Cerca nel blog

News dalle Città della BAT

giovedì 17 gennaio 2013

BARLETTA : Criticità ambientali, sanitarie ed economiche da tutti abbandonate. Noi non restiamo a guardare.


Giovedì 10 gennaio, accompagnati dai legali che ci hanno seguito nell’iter dell’ autorizzazione integrata ambientale rilasciata alla Buzzi Unicem spa, sita in Barletta, abbiamo incontrato il sub Commissario Volpe del Comune di Barletta. Un incontro finalizzato a rimarcare la necessità di intervenire sulle numerose criticità che caratterizzano Barletta, dal punto di vista ambientale e sociale.
L’incontro ha affrontato in primis la questione della Buzzi Unicem che nel luglio scorso ha ottenuto dalla Regione il rilascio dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), con la possibilità di poter bruciare 65.000 all’anno di CDR.
Più volte come realtà sociali abbiamo contestato il rilascio da parte di Provincia e Regione di tali autorizzazioni, perché siamo fortemente convinti del fatto che la nostra città non può reggere dal punto di vista ambientale, sanitario ed economico un ulteriore aumento dei rifiuti da bruciare nello stabilimento.
Nel frattempo si è aperto un nuovo capitolo della vicenda con il ricorso al Tar presentato dalla Buzzi su due punti dell’autorizzazione integrata ambientale riguardanti il codice della tipologia di rifiuti da coincenerire e la quantità giornaliera.
Nell’incontro abbiamo segnalato al sub Commissario il silenzio e l’inazione degli enti pubblici tra cui non solo il Comune di Barletta ma anche la Provincia Bat nonostante l’assessore all’ambiente Cefola, nelle settimane scorse abbia affermato pubblicamente la volontà dell’ente provinciale di costituirsi nel ricorso. Il Comune di Barletta e la Provincia hanno sottoscritto l’AIA, pertanto ci aspettiamo che intervengano quale parti in causa soprattutto per scongiurare di pagare i danni così come paventato nel documento del ricorso. Sempre riguardo all’AIA abbiamo segnalato la necessità di verificare se il Piano di Monitoraggio e Controllo per il puntuale recepimento delle prescrizioni indicate nel parere dell’ARPA sia stato fornito o meno dall’azienda (entro agosto scorso) e di renderlo pubblico ed in particolare accessibile a tutti.
Così come l’autorizzazione stessa, ogni suo successivo aggiornamento,  e i dati relativi al monitoraggio             ambientale, che, sempre ai sensi dell’AIA, devono essere messi a disposizione del pubblico presso il servizio Rischio Industriale della Regione Puglia, presso la Provincia BAT ed il Comune di Barletta. Ad oggi non lo sono. Altro importante documento da verificare e diffondere è il Protocollo che la Buzzi si è impegnata a sottoscrivere con Regione, Provincia, Comune e Ato per il recupero dei rifiuti. Documento che riteniamo avrà in ogni caso effetti nefasti sulla raccolta differenziata. Ovvia una sua disincentivazione sul territorio con aggravio dei costi sociali ed ambientali a nostro carico perché o differenzi e ricicli o bruci.
Abbiamo proposto di procedere a rilasciare il parere sanitario ai sensi degli art. 216 e 217 del Regio Decreto n. 1265 del ’34, segnalando la necessità di avviare un studio epidemiologico sulla popolazione residente nel territorio e la presenza a Barletta di cittadini affetti da Sensibilità Chimica Multipla, ad oggi ignorati.
Legata alla questione rifiuti è la situazione della Dalena Ecologia, ditta che nella sua attività di trattamento rifiuti ha causato notevoli problemi ai residenti e lavoratori di via Vecchia Madonna dello Sterpeto. Anche per questo caso abbiamo chiesto di verificare la situazione in seguito alla diffida ricevuta per le anomalie riscontate nel sopralluogo compiuto congiunto ASL Bat e Arpa Puglia. Da chiarire è anche la situazione della Timac Agro. Anch’essa soggetta ad un sopralluogo da parte di Arpa Puglia e colpevole di infrazioni. Non ci bastano le rassicurazioni dell’ex. assessore all’ambiente Cannito che a mezzo stampa riportava il ritorno alla normalità in seguito ad un incontro con i sindacati. Gli organi competenti riteniamo essere Arpa ed Asl. Da ultimo, non certo per importanza, la Bar.s.a. Abbiamo espressamente chiesto di affrontare la questione attraverso un tavolo fra tutte le parti interessate. Purtroppo i dati sulla raccolta differenziata sono pessimi e ci troviamo di fronte un consiglio di amministrazione che non accenna a valutare l’adozione della strategia Rifiuti Zero. Ad oggi mentre la Tarsu aumenta in attesa di essere seguita dall’ecotassa regionale, niente si sa sul piano ‘porta a porta’ (uno dei punti della strategia). Né Cannito né il Dirigente all’ambiente Mastrorillo sono stati in grado di spiegare quale l’errore che causa il respingimento da parte della Regione Puglia del Piano ‘porta a porta’ commissionato all’Asper dal Comune di Barletta. Piano che, arrivato alla quinta o sesta versione, blocca i 700.000 euro stanziati per Barletta due anni fa. Una mala gestione dai risvolti occupazionali: abbiamo chiesto di intervenire sulla vicenda del licenziamento dei 15 lavoratori. Si ritiri il provvedimento lasciando inalterato il numero dei lavoratori che oggi sono in servizio. Se proprio è necessario abbattere i costi del lavoro, questo può essere fatto nominando un amministratore unico per l’azienda, così da eliminare un Consiglio di Amministrazione frutto di spartizioni politiche. L’affidamento, attraverso meccanismi di partecipazione dei lavoratori, alla Bar.s.a. della gestione della Strategia Rifiuti Zero permetterebbe di avviare dinamiche economiche sostenibili capaci di creare occupazione. Infatti adottare questa strategia significa mettere in campo una risposta anticiclica nei confronti di una crisi economica e sociale che attanaglia la nostra città, perché capace di garantire nell’immediato una prospettiva reale dal punto di vista occupazionale. Questo tipo di politica ci è imposta non solo da una crisi economica devastante che determina una scarsità di materie prime e quindi la necessità di eliminare l’uso indiscriminato delle nostre risorse, ma anche dall’Unione Europea che dal 2014 tenderà ad abbandonare qualsiasi ipotesi di smaltire i rifiuti in discariche o bruciarli in cementifici e inceneritori.
Data l’importanza delle questioni segnalate, delle quali erano all’oscuro nonostante gli incontri consumatisi con altre soggettività locali che dicono di occuparsi di ambiente, ci aspettiamo di essere riconvocati al più presto al fine di iniziare un iter partecipato che ponga le basi per una soluzione giusta, responsabile e sostenibile delle vicende e per diffondere alla cittadinanza tutte le informazioni a riguardo.

Sabrina Salerno – Beni Comuni
Alessandro Zagaria – Collettivo Exit

Nessun commento:

Posta un commento