Un successo. Ecco come è
possibile sintetizzare quanto organizzato e voluto fortemente dal comitato
spontaneo B619 contro la chiusura dell'ospedale di Canosa. Non appena venuti a
conoscenza della riorganizzazione dei nosocomi pugliesi, che avrebbe avuto come
conseguenze la riassegnazione e la chiusura di interi reparti se non degli
stessi ospedali, alcuni ragazzi non hanno perso tempo, si sono riuniti e mossi
da subito per salvaguardare l'orgoglio cittadino.
Dopo
una incessante campagna di sensibilizzazione, iniziata lo scorso 5 giugno e mai
interrotta neppure in estate, tramite conferenze, distribuzione di magliette,
ripetuti incontri con il personale medico e rappresentanti della Regione Puglia
ed in modo particolare con l'Assessore al ramo Ettore Attolini, il gruppo – che
ha usato come nome la sigla del codice catastale di Canosa di Puglia – ha
scatenato l'interesse della popolazione, della stampa e degli Enti pubblici.
Promotore della propria battaglia, specie in un periodo difficile quale quello
della campagna elettorale che si è appena aperto, il comitato ha deciso di
alzare i toni ed uscire allo scoperto ed in grande stile.
Martedì
15 gennaio, alle 17, ha radunato centinaia di persone in pieno centro e, al suo
seguito, il Presidente della Provincia, il Sindaco di Canosa ed i
rappresentanti delle vicine Minervino e Spinazzola, che in passato si sono
viste depauperate delle rispettive cliniche pubbliche. Alle loro spalle
associazioni locali e comuni cittadini – come si suol dire - di tutte le
categorie e classi sociali. Almeno un paio di migliaio di persone hanno
marciato pacificamente per le vie canosine, fermandosi in serata nel piazzale
antistante l'ospedale. Il loro (ora come non mai) indispensabile ospedale.
“L'ospedale
non si tocca” è stato certamente lo slogan principale e che rende benissimo
l'idea. Insieme, e al di là di ogni colore politico, gli organizzatori si sono
riuniti con le principali cariche istituzionali locali sulla balconata del
poliambulatorio per mandare un segnale forte ai responsabili della paventata
riorganizzazione, davanti ad una folta rappresentanza comunitaria, ai tablet e
alle telecamere televisive.
Per
dimostrare ulteriormente la serietà dell'iniziativa, gli stessi promotori del
comitato stanno presidiando dall'interno della struttura, giorno e notte senza
sosta, fino a quando non si avranno certezze circa le garanzie chieste
all'Assessore Attolini nell'ultimo incontro tenutosi lo scorso 10 gennaio.
Semplicemente,
senza sottostare a giochi politici e alle decisioni intraprese da ulteriori
poteri centrali, Canosa deve avere il SUO ospedale.

Nessun commento:
Posta un commento