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domenica 18 novembre 2012

BAT : RIORDINO DELLE PROVINCE, IMPORTANTE IL “SUPPORTO GIURIDICO” DELLE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA E ORDINI PROFESSIONALI ALLA PROVINCIA



Dopo l’incontro presso la Sala Giunta della Provincia di Barletta – Andria – Trani di giovedì 15 novembre scorso, abbiamo intervistato il Presidente dell’Associazione di Categoria UNIMPRESA provinciale BAT, Savino Montaruli che ha partecipato all’incontro in rappresentanza dell’Associazione accreditata nel Partenariato Economico e Sociale dell’Ente.

D. – Presidente Montaruli, anche l’Associazione Unimpresa provinciale Bat, nel corso della riunione presso la Sala Giunta della Provincia, ha annunciato di voler sostenere le ragioni alla base del ricorso presentato dall’Ente contro il piano di riordino del Governo. Perché?
R. – Abbiamo enunciato questa volontà perché come associazione ci siamo costituiti sul territorio il 20 novembre 2006 quindi molto prima che si costituisse l’Ente Provincia con le libere elezioni del 6 e 7 giugno 2009, a dimostrazione che abbiamo per primi creduto nell’identità territoriale e nell’autodeterminazione che avrebbe e non a caso dico avrebbe, dovuto portare benessere sociale e progresso della nostra Comunità ma le note difficoltà, non solo rispetto alle problematiche legate al trasferimento dei beni e dei servizi dalle province madri, impongono, ancora oggi, un riassetto generale e credo che “l’allargamento” e “l’apertura” della nostra istituzione ad altri territori e ad altre realtà, anche culturali, sia una strada percorribile e innovativa, quindi è opportuno provarci.
D. – Ma Lei crede veramente che questa sia una strada percorribile e realizzabile?
R. – Se vivessimo in una realtà politica ed amministrativa fondata sul concetto di condivisione e di interesse generale Le risponderei subito di si ma mi rendo conto che la nostra classe politica e dirigente, in generale, abbia un livello culturale e un senso delle istituzioni e della democrazia molto discutibile e lo dimostra il fatto che non siamo stati in grado di presentarci come Comunità coesa e decisa ad andare avanti in modo unitario. Ancora oggi sono note a tutti “le fughe” anche da parte di alcuni politici che continuano a giocarsi le loro personali campagne elettorali sfruttando il popolo ed una presunta volontà popolare della quale, in effetti, si ha paura e timore. Durante il recente consiglio regionale che si è occupato della questione è emersa palesemente tutta questa divisione ed essersi presentati in quell’assise senza reali e documentate posizioni da difendere è stato un grosso errore. Questo lo hanno capito anche a Roma laddove, invece, per altre realtà territoriali sono state concesse deroghe alle rigide prescrizioni imposte mentre del nostro territorio non se ne è occupato nessuno e credo che anche in futuro nessuno lo farà perché la mente e i pensieri dei nostri autorevoli politici, soprattutto in questo momento, sono altrove.
D. – Secondo Lei cosa invece si sarebbe dovuto fare per dare più forza alle ragioni del territorio?
R. – La strada del ricorso amministrativo è quella più istituzionale ma dobbiamo anche ricordarci che in altre circostanza simili sia il Tar Lazio che il Consiglio di Stato se ne sono lavate le mani quindi il percorso è molto arduo. Ritengo, invece, che le nostre ragioni avrebbero dovuto essere supportate da atti democratici reali come le delibere chiare dei consigli comunali, soprattutto da parte di quei comuni che avrebbero manifestato la volontà di entrare a far parte del territorio allargato, che non ci sono mai state, e un referendum popolare provinciale, previsto dallo Statuto ma inattuabile per assenza dei regolamenti piuttosto che dei singoli comuni, in modo da dimostrare seriamente che la decisione di mantenere intatta l’identità territoriale partisse dal basso e non solo da parti politiche che non trovano neanche sostegno nei loro partiti nazionali e nei loro parlamentari. Tutto questo non lo si è voluto fare e ne pagheremo le conseguenze.
D. – Come giudica l’incontro di giovedì scorso?
R. – Io continuo a pensare che i momenti di difficoltà rappresentino sempre delle opportunità. Anche in sede istituzionale sta accadendo questo e il fatto che la politica, oggi, si accorga di quanto importante sia fare rete con la società civile e andare avanti con posizioni unitarie e aperte al contributo di tutti è una dimostrazione inequivocabile di un cambiamento culturale lento ma necessario. Errori ce ne sono stati, anche nel recente passato ma un Ente giovane e ambizioso come il nostro sono convinto che con il tempo possa individuare con esattezza i punti di criticità e trasformarli in punti di forza.
D. – Tutti d’accordo, quindi, a salvare la Bat?
R. – D’accordo a salvare quello che siamo e che siamo stati in grado di costruire nel tempo e l’aver pensato di allargare i confini territoriali ad altre realtà comunali per raggiungere il “parametro” richiesto dal Governo è proprio il segnale di quanto siano lontani da noi pensieri di retroguardia che fanno solo rallentare il tempo delle decisioni e danno invece la possibilità alla nascita di nuove divisioni e contrapposizioni come quelle messe in campo da tempo da amici e compagni che da un lato si spartiscono l’immensa torta del potere e dall’altro tentano di distinguersi di fronte all’elettorato che, invece, ha capito molto bene le finalità ed è stanco di stare in mezzo a giochi che mirano solamente ad una resa dei conti che dovrebbe, invece, essere tutta interna e tutta tra le parti.
D. – Presidente, se dovesse nascere la nuova Provincia Federiciana o come dir si voglia, Andria ne diverrebbe per legge il naturale capoluogo essendo la città più popolosa. In questo caso si sentirebbe di essere un po’ campanilista?
R. – Devo ammetterlo, amo troppo la mia città per non essere un sano campanilista e l’idea che Andria possa ottenere questo giusto riconoscimento mi rende felice ma sono convinto che anche questo, invece di rappresentare un motivo di orgoglio per l’intero territorio e non solo per gli andriesi, diventerebbe motivo di ulteriori divisioni e la beffa è che queste divisioni saranno alimentate proprio da (soliti) personaggi andriesi; gli stessi quasi sempre alla finestra, in penombra e la cui storia non è mai stata scritta e dei quali non sapremo cosa ricordare. In questo la mia città è sempre stata penalizzata e tradita.
D. – Ultimo passaggio, quindi, in Parlamento?
R. – E’ la cosa che più mi fa paura perché pare che sia l’ultima possibilità “politica” di ottenere un risultato che vada nella direzione auspicata. Quel luogo non è mai stato a noi vicino né ha mai compreso le ragioni di una comunità con un grande desiderio di sviluppo e di crescita e temo che anche questa volta non ci sarà alcun sostegno alle nostre ragioni. Questa crisi di rappresentanza e di rappresentatività, esattamente come accaduto in seno al consiglio regionale, dovrà far riflettere tutti quanti noi e forse farci capire che c’è un sistema che va completamente demolito e sovvertito, con metodi democratici e popolari ma anche con qualcosa in più, con convinzione e sguardo aperto verso il futuro.
D. – Se si dovesse andare con Foggia?
R. – Sarebbe ingiusto ed antidemocratico ma solo perché la scelta, in tal caso, non sarebbe stata affidata alle volontà delle singole popolazioni dei comuni dell’attuale Bat ma imposta o derivante da leggerezze politiche che non hanno voluto “scegliere”. In ogni caso spero che i tanti che invece di svolgere il loro quotidiano, difficile e complesso ruolo istituzionale continuano a fare solo gli opinionisti, possano smetterla di denigrare ed offendere i cittadini della provincia di Foggia, dimenticando o peggio non sapendo che proprio con  molti di quei comuni come la stessa Foggia, San Severo, Lucera, Manfredonia, San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis e tanti altri gli andriesi e i cittadini della Bat hanno intensi, consolidati e storici rapporti umani e commerciali, quindi continuare con questa linea di denigrazione è dannoso e rischioso, oltre che stupido e infantile.
D. – Allora, “ad adiuvandum”?
R. – “Ad adiuvandum!”

Intervista spontanea rilasciata al Circuito “organidiinformazione” di libera divulgazione.

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