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giovedì 11 gennaio 2018

ANDRIA : DEGRADO E SOLITUDINE NEL QUARTIERE SAN VALENTINO

CARNICELLI (COMITATO DI QUARTIERE): “CARO DON GIUSEPPE, LE ISTITUZIONI TI HANNO LASCIATO SOLO, NOI NO. DA 16 ANNI ANCHE AL TUO FIANCO”

Alla guida della Parrocchia di San Riccardo da 16 anni, il prete di quartiere, don Giuseppe Zingaro, punta il dito contro le istituzioni e invita la comunità a rimboccarsi le maniche. Dopo la lettera aperta divulgata dal Comitato di Quartiere Europa tramite il suo Coordinatore Savino Montaruli lo scorso 3 gennaio, immediatamente dopo quella pubblicata da don Giuseppe Zingaro, Parroco della Parrocchia San Riccardo nel popoloso Quartiere San Valentino di Andria, ora ad intervenire sono Carnicelli Pietro e Anzioso Riccardo, rispettivamente Presidente e Segretario dello storico Comitato di Quartiere San Valentino ove don Giuseppe Zingaro opera da oltre 16 anni.
I  due rappresentanti scrivono: “abbiamo intenzionalmente atteso di intervenire sul tema ed abbiamo atteso invano espressioni di vicinanza e di solidarietà che non sono pervenute nei confronti di don Giuseppe né da parte delle istituzioni né da parte della Chiesa e dei suoi rappresentanti sul territorio. A parte la bellissima lettera degli amici del Comitato di Quartiere Europa praticamente nulla, neppure dalla politica, quella politica rappresentata da mendicanti del voto che pullulano nel nostro quartiere in campagna elettorale dispensando promesse e ben altro, approfittando della buona fede e dello stato di enorme disagio vissuto dai residenti cui carpiscono migliaia e migliaia di voti, immeritatamente. Noi residenti, invece, siamo vicini oggi a don Giuseppe così come lo siamo stati con il suo predecessore don Vito Miracapillo che è rimasto alla guida della nostra Comunità per i primi 23 anni dalla nascita del quartiere che nel corso dei decenni ha visto aumentare solo il degrado e l’abbandono da parte di istituzioni in cui non crediamo più da anni, da moltissimi anni per la loro inutilità e mancanza di autorevolezza. Caro don Giuseppe, noi residenti viviamo il tuo stesso senso di disorientamento e al tuo dolore uniamo quello ancor più grande di non vedere davanti a noi alcuna prospettiva di cambiamento e i nostri figli e nipoti che erano dei bambini quando politici di scarsissimo valore che hanno guidato la nostra città sono venuti a prospettare loro un futuro migliore, sono diventati adulti ed hanno preso il volo, abbandonando le loro famiglie a causa delle vostre mancate promesse. Oggi peggio di ieri e la storia non cambierà mai. Caro don Giuseppe tu sai quanto ci siamo compromessi per denunciare tutto ciò che nel nostro quartiere non va e lo rende emarginato ed isolato. Quando tu affermi: “Il quartiere di San Valentino, un quartiere di cui tutti parlano e cercano di farsi carico, solo a parole, mentre in pochi aiutano concretamente” hai ragione perché è la verità così come hai ragione quando affermi: “Non lasciamoci sopraffare dalla rassegnazione dalla stanchezza per le problematiche che il quartiere vive, per un abbandono da parte di chi ha il dovere e il diritto di preoccuparsi di questa porzione di città. Rimbocchiamoci le maniche con fiducia, abitiamo con rinnovata speranza il quartiere e con gioia viviamo la vita di ogni giorno nella certezza che non da “soli” ma “insieme” faremo grandi cose”.
Caro don Giuseppe, se non fossimo ancora animati da quella speranza di cui tu parli nella tua lettera avremmo già tutti abbandonato il quartiere e ti avremmo lasciato completamente da solo. Questo non è accaduto e significa che nonostante tutto noi residenti crediamo ancora in una nuova stagione di rinascita e speranza e soprattutto crediamo in te riconoscendo i tuoi sacrifici e la tua dedizione, forse non sempre adeguatamente ricambiata ma sempre apprezzata.
La battaglia che dobbiamo combattere insieme è di tipo culturale quindi il lavoro da affrontare è enorme e per farlo bisogna isolare coloro che utilizzano le armi della sopraffazione, della denigrazione, della prepotenza, dello sfruttamento e dell’autoreferenzialità . Le istituzioni, la politica, la burocrazia devono dare le risposte che attendiamo da anni, da decenni perché se quelle risposte non arriveranno a breve allora significherà che tu, caro don Giuseppe, avrai fallito; che noi avremo fallito con te e che i nostri figli avranno ragione di lamentarsi perché a loro è toccato vivere una realtà diversa dai privilegiati che invece sono “in città”. Se tutto questo alla politica non interessa che lo dicano pure ma lo dicano apertamente perché noi ne siamo già convinti e non ci lasceremo deludere ancora.
I problemi del quartiere li conoscono tutti e chi ha avuto il coraggio di investire in questo territorio, di assumere responsabilità e di avviare una vera rivoluzione culturale e sociale per un rinnovamento anche di tipo strutturale è rimasto deluso quindi la politica insufficiente ed incapace è riuscita a distruggere anche il lavoro di soggetti privati che hanno voluto crederci. Anche di questo potremmo parlarne a lungo così come dobbiamo sperare che il prossimo 15 gennaio il comune soddisfi le richieste di pagamento della Ditta che gestisce la mensa scolastica nella Scuola Elementare del nostro quartiere affinché il prossimo 22 gennaio quel servizio non venga sospeso definitivamente. Anche in questo caso siamo stati come Comunità completamente esclusi dalla discussione di un argomento che interessa in primis le nostre famiglie ed i nostri bambini. Il tutto si è consumato in stanze chiuse senza alcun confronto. Se questi politici credono di poterci trattare come scarpe usate da gettar via allora veramente è meglio che nel nostro quartiere non si facciano più vedere.
Caro don Giuseppe, noi siamo con te e tu lo sai bene ma da quei soggetti non c’è da aspettarsi granché quindi diamoci da fare da soli.




Il Presidente: Pietro Carnicelli

mercoledì 22 giugno 2016

ANDRIA : MERCATO, UN PERCORSO AD OSTACOLI TRA DEGRADO.

UNIBAT: “COSI’ NON VA, NON VA, NON VA. QUEL MERCATO DOVEVA RESTARE IN VILLA SOLO FINO AL 30 NOVEMBRE 2011. SERVE UN PROGETTO PER LA CITTA’. DUE, TRE MERCATI DI SERVIZIO E PERCORSI COMMERCIALI PER ELIMINARE L’ABUSIVISMO DILAGANTE CHE SPADRONEGGIA.”

“Una durata massima di 18 mesi, Questo avrebbe dovuto essere il tempo di permanenza e convivenza del mercato settimanale di Andria con la villa comunale quindi dal primo dicembre 2011 la risoluzione ad un problema reale che non è mai avvenuta”. Con queste affermazioni UNIMPRESA BAT interviene sulla questione relativa al mercato settimanale del lunedì di Andria che, a distanza di ventisei anni, si svolge ancora oggi nell’area perimetrale alla villa comunale in uno stato di convivenza diventato veramente impossibile oltre che oramai improduttivo al punto che il ramo d’azienda relativo a quello che, insieme al mercato di Foggia, era il più grande mercato del meridione d’Italia ha toccato valore “zero”.
A proposito dell’incancrenirsi della situazione e delle mancate soluzioni ripetutamente proposte all’Amministrazione Comunale è intervenuto anche il Presidente dell’Associazione di Categoria, Savino Montaruli, il quale ha aggiunto: “lo scorso lunedì è arrivato l’ennesimo rapporto da parte dei Rappresentanti di mercato e quel rapporto parla ancora una volta di una situazione fortemente peggiorata nel tempo con un crescente degrado che sta investendo non solo il percorso mercatale ma anche le sue aree di attraversamento cioè quelle interne alla villa comunale. Non solo quindi una questione di natura estetica ma di sicurezza pubblica e di decoro urbano. L’accumularsi di erba rinsecchita alta e folta, pronta a prendere fuoco e la presenza di altri elementi di pericolo a cominciare dalla mancata manutenzione del manto stradale, con enormi buche lungo il percorso, l’assenza di indicazione degli stalli delle postazioni di lavoro e un pressapochismo diffuso rappresentano plasticamente una condizione di abbandono e di stallo preoccupante. Intanto nulla si sta facendo per adeguare gli strumenti di programmazione a quanto previsto dalla nuova legge regionale quindi niente mercatini rionali, niente percorsi ed aree di stazionamento delle vendite itineranti e dei produttori agricoli con conseguente abusivismo dilagante che si è impadronito della città, niente mercati di servizio e di prossimità, niente Farmer’s Market per la vendita di prodotti a chilometro zero. Niente di tutte quelle minime condizioni che faticosamente sono state inserite in strumenti normativi ma che, complice un sistema di controlli e dirigenziale inadeguato se non inesistente, continuano ad essere palesemente e ripetutamente trasgredite. Il futuro? Noi non lo vediamo ancora.” – ha dichiarato il leader sindacale andriese, membro eletto della 3^ Consulta Comunale Attività Produttive della città di Andria.


Area Comunicazione

UNIMPRESA BAT

sabato 6 febbraio 2016

TRANI : ABBANDONO E DEGRADO CENTRO STORICO

In questi ultimi giorni sono sotto i riflettori i fitti del comune di Trani, dal sito ufficiale è possibile scaricare l'elenco completo dei fitti attivi, quelli che a quanto pare dovremmo riscuotere ma non riscuotiamo e i fitti passivi che corrispondono alle somme che come collettività versiamo.
 Scorrendo le voci dei fitti passivi mi son soffermato sugli 11.680 euro annui che paghiamo per il Centro per l’impiego a pozzo piano, quasi mille euro al mese.
Spostiamoci al centro storico e analizziamo insieme l’ex Conservatorio San Lorenzo, immobile di proprietà comunale di diverse centinaia di metri quadri.
 La struttura ospitava dei plessi scolastici e oggi?
 Parte del piano terra è interessato dall'Oasi 2 invece il primo piano, come possiamo vedere dalle foto, è da troppi anni in completo stato di abbandono.
 Le immagini parlano da sole vetri rotti che lasciano intravedere scritte sui muri, cospicue infiltrazioni ormai visibili dall'esterno e la parietaria rigogliosa.
 Scenario di completo abbandono che comporta il deperimento della struttura e il conseguente futuro aumento dei costi per il ripristino.  A proposito quando si penserà a recuperare questi spazi direi ampiamente dimenticati visto che non vengono mai menzionati?
Una parte di questo fabbricato, nello specifico alcune stanze al piano terra con accesso in via Nigrò, è stato restaurato grazie alla ricezione di fondi europei per allestire un centro giovanile lo "You and Me".
Il progetto ha fatto il suo corso e i locali, dotati fra l’altro di accessi e bagni per disabili, sono inutilizzati ormai da tempo. Attenzione questi ambienti celano un particolare direi “curioso” la scala per accedere al piano superiore si trova proprio in queste stanze ma non è accessibile e neanche visibile è stata accuratamente nascosta dal cartongesso, forse in attesa di tempi migliori?

Si parla molto della riqualificazione del nucleo antico, s’invoca la totale chiusura ma la vera fruizione tarda ad arrivare.
Perché? Semplice i centri storici che prendiamo a modello hanno spesso una differenza piccola ma sostanziale  equivalgono al centro stesso della città.
 Cosa vuol dire? Che pullulano di uffici di attività commerciali, sono vivi tutto il giorno a differenza del nostro.
 Siate sinceri chi di voi si reca nel quotidiano al centro storico?  Nessuno!
 In questo quartiere ormai non abbiamo quasi nulla e il tranese medio, che di base usa l'auto per fare 50 metri, non ha oggettivamente motivo per venirci, al massimo vive di sporadiche passeggiate domenicali o serali che si concentrano al porto. Lo spostamento negli ultimi anni di una nota e storica attività la dice lunga.
  Forse sbaglio ma non potremmo provare a riqualificare il centro storico cogliendo un’occasione di risparmio?
 Qualora condizioni e normative lo permettano perché non trasferire il Centro per l'impiego nei locali del ex Conservatorio? Il contratto del Centro scade a metà di quest'anno non ho elementi per affermare se sarà rinnovato ma di sicuro siamo in tempo per recedere e trasferirlo.
 Entriamo nell'ottica di un centro storico realmente vivo e cominciamo a programmare azioni concrete.
Innegabile, uffici e studi comportano un flusso di persone che di riflesso potrebbero permettere l'apertura di attività commerciali e sarebbe ora che ci si prefigga di creare misure specifiche per spingere la zona antica. Il tessuto oggi è reso vivo dai tribunali e dall’agenzia del territorio e chi realmente conosce l’area in questione sa bene che dal pomeriggio inizia quasi il coprifuoco. Chi come me conduce i turisti a scoprire  Trani e gli altri centri storici del circondario è ben conscio del  valore aggiunto apportato dai tribunali che di certo non sfugge ai turisti.
 Se poi riuscissimo a riqualificare l’ex Monastero degli Agostiniani (a proposito a che punto è il contenzioso con la Asl? Nessuno ne parla? ) con una sede universitaria che però funga da reale attrattore almeno per le province vicine, riuscite a immaginare cosa finalmente diventerebbe o meglio tornerebbe a essere il nostro centro storico?
 Spesso dico #siamosolocustodi quindi vogliamo cominciare realmente insieme a custodire e a recuperare?  


Andrea Moselli

lunedì 16 novembre 2015

ANDRIA : QUANTO DEGRADO DAVANTI ALLE CHIESE !

PORTA SANTA RIDOTTA AD UNA PATTUMIERA E QUESTO NON FA ONORE AGLI ANDRIESI.
BISOGNEREBBE PRENDERE QUEI GIOVANI E PORTARLI, PER MANO, DENTRO QUELLA CHIESA.

Se qualcuno prendesse per mano quei giovani e li portasse nella chiesa di Santa Maria di Porta Santa, coeva di Castel del Monte di Federico II, potrebbe spiegare a quei giovani, agli stessi giovani che hanno ridotto il sagrato di quella splendida chiesa ad una pattumiera a cielo aperto, che in quel luogo c’è una fetta, una grande fetta di storia federiciana del periodo migliore della storia della nostra città
Posta Santa, una delle cinque Porte di accesso alla città di Andria.
Un luogo Sacro perché San Riccardo entrò in città proprio da Porta Santa.
Se spiegassimo questo e tutto il resto della storia gloriosa di una città un tempo prima in tutto, soprattutto in Cultura, forse quei giovani in quel luogo andrebbero ad ubriacarsi di Cultura e non ad ingerire quantità inaudite di alcol e di sostanze che li stanno mangiando vivi e stanno distruggendo il loro corpo e la loro mente.
Se anche le chiese, i sagrati delle chiese andriesi, sono state ridotte in questo stato allora significa che dietro i silenzi, dietro i tanti silenzi e le coscienze assopite ed annientate c’è qualcosa di molto preoccupante perché vuol dire che si è persa completamente la memoria storica della città.
No, noi non ci stiamo e chiediamo anche alla altre Istituzioni, spesso silenti, di intervenire con decisionismo e prendendo posizioni chiare, senza accomodamenti, sul degrado incalzante e progressivo che sta denigrando la città di Andria.



   Associazione “Io Ci Sono!”
Il Presidente   Savino Montaruli

sabato 23 agosto 2014

TRANI : TORRE DELL’OROLOGIO IN DEGRADO

Quando ci s’interroga su quale possa essere il monumento identificativo per eccellenza di Trani il nostro cuore ci porta (credenti o meno) senza dubbio alla Cattedrale.  Per certi versi abbiamo una struttura che possiamo considerare il secondo simbolo, si tratta della Torre dell’Orologio comunemente detta di San Donato, una struttura importante purtroppo dimenticata quasi ignorata.
Lo stemma più antico della città si trova impresso proprio su questa Torre ma forse pochi lo ricordano. Come testimonia una delle lastre infisse nella struttura, l’Università di Trani decise di costruire la Torre con l’orologio pubblico nel 1473, affidandosi al Sindaco Spirito de Piccione, di lui rimane scolpito lo stemma un leone rampante. Una seconda lastra ricorda Gabriele Gentile, “amministratore integerrimo” risistemò la torre forse completando l’orologio.  Gentile è un esponente di spicco della borghesia del XV secolo.  La torre alta circa 25 metri era la struttura più alta e dominava tutto il territorio sino a Castel del Monte, non poteva essere superata in altezza da nessuna costruzione. Se facciamo caso la possiamo ammirare dal porto.
L’orologio aveva la funzione di regolare la vita in città, suonando alla maniera “francese o provenzale” scandendo prima i quarti d’ora e poi le ore.  Non cercate un quadrante con le lancette non lo troverete, si tratta di un meccanismo interno ritenuto uno dei più antichi e rari del Regno di Napoli.
Durante il fascismo fu restaurata nel 1931 (nel nono anno dell’era fascista) come riporta la targa commemorativa, purtroppo in quel periodo l’ingresso originale fu cambiato e la torre subì alcune modifiche.
Nel 1995 la commissione prefettizia rendendosi conto dell’importanza del manufatto eseguì i lavori di restauro e per alcuni anni, grazie al contributo di un volontario,  ha ripreso a funzionare. Oggi a distanza di venti anni dal ripristino, questa importante testimonianza si trova in completo degrado e rappresenta anche un pericolo per la collettività.
Come vedete dalle foto la Torre abbandonata è accessibile a tutti ed è diventata un ricettacolo d’immondizia. 

Pericolosissima in quanto la scalinata sembra pericolante e chiunque, magari un bambino con la voglia di esplorare, potrebbe cercare di salire con conseguenze che non voglio immaginare e che dobbiamo assolutamente prevenire.  I “pesi” dell’orologio potrebbero cadere, alcuni come vediamo dalle foto sono per terra.
Mentre in città si discute di temi relativamente importanti sotto il profilo storico-artistico, la nostra Storia quella vera strettamente collegata con l’Arte è in serio pericolo. Oltre alla messa in sicurezza che presumo sarà fatta in poche ore per ovvi motivi, protocollerò una richiesta affinché chi di competenza si attivi per analizzare la situazione della Torre.
La Torre dell’Orologio è un cardine della nostra storia è impensabile che prosegua nell'abbandono in cui versa da anni e che i suoi rintocchi, che hanno scandito per secoli la vita cittadina, siano relegati nel ricordo.

ANDREA MOSELLI

mercoledì 28 maggio 2014

TRANI : La Città non è solo movida. La città è anche degrado, sporcizia e abbandono.

Trani non è solo il porto, la cattedrale, il castello e il lungomare, Trani è anche degrado, sporcizia e abbandono. Duole fare questa affermazione, duole perché tutti i cittadini vorrebbero vantarsi della propria città, vorrebbero la propria città in perfette condizioni, vorrebbero che non ci fosse superficialità da parte dell'amministrazione comunale. Tuttavia è doveroso fare tale affermazione, lo è perché senza questo tipo di affermazioni tutto tace e nulla cambia. Ma veniamo alle motivazioni e alle considerazioni dovute. Nei giorni scorsi abbiamo effettuato un minuzioso ed accurato sopralluogo in via Giacchetti, una strada che costeggia la ferrovia e conduce alla Chiesa dei Cappuccini: una strada che versa in condizioni disastrose, si può facilmente osservare come l'amministrazione tranese, se da un lato si preoccupa di curare l’aspetto estetico del centro della città con minuzia, dall'altro trascura in modo evidente le aree periferiche. Chiunque passi per questa strada potrà infatti notare la quasi totale assenza di illuminazione, numerosi rifiuti sul ciglio della strada, e l' asfalto gravemente danneggiato con un numero considerevole di buche. Ma non è tutto: ciò che fa riflettere è la vasta zona di terreno abbandonato e incolto, vari metri quadrati di vero e proprio degrado. Per di più tutto questo sorge proprio accanto a vari palazzi moderni, cosa che fa notare le due facce opposte di Trani : da una parte il decoro, la paesaggistica e la modernità, dall'altra l'immenso degrado e la trascuratezza. Esortiamo quindi il comune a curare tutti gli aspetti della nostra città e non a trascurare zone dove purtroppo vige il degrado, zone che potrebbero magari essere adibite alla creazione di aree verdi, quasi del tutto assenti.


Trani FutureDem