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News dalle Città della BAT

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giovedì 9 luglio 2015

TRANI : OSPEDALE, SOPRALLUOGO DEL SINDACO CON IL DG DELLA ASL “LAVORI AL PRONTO SOCCORSO IN FASE AVANZATA”

Questa mattina il sindaco di Trani, Amedeo Bottaro, accompagnato dal direttore generale della Asl Bat, Ottavio Narracci, ha effettuato un sopralluogo presso l’ospedale San Nicola Pellegrino, il cui esito è stato definito dal primo cittadino tranese “estremamente confortante”. Bottaro, affiancato dal consigliere regionale Domenico Santorsola e da alcuni esponenti della sua futura maggioranza in Consiglio comunale, ha potuto rendersi conto dello stato dei lavori del pronto soccorso ed ha visitato anche le sale operatorie. “Con soddisfazione – ha spiegato il sindaco – ho potuto verificare personalmente come i lavori al pronto soccorso stiano procedendo ed anche in maniera spedita. Di questo passo, già per il prossimo autunno, la struttura potrà funzionare a pieno regime. Dico di più: l’intervento che si sta portando a termine è di assoluto rilievo, il che mi fa pensare, per il nostro ospedale, ad un deciso cambio di passo rispetto ai problemi del passato”.

Contestualmente, Bottaro, ha potuto verificare le condizioni delle sale operatorie: "Diversamente da quanto raccontato da qualcuno – ha detto il sindaco – e senza voler fare polemiche, non sono affatto smembrate, piuttosto pronte a riprendere l’attività operatoria, mi auguro già da settembre. La nostra attenzione sarà massima”.


Bottaro infine ha voluto ringraziare il dg della Asl: “Ad una mia richiesta, del tutto informale, per comprendere lo stato dell’arte dell’ospedale ed in particolare del pronto soccorso, Narracci ha risposto dimostrando una grande disponibilità e rendendosi immediatamente disponibile per una visita alla struttura. Anche questo gesto mi sembra un ottimo segnale rispetto al passato”.

giovedì 21 maggio 2015

ANDRIA : “IO VITTIMA DEL PRONTO SOCCORSO CHIUSO.”

A MOLA DI BARI DISAVVENTURA PER UN LAVORATORE ANDRIESE.
CON UNA MANO SANGUINANTE HA RISCHIATO GROSSO FINO A QUANDO E’ ARRIVATO ALL’OSPEDALE DI MONOPOLI.
QUESTA E’ LA SANITA’ DA CAMBIARE. CHI LA CAMBIERA’?


E’ accaduto ad un bracciante andriese a Mola di Bari; mentre tagliava verdura per uso familiare in un appezzamento di terreno, si procurava un profondo taglio alla mano sinistra. La lunga corsa in Ospedale, accorsosi che la ferita necessitava di punti di sutura a causa del sanguinamento abbondante.
Recatosi alle ore 7 di mattina al nosocomio di Mola di Bari trova tutto chiuso e quando qualcuno gli risponde, aprendo la porta, gli riferisce che il Pronto Soccorso è chiuso e che gli orari di operatività sono dalle ore 8,00 alle ore 20,00. “Con estremo stupore non ho perso tempo e con la mano sanguinante mi sono recato, guidando con forte rischio di incidente, presso il Pronto Soccorso di Monopoli, percorrendo molti chilometri di strada” – ha riferito il sig. Nicola Giuseppe Losito di Andria aggiungendo: “A Monopoli mi praticavano alcuni punti di sutura e refertavano quanto accaduto. Questa disavventura credo sia giusto raccontarla perché rappresenta quella parte di Sanità Pubblica ormai completamente alla deriva, smentendo proclami e annunci che si scontrano irrimediabilmente con la realtà vissuta ogni giorno da noi cittadini. La Sanità allo sfascio in un Paese ormai irrecuperabile ed in una Puglia che, al di la di quello che leggiamo su alcuni media, si trova in una condizione di declino assoluto. Quanto accaduto a me accade ogni giorno a molti cittadini che non hanno possibilità di reagire e che neanche hanno la possibilità o la voglia di raccontare attraverso i mezzi di Informazione, come io sto facendo, sperando di trovare condivisione. Molti cittadini subiscono ancor peggiori sorti quando si trovano a combattere con questo sistema matrigno e fanno bene coloro che non ci credono più; che non credono più alla politica, ai suoi personaggi, ai suoi rappresentanti e a tutto quel sistema di collusioni che gira attorno ad essa. La politica, in questo caso, ha le sue colpevoli colpe e non può né tirarsi indietro di fronte alla realtà nè tantomeno lavarsene le mani quando gioca allo scaricabarile quindi colpevolizzandosi a vicenda, a seconda che al governo ci sia la destra o la sinistra. A me la politica non importa quindi non amo i colori né le bandiere – afferma Losito – ma se i sondaggi di oggi parlano di un contesto in cui i Partiti tradizionali sono in forte crisi, con divisioni, lacerazioni e prese di distanza, allora significa che la gente è stanca ed anche io sono stanco. Se quanto accaduto a me ed alla mia mano fosse accaduto ad un soggetto colpito da infarto o da ictus cosa sarebbe accaduto? Quale sarebbe stata la reazione di fronte a quella porta chiusa del Pronto Soccorso? Chi lo avrebbe potuto condannare qualora avesse avuto reazioni estreme? Questa è l’Italia che non va e che va cambiata e va demolito il sistema delle complicità e del malaffare collettivo. Chi non sa dirigere e non sa governare deve allontanarsi dalla cosa pubblica e tornare a sedersi sulle comodissime poltrone dei suoi uffici privati senza causare ulteriori danni. L’Italia ormai è all’ultimo stadio ma all’ultimo stadio noi non ci possiamo e non ci vogliamo stare – ha concluso l’andriese malcapitato.”




Nicola Giuseppe Losito

mercoledì 5 novembre 2014

CANOSA DI PUGLIA : "Pericoloso chiudere Pronto Soccorso"

In merito alla chiusura o declassamento dei Pronto Soccorso presenti nei comuni pugliesi, il sindaco di Canosa, Ernesto La Salvia, ha illustrato nel dettaglio le preoccupanti novità che potrebbero essere introdotte dalla configurazione della nuova “Rete Emergenza urgenza ospedaliera e territoriale” (approvata dalla Giunta regionale il 28 ottobre scorso), nel corso della Conferenza stampa che si è tenuta questa mattina, 4 novembre 2014, a Palazzo di Città.
La mancanza dei Pronto Soccorso nel territorio diventa pericolosa per la salute dei cittadini – ha dichiarato il primo cittadino -. Il primario filtro capace di identificare il paziente che ha bisogno di cure, che ha bisogno di essere ricoverato, da quello che può fare ricorso alle strutture del territorio, non può essere depotenziato!Piuttosto, per gestire al meglio gli scarsi posti letto rimanenti, dovrebbe essere rinforzato e dotato di strumenti capaci di gestire il paziente fino a 24 – 48 ore onde evitarne il ricovero improprio”.
“Dopo una attenta valutazione di quanto reso noto dalla Regione Puglia, confrontato con analoga normativa pregressa, relativamente alla nuova “Rete Emergenza urgenza ospedaliera e territoriale” – ha detto il sindaco Ernesto La Salvia -, appare chiaro che, nel decidere della permanenza o meno di un Pronto soccorso, sia stato dato peso preponderante ad un dato strettamente tecnico: il numero degli accessi alle strutture ed il codice di accesso di “Triage”, segno della gravità della patologia del paziente. Con tale metodica i Pronto Soccorso della Bat passano da 5 ad 1 ed il totale regionale da 27 a 10! Eppure i tecnici interpellati sanno bene che il codice di gravità non è attendibile se attribuito dal medico e non dall’infermiere triagista, peggio se in uscita (dopo la visita e gli accertamenti!) e non all’ingresso.
Questi parametri non possono assolutamente decidere della permanenza dei Pronto Soccorso – ha ribadito La Salvia -, né si può pensare che, poiché i codici verdi sono percentualmente i più rilevanti (i casi meno gravi, ndr), gli stessi possano essere gestiti tutti quanti dai soli 10 Pronto Soccorso residuali presenti nell’intera Regione. Un “punto fisso di primo intervento”, infatti, che dovrebbe sostituire l’attuale Pronto Soccorso, avrebbe una disponibilità di competenze mediche e di diagnostica limitate ad una parte della giornata, non consentendo la presa in carico e la gestione del paziente senza il trasferimento dello stesso, già nella fase diagnostica, verso il Pronto Soccorso di riferimento. E questo si realizzerebbe in tutti i casi nei quali gli accessi alla struttura sono compresi tra seimila e ventimila all’anno; al di sotto dei seimila, invece, non resterebbe in ogni caso che caricare il paziente in ambulanza e portarlo al Pronto Soccorso più vicino. Con conseguenze immaginabili.
Inoltre, non si capisce quale “magia” potrebbe trasformare con un colpo di bacchetta le strutture esistenti già in affanno (affogate dell’elevato numero di accessi, dalla scarsità di personale e dalla mancanza dei posti letto) in efficienti luoghi di soccorso per un numero di pazienti che si eleva da un giorno all’altro di migliaia di unità. Quello che ci consola è che al momento non ci sono disposizioni attuative che realizzino quanto prospettato; qualcuno lo ha confuso con un “taglio agli sprechi”, ma in realtà è più semplicemente un “vaneggiante” tentativo di riorganizzazione ospedaliera”.
“Siamo ansiosi di leggere – ha concluso – come saranno descritte e definite le strutture e la dotazione di competenze previste negli ospedali sede di dipartimento sia di 1° (spoke) che di 2° livello (hub)”. Per il momento sappiamo solo che un ospedale come quello di Foggia o di San Giovanni Rotondo (un HUB, già DEA di 2° livello), magari al posto di tutti quelli presenti, questa provincia non lo avrà mai: deve avere infatti un bacino di utenza tra 600.000 ed 1.200.000 residenti. Troppi per i 390.000 della BAT”.
Al termine della Conferenza stampa, alla quale hanno preso parte anche alcuni rappresentanti del “Comitato spontaneo cittadino a difesa dell’ospedale di Canosa B619”, tra cui il presidente Marco Tullio Milanese, il sindaco ha inviato all’assessore regionale alle Politiche della Salute, Donato Pentassuglia, una lettera.
“Preoccupati delle ripercussioni che la stessa avrebbe, qualora attuata, su questi territori e convinti che derivi da una erronea valutazione dei numeri relativi agli accessi – si legge nella nota del primo cittadino – con la presente siamo a chiederLe di non attuare quanto previsto poiché la mancanza o il depotenziamento dei presidi di Pronto Soccorso sul territorio procurerebbe nocumento alla salute dei cittadini. Con l’auspicio che la presente richiesta abbia accoglimento, a tutela della salute dei cittadini pugliesi, resto in attesa di essere ricevuto quando riterrà più opportuno”.

domenica 1 giugno 2014

TRANI : Violenza sui medici a lavoro nel pronto soccorso dell'ospedale

«Dover svolgere la nostra delicata professione con la spada di Damocle della violenza sul nostro capo e corpo è una condizione inaccettabile tanto per i nostri pazienti quanto per noi operatori della sanità. Mi preme a nome di tutto l’Ordine esprimere la nostra più sentita solidarietà ai colleghi colpiti a Trani». Così Benedetto Delvecchio, presidente Ordine dei medici e chirurghi e odontoiatri di Barletta-Andria-Trani in merito al grave episodio di violenza avvenuto giovedì al Pronto soccorso dell'ospedale San Nicola Pellegrino di Trani.
«Questo ennesimo ai nostri episodio è l'ulteriore conferma che non ci sono le condizioni minime di sicurezza per fare in modo che si svolga la nostra delicata professione con tranquillità. Pertanto è indispensabile che da parte delle autorità competenti in materia di sicurezza si prendano provvedimenti seri ed immediati per evitare che simili episodi di tale inaudita violenza si ripetano», ha proseguito Delvecchio.
«Purtroppo le cronache di violenza perpetrata ai danni dei medici sono numerose e mi corre l'obbligo ricordare il sacrificio umano e professionale della collega Paola Labriola di 53 anni psichiatra in servizio in un Centro di salute mentale di Bari accoltellata a morte mentre svolgeva il suo dovere - ha continuato il presidente Delvecchio -. Aggiungo che nei Pronto soccorso della nostro territorio e in altre strutture  la mole di lavoro è immensa con la cronica penuria di risorse umane e tecniche pertanto i medici e il personale paramedico è gravemente esposto ad episodi di violenza fisica».
La conclusione del presidente Benedetto Delvecchio: «Alla luce di quanto accaduto e non dimenticando gli episodi passati come Ordine dei medici e chirurghi e odontoiatri di Barletta-Andria-Trani chiediamo un incontro con i responsabili della sicurezza del territorio e con l'Azienda sanitaria per questa grave situazione alla quale quotidianamente i medici sono esposti. In ultimo ma non per ultimo potrebbe essere l'occasione utile per capire per quale motivo non è presente alcun posto di polizia nei nostri Pronto soccorso».