INTANTO
QUALCUNO SI RICORDI DI SPEGNERE LE LUCI PUBBLICHE DI GIORNO, SAREBBE GIA’ UN
BEL RISPARMIO.
Per
quanto riguarda gli effetti che avranno sui bilanci delle imprese le nuove
tariffe introdotte con la prossima entrata in vigore della Tares (Tributo
comunale sui Rifiuti e sui Servizi) non si contano più le grida di allarme
lanciate dalle associazioni e anche se “l’appuntamento con il disastro” è stato
solo rinviato di qualche mese, giusto per infierire e far coincidere anche
questa scadenza nel mese di luglio cioè in prossimità con altre scadenze alle
quali le imprese ed i cittadini non potranno far fronte se non ricorrendo al
prestito ad usura, la tensione è già altissima.
Questo
slittamento, quindi, non rassicura affatto i contribuenti i quali non credono
più neanche alle parole di quei politici che, anche questa volta, si
nomineranno tra di loro e si spartiranno l’ennesima torta sempre che gli
italiani siano ancora disposti a votare e a votarli e mentre per le imprese si
prospettano aumenti nell’ordine anche superiore al 500% per attività già in
fortissima crisi e a rischio fallimento come pescherie, ristoranti e
fruttivendoli anche i cittadini e le famiglie sono in stato di allarme poiché è
stato stimato che la nuova Tassa potrebbe addirittura arrivare a pesare più
della sua cugina IMU applicata sulla prima abitazione; due disastri che si
uniscono tra di loro, creati da quei rappresentanti del Popolo che ora dicono
di voler rimediare, purché siano rinominati.
La
nuova Tares quindi come una minaccia seria per i bilanci familiari e il fatto
di preannunciare l’entrata in vigore di questi nuovi balzelli non fa altro che
continuare a bloccare i consumi delle famiglie che continuano a vivere nelle
incertezze di un futuro sempre più imprevedibile.
Allora
quanto costerà alle famiglie questa nuova trovata? Cento, duecento, trecento,
mille euro?
Dipenderà
da un lato dalle dimensioni degli immobili visto che gli incapaci non sono
riusciti ancora a parametrare la tassa rispetto all’effettiva quantità di
rifiuti prodotti con abbattimenti per coloro che di rifiuti ne producono pochi
e tendono alla realizzazione del “rifiuto zero”, quindi ognuno “avrà quel che
si merita”. Ai comuni viene imposto di coprire l’intero costo di raccolta dei
rifiuti superando le vecchie norme che abbattevano questo limite molto al di
sotto del 100% e proprio a proposito dei
comuni c’è da chiedersi: ma i cittadini andriesi che con tanto sacrificio
stanno facendo la raccolta differenziata dei rifiuti cosa si aspettano per il
futuro?
Fatto
salvo il dovere civico di rispettare l’ambiente e di assolvere al proprio
dovere di buoni cittadini, gli andriesi, ora, si aspettano un sensibile, reale,
vistoso ed apprezzabile abbattimento delle tariffe pagate sino ad oggi che,
ricordiamolo, sono esattamente il doppio di quanto pagano i cittadini di Monza
dove il servizio è stato sperimentato prima, dove viene svolto dalla stessa
Società e dove le caratteristiche territoriali e il numero dei residenti sono
sovrapponibili a quelle della città di Andria, città nella quale, ricordiamo
anche questo, le tariffe della Tarsu sono aumentate dal 2011 e oggi ancora
vigenti del 40% in più rispetto a quanto pagato precedentemente.
Poiché
in via Capruzzi a Bari si decide che invece di rispettare i patti con gli
elettori e con se stessi cioè cominciare a punire quei comuni che non hanno
ancora attuato la raccolta differenziata o meglio che non hanno ancora
raggiunto il 25% di essa, rinviano “la punizione” e, come ha ben detto l’amico
Francesco Tarantini di Legambiente, continua a vincere il partito trasversale
delle discariche punendo, ancora una volta, coloro che, come gli andriesi,
hanno deciso di fare i bravi.
Se
a Roma pensano solo alle poltrone e a nominarsi tra di loro e a Bari si mettono
d’accordo per salvare i 200 comuni inadempienti sperando di prendere i voti
degli sporcaccioni perché tra di loro si capiscono, ad Andria cosa deve
accadere?
Innanzitutto
si devono immediatamente attivare incontri pubblici e convocazioni per capire
verso dove si sta andando perché il consiglio comunale deve approvare il
regolamento della nuova Tassa e non possiamo rischiare di ritrovarci l’ordine
del giorno direttamente in consiglio comunale senza prima sapere di cosa i
rappresentanti politici discuteranno, con quali presupposti, con quali
obiettivi, con quale preparazione, con quale consapevolezza e conoscenza,
rischiando ulteriormente. Poi si deve capire bene in che modo il nuovo
regolamento per l’applicazione del nuovo tributo comunale sui rifiuti e servizi
vada incontro ai cittadini per garantire l’abbattimento delle tariffe tanto
atteso perchè previsto e annunciato, nel rispetto della premialità stabilita
per i cittadini che hanno attivato correttamente la raccolta differenziata dei
rifiuti, come sta accadendo ad Andria.
Il
tempo, quindi, stringe, l’ansia aumenta e i cittadini vogliono le risposte e
poiché oltre alla parte relativa allo smaltimento, la Tares prevede che ci sia
anche una quota maggiorata destinata a pagare i cosiddetti “servizi
indivisibili”, ossia servizi pubblici come strade e illuminazione, che andranno
allo Stato e per una piccola parte al Comune, qualcuno si ricordi sin da subito
di spegnere le luci della pubblica illuminazione durante le ore diurne. Sarebbe
già un bel risparmio e un segnale per dire che qualcuno le cose le vede, almeno
di giorno.
Ufficio
Famiglia, Cultura & Ambiente
Associazione “Io Ci Sono!”
ANDRIA

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