Permettetemi
di rivolgere un riconoscente saluto anzitutto ai giovani, alle ragazze e ai
ragazzi che seguono le tracce della memoria, diretta o tramandata, della
eccezionale personalità di don Tonio Bello.
Fu
vescovo della Chiesa, vescovo scomodo, anticonformista; "vescovo fatto
popolo" per usare una espressione che egli stesso coniò per un suo
fratello della fede, don Romero, assassinato per gli ideali che professava,
assunti a riferimento nella personale passione dei valori prima ancora che
nella sofferenza fisica.
Dedicare
una strada, o un piazzale come in questo caso, comporta sempre una scelta
particolarmente laboriosa, e a volte anche fonte di contrasti.
E a dir il vero non sono mancate
incomprensioni su alcune decisioni assunte per la viabilità, e non solo. Ma chi
ha la responsabilità della cosa pubblica non può sottrarsi al dovere di
scegliere, non può permettersi di lasciare la “città vuota”. Deve scegliere per la “nuova città” consapevolmente, perché dobbiamo pur cominciare a concepire queste
aree come parte integrante della città e non più come periferia. Potremmo,
semmai, considerare questa come terra di frontiera: frontiera tra vecchio e
nuovo, tra arbitrio e regole, tra disordine e armonia, tra egoismo e
responsabilità.
Era
uomo di frontiera, don Tonino. La sua frontiera si ritrova nell'immagine del credente nei "cieli
nuovi", associata però a quella delle "terre nuove" più consona
al laico.
Ecco
perché la proposta di ricordare la figura di don Tonino qui, davanti a
una Chiesa, nei luoghi dove si sta formando una comunità, ha avuto una tale
forza evocativa da abbattere ogni remora e indurci naturalmente tutti a
riconoscerci.
Qui
il vescovo torna a incontrare un popolo: non solo il suo popolo, ma l’insieme
del popolo, l’anima popolare che si forgia nel divenire della storia,
nell'essenza dei bisogni soggettivi e comunitari, nell’incontro delle
volontà individuali con quelle collettive, nel convergere delle speranze in un
mondo migliore.
"La
strada è lunga - ci ha avvertito don Tonino - ma non esiste che un solo mezzo
per sapere dove può condurre: proseguire il cammino". Per chi crede può
essere una indicazione profetica.
Ma
lungo questa strada il credente incontra l'uomo di buona volontà che considera
un dovere civile andare avanti senza certezze precostituite.
Serve
lo stesso coraggio per la verità, lo stesso spirito di sacrificio, lo stesso
amore per il prossimo, la stessa vocazione all'ascolto, la stessa apertura al
confronto, la stessa disponibilità alla ricerca di soluzioni da
condividere.
Il
cammino di don Tonino è stato tanto semplice quanto illuminato. Oggi ammiriamo
il linguaggio universale di Papa Francesco. Ma sentiamo echeggiare espressioni
che già hanno toccato corde sensibili: pensiamo solo ai "doveri di
grembiule" che il vescovo di Molfetta contrappose ai "diritti di
stola".
Aveva
rinunciato, don Tonino, ai “segni di
potere” personale per scegliere il
“potere dei segni” che dà senso al cambiamento della vita collettiva: la Casa
della Pace, la comunità per i tossicodipendenti, il centro di accoglienza
per gli immigrati (persino con una piccola moschea per i fratelli
musulmani). "L'importante è muoversi”, aveva scritto.
“E
se invece di un Dio glorioso - aveva aggiunto - ci imbattiamo nella fragilità
di un bambino, non ci venga il dubbio di aver sbagliato il percorso. Il volto
spaurito degli oppressi, la solitudine degli infelici, l'amarezza di tutti gli
uomini della Terra, sono il luogo dove Egli continua a vivere in clandestinità.
A noi il compito di cercarlo. Mettiamoci in cammino senza paura".
Guardiamoci
attorno, allora, cominciando da qui: tra questi palazzi, su questi terreni, in
quanti bambini fragili ci imbattiamo, con quanti uomini oppressi dobbiamo
misurarci, quali infelicità affrontare, quali amarezze lenire, quali differenze
far convivere?
Come,
insomma, affermiamo il progetto politico - perché così don Tonino lo chiamava:
progetto di formazione politica - del bene comune, dei diritti e dei doveri di
cittadinanza, della giustizia sociale, della solidarietà, della pace?
Qui
si avvia un itinerario da percorrere fino in fondo. Sapendo che "la
stagione degli uomini liberi è già cominciata e solo il coraggio potrà renderla
duratura".
Grazie
don Tonino per averci richiamato, così, ad "amare il mondo e la sua
storia".
E'
una storia comune che, da questo piazzale, ricomincia.
Barletta, 13.05.’14

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