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mercoledì 2 gennaio 2013

TRANI : Dal Comune sussidi col contagocce

60mila euro di sussidi in soli tre mesi, ma anche il passaggio a vuoto sul mancato cofinanziamento per il “fitto casa”: sui contributi per le locazioni il Comune non ha potuto metterci del suo e, quindi, per quest’anni sfuma la premialità regionale ed ogni famiglia avrà, mediamente, 140 euro in meno di sostegno. Questo hanno raccontato le cronache delle ultime settimane dell’anno appena trascorso, ma, adesso, però, sui servizi sociali sembra sia giunto davvero il momento di voltare pagina. La giunta comunale, infatti, ha approvato l’avviso pubblico finalizzato per il cosiddetto “Piano emergenza famiglie”.

«Il Comune vuole promuovere un dialogo tecnico – spiega l’assessore al ramo, Rosa Uva -, con tutti gli operatori del terzo settore, per la definizione e realizzazione di attività di inclusione sociale e contrasto alle povertà in favore di nuclei familiari in condizioni di fragilità all’interno del Centro per le famiglie».

Questo sportello, esistente da circa un anno nel Comune di Trani, è stato attivato per essere il luogo dell’incontro tra i bisogni delle famiglie e le risposte dell’ente pubblico. Adesso, però, dovrebbe compiere un salto di qualità: «Valorizzare le singole, e molto spesso isolate, iniziative promosse dal terzo settore, attivando un nuovo modello di rete che crei una molteplicità di risposte al bisogno, secondo una nuova logica di programmazione dei servizi sociali continua, duratura ed efficace, che possa garantire un risultato verificabile attraverso atti concreti e mirati».

A questo punto, la parola passa alle associazioni del Terzo settore, il vero motore dei progetti dell’inclusione sociale. Gli interventi specifici che si chiede loro di elaborare in forma progettuale, dovranno pervenire presso il comune di Trani entro il 31 gennaio.

I progetti dovrebbero articolarsi in quattro passaggi: un intervento finalizzato al sostegno alimentare, quale nuova forma di intervento assistenziale alternativo all’erogazione di contributi in denaro; un intervento finalizzato ad aiutare le persone indigenti per rispondere al loro bisogno farmaceutico; un intervento destinato ad utenti con disagio socio-economico, finalizzato alla costituzione di un fondo di solidarietà per garantire delle contribuzioni relativamente alle utenze domestiche (elettricità, gas e acqua); la creazione di una rete che possa garantire una risposta immediata alle situazioni di emergenza, offrendo una opportunità di accoglienza temporanea attraverso disponibilità di immobili e convenzioni relative.

«Questo nuovo modello rappresenterebbe un ponte tra l’istituzione ed il territorio – è la tesi di Uva -, coinvolgendo a 360 gradi tutti i soggetti interessati nella gestione del bisogno e, soprattutto, nella risposta dello stesso, favorendo cosi un nuovo welfare d’accesso che crei un unico progetto socio-assistenziale per le famiglie in difficoltà». 


 di Nico Aurora
Fonte : Gazzetta del Mezzogiorno

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