In un silenzio generale sui temi del referendum dei prossimi 12 e 13 giugno sull’acqua pubblica e sul nucleare, sostanzialmente dimenticati da amministrazione, partiti e associazioni locali, l’Artemia salina ribadisce l’importanza delle ragioni dei due sì all’acqua come bene comune e non gestita da privati, secondo una logica di profitto aziendale e del sì per fermare il nucleare, tecnologia obsoleta e pericolosa, come dimostra il caso della catastrofe di Fukushima in Giappone, le cui proporzioni, ad oggi, appaiono devastanti. In questa prospettiva si è inserito il convegno organizzato lo scorso 7 maggio presso il lido Sport di Margherita di Savoia, laddove sono intervenuti il presidente dell’associazione Maurizio Giacomantonio, Ruggero Ronzulli, presidente di Legambiente di Margherita di Savoia (unica associazione sul territorio ad aver abbracciato la causa lanciata dall’Artemia), Vincenzo Spina, responsabile provinciale del Comitato “Acqua bene comune”, Alessandro Zagaria del Coordinamento Antinucleare “Ambiente, salute ed energia” e il professor Ruggero Quarto, docente di Geofisica Ambientale presso l’Università degli Studi di Bari. Nel convegno sono state ampiamente spiegate le ragioni dell’importanza del voto referendario, i relatori hanno illustrato i rischi che potrebbero venire se il quorum (il tetto massimo di cittadini che devono recarsi alle urne, affinché il referendum sia valido, e cioè il 50% + 1 degli aventi diritto al voto) non fosse raggiunto. Si sono spiegati agli intervenuti, i problemi della gestione privata dei servizi idrici che comportano strutturalmente effetti negativi dal punto di vista della qualità del servizio: si è ben chiarito, ad esempio, come la trasformazione da bene comune a bene economico dell’acqua possa determinare l’aumento delle tariffe. Circa il nucleare, il professor Quarto ha posto in evidenza come, da un punto di vista geofisico, non possa esistere alcun luogo sicuro per una centrale nucleare e come i problemi fondamentali di tale tecnologia siano legati, inoltre, allo smaltimento delle scorie radioattive su cui non esiste alcun piano di stoccaggio protetto, né possibilità immediata di smaltimento. Nonostante comitati, associazioni e movimenti, ormai da mesi, siano impegnati su tutto il territorio nazionale, in una lotta informativa sui referendum, una cappa di oscurantismo rischia ancora di mettere il bavaglio ai cittadini. L’associazione Artemia Salina, inserita in tale circuito d’impegno civile, è stata l’unica associazione a richiedere ed ottenere, tramite delibera di giunta, spazi per la propaganda indiretta del referendum sul territorio margheritano. Gli altri soggetti politico-sociali presenti sul territorio continuano, invece, ad allinearsi dietro un prolungato e preoccupante mutismo.
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