Le ultime decisioni del giudice sportivo hanno
visto affibbiare due turni di squalifica al difensore Simone Pepe dello Sporting
Ordona, espulso dal campo durante la quinta gara di campionato di
promozione pugliese girone A contro il Canosa,
reo di aver colpito con un pugno l’avversario. Questa volta non l’ha fatta
franca, visto che nella passata stagione lo stesso giocatore aveva colpito a
pugni Francesco Somma del Canosa, all’improvviso e lontano
dall’azione di gioco, un gesto sfuggito alla terna arbitrale e alle telecamere.
Una condotta sleale, scorretta e gratuita, estranea alla logica dello sport
praticato, nonché dolosa aggressione fisica dell'avversario per ragioni affatto
avulse dalla peculiare dinamica sportiva. Nella mattinata di domenica scorsa il
difensore Pepe, che prima del rosso
diretto inflitto dall’arbitro era già
stato ammonito per gioco falloso è stato colto in flagranza mentre colpiva con
un pugno l’attaccante Coppola del Canosa che per poco non ha provocato danni
irreparabili alla persona. Questi gesti violenti che non possono convivere con
lo sport e con il gioco del calcio, hanno fatto tornare indietro di qualche
mese, all’orribile ricordo di quanto occorso al giovane calciatore canosino Somma,
vittima del pugno del coetaneo Pepe del Carapelle.
In settimana, prima delle decisioni del giudice
sportivo, sono circolate sui social network le
dichiarazioni di Luciana Somma,
sorella di Francesco: """Mi rivolgo direttamente ai
dirigenti della squadra dello Sporting Ordona
affinché possano intervenire ed evitare una volta per tutte che questi atti di ‘inaudita
violenza’possano ripetersi ancora. Un' espulsione non basta a colmare ciò che si cela dietro questi gesti. Lo scorso marzo, mio fratello
ha subito un grave intervento falloso per opera dello stesso giocatore, espulso
domenica scorsa. I danni scaturiti sono stati rilevanti e molteplici. Ha subito
un difficile intervento di ricostruzione della mandibola presso l'Ospedale di
San Giovanni Rotondo, con innumerevoli conseguenze fisiche e morali; oltre che
a non andare a scuola, non allenarsi e non uscire con gli amici. Mio fratello
non riusciva a dormire a causa dei dolori, perdeva sangue dagli oltre 30 punti
che gli ricucivano i tessuti interni attorno alla mandibola e per di più non
riusciva ad alimentarsi come avrebbe voluto. Periodicamente si sottopone ai
controlli previsti nella suddetta struttura ospedaliera e nei prossimi mesi, potrà
impiantare il dente perso in campo, proprio a causa di quell'atto di ‘inaudita
violenza’. Spero che questo appello non resti
inascoltato.””” Parole forti e decise che danno conto di quanto un comportamento violento
possa arrecare, per giunta tenuto da un giovane che si approccia al gioco del
calcio con la disputa dei primi campionati dilettantistici. Tali condotte lesive sono da
ripudiare in quanto non appartengono al
mondo del calcio dove lealtà, correttezza, rispetto delle
regole e dell’avversario devono essere i protagonisti di una partita
all’insegna del fair play e del sano
agonismo.
Bartolo Carbone

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