I cinquantenni
di oggi sono sicuramente coloro che meglio ricordano quel luogo di aggregazione
storico di Andria; quello che veniva da tutti chiamato “cappuccini”, dove si
incrociavano tante storie, storie soprattutto di amori ma anche di esagerazioni di quelle che oggi
non fanno più neanche notizia ma che allora la facevano, parecchio, specie
quando coinvolgevano i giovani della cosiddetta “Andria bene”. Quello era un
luogo dove si vivevano anche le storie della città e dove erano allocati alcuni
luoghi simbolo: il corso centrale, l’Albergo dei Pini e come dimenticare il
chiosco più antico di Andria dove la
sosta durante la Festa Patronale era obbligatoria per la degustazione
dell’ambito “quarto” di cassata gelato. A parte questi e tanti altri luoghi
simbolo cittadini ormai svaniti nella loro funzione, “i cappuccini” rimangono nella
mente dei cinquantenni di oggi per la loro attrattiva unica e avvolgente,
calorosa e straordinariamente umana non perché era una zona disseminata di
tanti bar dove stare seduti a bere per intere serate, anzi non ce ne erano
quasi affatto, ma perché quel lungo muretto e le poche panchine erano in grado
di far restare insieme centinaia di giovani, anche se in verità erano più
quelli che preferivano restare in piedi piuttosto che appoggiati agli allora
caratteristici e mai dimenticati scooter molto più spartani e meno tecnologici
di quelli odierni. In effetti quello, però, era anche il “luogo di
incontro” per poi magari tentare
“l’avventura” spostandosi nella vicina splendida villa comunale con la
possibilità di un ulteriore spostamento nella confinante zona pineta, qualora
il custode della villa, vera alternativa umana alle decine di inutili
telecamere che si vorrebbero installare oggi, non gradisse le seppur innocenti
effusioni in pubblico e sotto la luce dei lampioni che allora c’erano e
funzionavano pure.
Anche questo è
cambiato ed ecco che i diciottenni di oggi preferiscono incontrarsi al tavolino
di un bar a consumare tanta “roba” pur rimanendo costantemente insoddisfatti
mentre i cappuccini, per molti versi molto differenti da allora, qualche
comitiva di giovani e alcune famiglie li frequentano ancora ed ecco lo scenario
che si trovano di fronte: lampioni fatiscenti con le luci perennemente spente,
verde pubblico non curato e vegetazione inesistente o trascurata, cestini dei
rifiuti distrutti e mai riposizionati, assenza di una seppur minima presenza di
vigilanza che dissuada i tanti fannulloni che vi scorazzano con motorini e
scooter mettendo a serio rischio l’incolumità di presenti e passanti,
soprattutto bambini; bulli che si prendono gioco degli anziani presenti in zona
e uno schiaffo a Lui, Padre Pio, anch’egli abbandonato in un piccolo recinto di
ferro arrugginito, senza cura.
A poche
centinaia di metri invece i milioni non si sa più come sprecarli tra varianti
progettuali e spese di ripristino ed ecco che tutti sono in frenetica attesa di
vedere inaugurata la nuova villa comunale costata quanto una missione su Marte.
Chissà se il giorno dell’inaugurazione quegli stessi taglianastri faranno una
passeggiata anche sui cappuccini perché anche loro, cinquantenni di oggi e ventenni di allora, dovrebbero sentire il
dovere di farlo poiché molti di essi erano proprio tra quelli che “posavano”
sui cappuccini ma evidentemente il potere e qualche altro vizietto hanno cancellato
quella memoria fatta di semplicità e di umanità.
Associazione ”Io Ci
Sono!” - Andria

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