trani l’individuazione di tre ospedali , Andria, Barletta, Bisceglie e il ridimensionamento e/o la riconversione di altri.Il nobile intento è quello di restituire un alto profilo professionale e tecnologico agli ospedali di riferimento e quindi assicurare ai cittadini certezza di qualità delle cure erogate. Si stabilisce anche di individuare l’ospedale di Barletta quale polo oncologico e l’ospedale di Andria quale polo della emergenza – urgenza.

Contro ogni logica e a dispetto delle “loro” premesse si delibera che reparti di pertinenza prevalentemente oncologica, leggi urologia, vengano collocati ad Andria e reparti afferenti all’emergenza, leggi oculistica, a Barletta.

Altrettanto sconclusionata appare la collocazione della unità di primo intervento e monitoraggio degli incidenti vascolari cerebrali acuti (stroke unit) distante dal reparto di neurochirurgia, come dire che un ictus emorragico deve viaggiare da un nosocomio ad un altro laddove necessario.

Il tutto inserito in un contesto che a fronte della chiusura degli ospedali di Minervino e Spinazzola non mette in campo un progetto organico e concreto di potenziamento delle strutture territoriali per rispondere ai bisogni di salute delle popolazione di quei territori.

Ci piacerebbe sapere quali finanziamenti reali siano stati stanziati per potenziare la viabilità e dunque l’accessibilità agli ospedali di riferimento di quelle popolazioni.

Quali misure siano state adottate per gli ambulatori di specialistica di primo livello piuttosto che i presidi di medicina generale integrati con personale infermieristico ed amministrativo in grado di assicurare la presa in carico delle malattie croniche e la prevenzione delle complicanze delle malattie ad alto impatto sociale.

Il progetto Nardino che prevede la presenza di infermieri a domicilio dei soggetti fragili, pur apprezzabile , non ci pare esaustivo. Si ha la netta impressione che un riordino siffatto risponda alla necessità di mantenere equilibri politici territoriali, al bisogno di non scontentare i notabili locali piuttosto che obbedire a criteri di appropriatezza di utilizzo degli strumenti sanitari secondo principi stabiliti dalle società scientifiche o da sani criteri di economia sanitaria .

Ai nostri amministratori chiediamo ben altro. Chiediamo di operare in condizioni di sicurezza, di non essere costretti a turni massacranti per carenza di personale, a non inseguire posti letto numericamente inadeguati, chiediamo di poter assicurare prestazioni diagnostiche in tempi certi e clinicamente appropriate.

Chiediamo ospedali moderni, reparti attrezzati, tecnologie qualificate e qualificanti, chiediamo di essere messi in condizioni di rispondere ai bisogni di salute del cittadino senza che questi siano costretti a ricorrere a viaggi della speranza che non hanno ancora cessato di causare disagio e sofferenza soprattutto a chi non possiede tutele sociali ed economiche adeguate.

Non si può invocare il danno economico della mobilità passiva se non si creano le condizioni per assicurare terapie adeguate e di alta qualità sul territorio. Ci saremmo aspettati non la difesa di una corsia rispetto ad un’altra bensì una battaglia serrata per restituire alla Bat un numero di posti letto rispettoso della popolazione residente. Siamo la Asl con il numero di posti letto rispetto alla popolazione residente più basso nella regione, al di sotto degli standard nazionali stabiliti dal recente decreto Balduzzi.

Una battaglia per la realizzazione del nuovo ospedale di Andria in tempi certi e con finanziamenti certi. Una battaglia per arginare la penalizzazione del nostro territorio in ambito di cardiologia interventistica. Non è possibile che in tutta la provincia vi siano solo sei posti di UTIC , vitale nel trattamento degli infarti cardiaci, uno ogni 65.000 abitanti, mentre le linee guida più accreditate ne prevedono uno ogni 20.000 abitanti circa.

Ai nostri rappresentanti politici chiediamo di rinunciare a campanilismi strumentali. La salute è bene troppo prezioso per obbedire a logiche di parte. Non è più tempo di rivendicazioni di cortile. Siano insieme ai medici e ai cittadini protagonisti di una battaglia di civiltà , la tutela della salute non contempla confini territoriali né tantomeno patenti di appartenenza.

Benedetto Del Vecchio
Presidente Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia

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