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News dalle Città della BAT

mercoledì 13 marzo 2013

BISCEGLIE : “Se la Bat non serve, perché Valente e Di Pierro non si dimettono?”


Il Consigliere uscente del PdL attacca l'ex Sindaco Spina


«Lavoro, occupazione e vivibilità sono le vere priorità per la nostra città ed i temi sui quali vorremmo concentrarci in questa campagna elettorale. Evidentemente, però, il tema Provincia continua a tenere banco per volontà di qualcuno ed alcune considerazioni sono doverose». Ad affermarlo l’ex Consigliere comunale di centrodestra Domenico Storelli.
«Dopo che il 1 marzo scorso il suo amico Pompeo Camero ha perso la poltrona di Assessore provinciale, l’ex Sindaco di Bisceglie Francesco Spina si è ricordato che la Provincia di Barletta - Andria - Trani non serve - spiega Storelli -. Solo due giorni dopo, domenica 3 marzo, ha annunciato alla città ed al mondo intero di voler uscire dalla Bat e, lunedì 11 marzo, ha annunciato addirittura di voler decretare lo scioglimento della Provincia. Sono gli effetti virali da perdita di poltronite acuta!».
«Non sapevamo che Spina fosse candidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per poter annunciare lo scioglimento di intere Province - prosegue Storelli -. Ne prendiamo atto e gli facciamo tanti auguri per la sua prossima elezione a Palazzo Chigi, da dove potrà, con decreto legge, sciogliere la Bat ed eventualmente altre Province. Nel frattempo continuo a chiedere qualcosa di molto semplice: se la Provincia di Barletta - Andria - Trani non serve a niente, perché come primo atto non fa dimettere dalla carica di Consigliere provinciale i suoi amici Vincenzo Valente ed Enzo Di Pierro? E’ strano ritenere un ente inutile ma rimanere tranquillamente seduti sulle comode poltrone di quell’ente».
Domenico Storelli ha poi concluso: «Anziché risposte sullo scioglimento di tutto il mondo, l’ex Sindaco ci faccia sapere quando i suoi due amici di partito si dimetteranno, magari consegnando le dimissioni al protocollo della Provincia e non ai giornali, come sono abituati a fare. Attendiamo un gesto chiaro, sempre nel rispetto di quel “confine invalicabile della coerenza"».

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