ANDRIA RESTA ALLA FINESTRA. RISPOSTE MAI GIUNTE SULLE
REITERATE RICHIESTE DI REFERENDUM POPOLARE CHE DA MOLTI MESI I CITTADINI STANNO
AVANZANDO.
NON SI HA NEANCHE IL CORAGGIO DI ANDARE IN CONSIGLIO
COMUNALE PER DECIDERE DA CHE PARTE STARE.
TUTTO QUESTO E’ IMPERDONABILE PER UNA CLASSE
DIRIGENTE E POLITICA CHE SI AUTODEFINISCE NUOVA E
OPERATIVA.
Dopo lo slittamento a data da
destinarsi della decisione della Corte Costituzionale sui ricorsi presentati da
alcune Regioni italiane (la
Puglia non c’è) contro il riordino territoriale delle province,
arrivano altre batoste e dopo che il Tar del Lazio aveva respinto la richiesta
di sospensione della Deliberazione del Consiglio dei ministri del 20 luglio
2012, recante "Determinazione dei criteri per il riordino delle Province", a
norma dell'articolo 17, comma 2, del decreto legge 6 luglio 2012, n. 95",
pubblicata in Gazzetta Ufficiale - Serie generale n. 171 del 24 luglio 2012,
avanzata dalle province di Lecco, Lodi, Rovigo,Treviso, arriva l’ultima sonora
batosta ed ecco che proprio nella giornata di ieri 14 novembre 2012 (diamo
sempre notizie fresche di giornata) è stata depositata la sentenza del Consiglio
di Stato che ha così deciso in camera di consiglio:
“...per la
riforma dell' ordinanza cautelare del T.A.R. LAZIO - ROMA: SEZIONE I n.
03669/2012, resa tra le parti, concernente determinazione dei criteri per il
riordino delle province, considerato che appare del tutto condivisibile
l’approccio del giudice di prime cure, che ha rilevato la carenza di lesività
dell’atto impugnato attesa la sua naturale destinazione ad essere sostituito da
un provvedimento di rango legislativo; considerato che il sopravvenire del
decreto legge 5 novembre 2012 n. 188, relativo al processo di riordino delle
Province, lungi dal giovare all’argomentazione della parte appellante, lascia
trapelare addirittura il venir meno dell’interesse alla coltivazione del ricorso
anche in prime cure P.Q.M. il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale
(Sezione Quarta) respinge l'appello (Ricorso numero: 7664/2012). Condanna
la Provincia
di Treviso a rifondere alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero
dell’interno ed al Ministero per la pubblica amministrazione e la
semplificazione, le spese della presente fase di giudizio che liquida in
complessivi €. 3.000,00 (euro tremila) oltre I.V.A., C.N.A.P. e rimborso spese
generali, come per legge.
Alla luce della situazione che,
come da noi già ampiamente preannunciata, anche dal punto di vista giuridico
appare del tutto sfavorevole a qualsiasi azione oltremodo dispendiosa per
l’Ente, ancora una volta invitiamo i rappresentanti del territorio a smetterla
di menarsela tra di loro e ad adottare con la massima urgenza i provvedimenti
necessari per evitare che veramente fra qualche giorno ci troviamo nella
Provincia di Capitanata senza aver avuto noi Cittadini la possibilità di operare
scelte democratiche, legittime, condivise e previste dalla legge, lontane da
posizioni politiche o parti-partitiche o addirittura personalistiche che fanno
male soprattutto a chi le sta ponendo in essere e crea un precedente
imperdonabile per una classe dirigente e politica che ama autodefinirsi nuova ed
operativa.
Si abbia almeno il coraggio di
andare immediatamente in consiglio comunale perchè ora sono caduti tutti gli
alibi ed è giunta l’ora delle scelte, anche a costo di rompere quel fantomatico
idillio fumoso che cinge chiome e capocce.
Coordinamento Associazioni Civiche
Andriesi

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