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mercoledì 14 maggio 2014

PETALI DI ROSE AL MUSEO DIOCESANO CON OPENBOOK

Prosegue la rassegna Openbook va in città, organizzata dal Circolo Arci Open Source e dall’associazione culturale Made in Blu, giunta la suo quarto appuntamento, anche questa volta con la storia, presso il Museo Diocesano, alle ore 19,00 del 16 Maggio 
Antonio Caradonio, medico-pediatra e, da poco, scrittore, presenterà la sua Rose, insieme al professor Giuseppe Poli. Questa "eroina" del Risorgimento è stata scaraventata nell'oblio per una sorta di censura di Stato operata dall'uomo politico, nonchè marito, Francesco Crispi, così il libro tenta di far riemergere dall’oblio la sua figura nel libro Petali di Rose (Adda ed.). 
Il racconto parla di Rose Montmasson, moglie di Crispi, unica donna ad aver partecipato alla spedizione dei Mille. 
L’occasione è data dal 109° anniversario della morte dell’eroina. Il titolo fa riferimento – racconta Caradonio – ai versi che dedicò a Rose l’ambasciatore inglese a Roma, Lord James Rennell of Rodd, quando nel 1911, trovò al monte dei pegni un diario in cui la donna raccontava quanto aveva vissuto. Dunque Rose Montmasson nacque a Saint-Joroz, in Alta Savoia, che allora era sotto i Savoia, nel regno di Sardegna, il 23 gennaio 1823. A 25 anni decide di trasferirsi a Marsiglia dove lavora come stiratrice in una pensione: qui incontra Francesco Crispi allora esule nella città francese e tra loro nasce un forte legame affettivo. 
Insieme i due esuli – nel frattempo Rose ha cambiato il suo nome in Rosalia – vivono il risorgimento italiano, l’incontro con Mazzini e la comunità italiana a Londra, la fuga a Malta, e la partecipazione di Rose, unica donna, alla spedizione dei mille. 
Ma un giorno, dopo 20 anni di unione, Crispi abbandona la donna, per un’altra moglie più rappresentativa per il suo ruolo di ministro, e Rosalia verrà così ‘cancellata’ dalla storia ufficiale. 
Delusa, ma legata agli ideali per i quali ha combattuto, deciderà di scrivere in un diario, destinato ai giovani italiani, la storia di quegli anni. Ed è questo diario il pretesto di cui si serve Caradonio per il suo romanzo. 
L’autore immagina che Rose lo abbia conservato gelosamente fino alla sua morte, avvenuta su una panchina di un giardino pubblico di Roma il 10 novembre 1904, e ritrovato proprio sotto la panchina da un barbone che lo consegnò al monte di Pietà. Lo scritto rimase, come Rose, a lungo dimenticato fino al giorno in cui l’ambasciatore inglese a Roma, Lord James Rennell lo ritrovò e soprattutto riconobbe e apprezzò in quelle parole la volontà di creare un’Italia unita che era ancora necessaria per affrontare la prima guerra mondiale. E la passione di Caradonio riesce a farci rivivere il clima clandestino e passionale del periodo 
risorgimentale, ma anche quello più sofisticato degli accordi diplomatici tra i Paesi europei che precedettero lo scoppio della grande guerra mondiale. E l’autore, come tutti coloro che credono nelle regole e nelle leggi morali, immagina che la vita di Rose e il suo esempio possano continuare ai giorni nostri e influenzare la vita di quattro brillanti studenti di Oxford

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