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News dalle Città della BAT

sabato 23 maggio 2015

ANDRIA : Lettera al Sindaco che verrà

C'è chi vive la bellezza del centro storico da sempre o da molti anni. C'è chi s'è preso cura degli immobili e delle strade, lavando i lastricati con gli stracci, combinando il profumo di detergente con quello del ragù in ebollizione. C'è chi ha investito in attività commerciali puntando sulla qualità e scommettendo sulla risposta della città, quando ancora non era di moda, integrandosi perfettamente con il tessuto abitativo.
Abbiamo apprezzato e sostenuto questa tendenza. Finalmente, ci siamo sempre detti, anche ad Andria il centro antico gode di nuove attenzioni. Questo patrimonio collettivo, ”pacifico” è minacciato, perché rischia di essere soffocato da un tendenza massificata non controllata, non governata che genera molti costi economici e umani sui residenti.  
Movida Si/Movida No. Non è questo, dunque, il punto il problema. Movida Si/Movida No è banalizzante e riduttivo. Dobbiamo parlare di vivibilità, dignità, civiltà.
Non è vivibilità la follia del traffico serale; non è vivibilità la sosta selvaggia (persino – si veda la foto – sui gradini della cattedrale); non sono vivibilità i caroselli di auto che inquinano e minacciano la salute di tutti; non è dignitoso che non siano sanzionati, come prevede il codice (rimozione del mezzo e decurtazione punti della patente), gli incivili che occupano gli stalli ovvero gli scivoli per i diversamente abili.
Non è vivibilità, la sporcizia pervasiva e dilagante, le bottiglie e i bicchieri di birra e altri alcolici abbandonati ovunque; non sono civiltà i tappeti di cicche nei pressi di alcuni locali né il fatto che ogni angolo un po’ più nascosto sia trasformato in una cloaca, per vomitare ed orinare.
Non è vivibilità l’inquinamento acustico, né la musica erogata da alcuni locali fino alle 2/3 di notte a livelli assolutamente vietati, sia all'aperto che al chiuso, così come non lo sono le vibrazioni dei bassi che si ripercuotono nelle abitazioni, ancora più dannose della musica “a palla”; non è vivibilità che strade, vicoli, piazze vengano trasformate abusivamente in discoteche a cielo aperto alle cui sonorità si aggiungono le orde vocianti e scalmanate di chi vi staziona.
Si generano drammi, sì, drammi vissuti tra le pareti delle case: storie dolorose di anziani e malati, ma anche solo di famiglie con bambini e lavoratori che non hanno più la possibilità di riposare, di godere della brezza serale sui balconi e le terrazze, specie in estate, perché tutti gli spazi aperti sono assolutamente impraticabili.
Sono pochi i “privilegiati” che hanno le risorse per difendersi (con molta fatica). Pochissimi gli intoccabili. Molti subiscono minacce più o meno esplicite: “dovete vendere le case, l’avete capito che ve ne dovete andare”. Ce lo sentiamo ripetere spesso. Sì, si versano lacrime per queste storie vissute. Si prova rabbia. E allora che indaghi, che si faccia luce su questa realtà. Si indaghi a fondo.
Non si può pretendere da tutti il coraggio della denuncia. Siamo noi che pretendiamo dallo Stato che dia coraggio e speranza ai più deboli. Chiediamo giustizia, perché noi, di fatto, siamo espropriati delle nostre abitazioni. È molto più grave di un furto, di uno spinello …
Nonostante tutto, ci ancora molte energie positive nel nostro centro, che per molti è nuovo, ma in realtà è storico. Energie commerciali, energie di persone. Proteggiamole.

                                                                               F.to La portavoce del Comitato
                                                                                Avv. Antonietta di Lernia


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