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lunedì 20 novembre 2017

ANDRIA : REFEZIONE SCOLASTICA. LE POLITICHE DEL LAVORO? SOLO PAROLE

Il dibattito sulla deliberazione di giunta comunale, organismo esecutivo dell’apparato politico amministrativo, continua ad animarsi ad Andria svegliando tardivamente anche i dormienti che, ora e solo ora, si accorgono che il problema esisteva ed esiste, pur essendo restati in silenzio assoluto in questi lunghi mesi.
Dopo che alcuni esponenti della rete di impegno sociale e civico cittadino, hanno tenacemente sollevato la problematica, affrontandola per la ricerca delle soluzioni possibili onde evitare la soppressione del servizio mensa nelle scuole cittadine, me compreso in qualità di soggetto partecipante sin dal primo incontro alle sedute di 4^ Commissione consiliare essendo stato io stesso promotore dei successivi approfondimenti a partire dalla riunione di Prima Consulta, della quale faccio parte essendo stato democraticamente eletto dalle associazioni del Forum cittadino quale esponente indipendente dalla politica, oggi e solo oggi ci si accorge che esiste un problema che va ben oltre la “mangiatoia” a cui qualche esimio rappresentante politico o scaltro dirigente vorrebbe ricondurre una questione che invece è molto più profonda ed articolata. Altro che mangiatoia, qui sono in ballo le “Politiche del Lavoro” e la capacità di un’amministrazione comunale, della politica e delle agenzie educative locali di mettere al centro degli obiettivi comuni “il Lavoro”. Millantare volontà di attuare strumenti adeguati per affrontare il problema della disoccupazione, in una città che manifesta il più alto valore percentuale in assoluto di inoccupati, con percentuali triple o addirittura quadruple rispetto al dato nazionale; con una popolazione giovanile in fuga senza ritorno e con enormi quote di disoccupazione femminile, è azione becera e strumentale che non porta a nulla. Da anni la nostra associazione di categoria indipendente UNIBAT ha sollecitato la costituzione di un serio e partecipato tavolo di emergenza sociale che affrontasse nel merito la questione occupazionale in città, con analisi che siano anche corrispondenti alla reale condizione del territorio visto che tassi di disoccupazione che superano anche il 60% è impensabile che possano essere lo specchio della realtà.
Evidentemente, chiaramente, le politiche del lavoro poco o nulla interessano ai gruppi di potere così come configuratisi nella realtà politica ed amministrativa locale, combinati con frange di polisindacato spesso asservito e sovente dormiente se non accondiscendente.
La questione della refezione scolastica dunque è diventato il sintomo più lampante e preoccupante di questo vuoto. In tutto il dibattito sviluppatosi recentemente sul tema della soppressione della mensa nelle scuole, se non fosse stato per la nostra singola e chiara presa di posizione e per quella delle mamme lavoratrici con le quali, insieme, abbiamo sollevato la problematica relativa alle conseguenze della soppressione del servizio mensa sull’organizzazione familiare dei tempi lavoro/famiglia, con il servizio mensa che rappresenta fattore fondamentale per la realizzazione di tale conciliazione, tutto ciò sarebbe passato in secondo piano rispetto alla “mangiatoia”.
Questa assenza di attenzione verso la problematica del Lavoro è ulteriore segnale di superficialità e di distrazione in un quadro politico - amministrativo che ha basato gran parte della propria azione sull’esaltazione della realtà virtuale mentre le condizioni reali del territorio e delle sue emergenze sociali, economiche e strutturali, venivano sacrificate e ridotte a politiche dell’apparenza.
Il servizio mensa continuerà a tenere banco anche nelle prossime settimane e le valutazioni che stanno emergendo grazie ad un dibattito pubblico allargato che, anche se in ritardo è stato comunque attivato, darà i suoi frutti, con il servizio di refezione pubblica che sarà “salvato” nel rispetto delle fasce più deboli, dei diritti degli alunni, delle famiglie e nel rispetto di un orientamento che vada nella direzione di potenziare il servizio e non di demolirlo e distruggerlo perché nell’arte della distruzione e della demolizione, anche morale e psicologica di coloro che vengono ritenuti “avversari” per il sol fatto che pensano diversamente, alcuni soggetti in questa città sono molto ben preparati ed efficienti.



                                                                                                                                                             *Presidente UNIBAT 

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