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lunedì 13 aprile 2015

BARLETTA : L’incontro “Salute24Ore. Come cambia la sanità” organizzato da Mennea

In che direzione va la sanità di domani. Verterà su questo “Salute24Ore. Come cambia la sanità”, l’importante incontro organizzato da Ruggiero Mennea, consigliere regionale del Partito Democratico, che si terrà martedì 14 aprile alle ore 18 al Gos (Giovani Open Space) di Barletta. Sulla scia degli altri convegni organizzati da Mennea su mare e sviluppo, anche questo incontro si avvarrà della presenza di ospiti autorevoli e qualificati che renderanno di alto profilo la discussione, cui, dopo i saluti di Francesco Spina, presidente della Provincia di Barletta Andria Trani, e Pasquale Cascella, sindaco di Barletta, interverranno, oltre al consigliere regionale, Ottavio Narracci, Direttore Generale della Asl Bat, Dino Delvecchio, Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia BAT, e Donato Pentassuglia, Assessore alla Sanità della Regione Puglia.

“Per la prima volta l’assessore Pentassuglia spiegherà come si trasformerà la sanità di domani e ne parlerà con chi dovrà recepire in prima istanza le modifiche”, anticipa Mennea. “Si va dalla deospedalizzazione alla medicina territoriale. Il principio è che sanità va a casa dei pazienti e non viceversa. L’obiettivo è eliminare liste d’attesa, disagi e lungaggini burocratiche per semplificare la vita dei cittadini, fornendo loro un servizio che sia efficiente e appropriato. La sanità ha costi alti e la razionalizzazione della spesa deve comunque garantire servizi qualificati e appropriati. Mi batterò, come ho sempre fatto, affinché in quelle città che hanno subito la chiusura dell’ospedale a causa del decreto Berlusconi-Monti, vi sia l’attivazione dei servizi sostitutivi e alternativi, con la presenza diffusa di presidi di pronto soccorso, poli ambulatori, day service, day surgery, hospice, centri di risveglio, Rsa e una vasta gamma di servizi assistenziali che potranno raggiungere i cittadini a domicilio”, sottolinea il consigliere regionale del Partito Democratico. “Confido nel lavoro svolto, seppur in poco tempo, da Pentassuglia e Narracci, che vedrà sempre al proprio fianco il mio impegno e quello dell’ordine dei medici e di tutte le attività paramediche. La politica non si deve occupare di sanità per nominare primari politicizzati o assumere amici degli amici. La politica deve favorire la diffusione più equa dei servizi sanitari e favorire tutela e sicurezza di tutti i cittadini, soprattutto quelli più deboli e meno abbienti”.

martedì 16 settembre 2014

ANDRIA : LA SANITA’ PRIMA TI ROVINA, POI TENTA DI SALVARTI. MA LE FERITE SI VEDONO E RIMANGONO.

Nel corso della mia lunga vita di impegno sociale e civico ne ho scritte, viste e raccontate tante, anche sul sistema sanitario nazionale sono sempre stato convinto che, prima o poi, sarebbe successo a me quindi quando è giunto il mio turno ho dovuto subire e questa volta sulla mia pelle e sui miei organi ormai fortemente compromessi o addirittura asportati.
Sono entrato in ospedale a giugno 2014 per un intervento di prostatectomia radicale, a causa di un maledetto tumore proprio quello alla prostata che il Servizio Sanitario Nazionale ha tanto voluto prevenire facendo divulgazione tramite pubblicità sui mass media ma senza che i risultati di tale azione preventiva si sia mai vista perché nessun cenno viene fatto rispetto ad altri fattori di intervento.
Dopo il suddetto intervento sono stato dimesso dal Policlinico di Bari la mattina del giorno 14 giugno e tornato a casa, il pomeriggio dello stesso giorno dovetti fare ricorso al pronto soccorso di Andria a causa di un’imprevista emorragia interna derivante dall’intervento subito.
Dopo le cure ricevute e le numerose trasfusioni di sangue mi accorsi che durante l’evacuazione nelle urine c’era del materiale fecale che non doveva esserci quindi tornato al Policlinico il giorno 27 giugno 2014, appena visitato dal medico in servizio, mi venne riferito che avrei dovuto sottopormi ad un altro delicatissimo intervento chirurgico per una perforazione coperta della vescica e del retto quindi sottoposto in regime di urgenza a confezionamento di colostomia sin.
In data 6 luglio 2014 venni dimesso ma in condizioni indicibili visto che venni munito di catetere vescicale e drenaggio pelvico, ridotto nelle condizioni in cui attualmente ancora mi ritrovo e che sono quelle della foto allegata.
Dopo tutta questa esperienza negativa e dopo i segni lasciati sul mio corpo mi chiedo: ma la prevenzione esiste veramente? Poiché io ho avvertito i primi sintomi e ho dovuto attendere oltre un anno e mezzo per giungere all’intervento chirurgico, dovendo attendere per l’esecuzione di tutte le analisi preliminari anche a causa delle liste d’attesa lunghissime? Se questo iter fosse stato più breve sarei giunto all’intervento in quelle condizioni? L’intervento sarebbe lo stesso stato così complesso e quei segni che porto sul corpo sarebbero stati gli stessi?
Io mi ritengo fortunato per essere arrivato a quegli interventi chirurgici ancora vivo ma quanta gente, a causa dei ritardi e delle lungaggini del sistema sanitario, agli interventi non ci arriva neanche perché troppo tardi?
Questa è la riflessione che voglio lanciare affinché ciò che è accaduto alla mia persona non abbia ad accadere ad altri soggetti, magari anche più giovani di me e con una vita intera davanti.
Alcuni giorni fa un’associazione andriese ha rilanciato l’allarme tumori e cancro ad Andria e anche noi della LAC più volte abbiamo sollevato la questione. Riteniamo che l’allarme sia reale e condiviso visto il numero di casi esistenti e purtroppo anche dei decessi, anche prematuri.
Andria non può restare a guardare quindi deve tutelare i propri cittadini e le istituzioni devono farlo con il massimo impegno, oltre i dati, oltre i numeri ma con azioni concrete di vera prevenzione soprattutto dalle fonti inquinanti che contaminano ambiente ed alimenti.
Ma oltre gli annunci propagandistici ed elettoralistici, siamo certi che l’ospedale di Andria sia il massimo che questa città meriti? Siamo certi che quel nosocomio funzioni in modo adeguato rispetto alla popolazione e ai casi riscontrati in città? Condizione difficile dal punto di vista logistico e struttura sicuramente poco adeguata sono elementi che influiscono sull’intero funzionamento della macchina sanitaria quindi una soluzione reale va trovata e presentata ai cittadini, senza toppe e senza quella provvisorietà cui per tanti decenni ci hanno abituato scaltri politici e ancor più sagaci dirigenti e staff.
Il bene comune passa attraverso la sanità e non attraverso i concertini quindi è lì che dobbiamo puntare la nostra attenzione, con il massimo risparmio e la massima efficienza.
Quello che è accaduto a me non deve accadere ad altri.
Sono stato fortunato perché salvato da quella piccola parte di “sanità buona” ma la “mala sanità” mi ha rovinato l’esistenza e mi ha fatto a arrivare a quel punto in quelle condizioni disperate.
Non so come andrà a finire ma rimango recluso in casa perché ditemi voi cosa mai potrei fare in queste condizioni?
Chi mai mi ripagherà di tanta sofferenza?



                                                                                              Il Presidente
Libera Associazione Civica Andriese

Santovito Vincenzo

giovedì 4 settembre 2014

PUGLIA : TICKET 2 EURO, IL GOVERNO VENDOLA E’ SICURO CHE SIA LEGITTIMO?

Ancora una volta il Governo Vendola mette le mani nelle tasche dei cittadini pugliesi vessandoli con un assurdo balzello e facendo pagare a loro i disservizi del suo sistema sanitario. Il ticket da due euro a carico di chi decide di prenotare visite specialistiche tramite farmacie e non tramite Cup, ha dell’incredibile perchè il sistema nasce proprio per sopperire alle carenze e ai disservizi dei Cup che non sono certo addebitabili ai cittadini. Peraltro al Presidente Vendola ed al suo Governo regionale poniamo un dubbio: sono sicuri che questo ticket sulle prenotazioni sia legittimo? Perché a nostro avviso presenta, invece, anche profili di illegittimità per cui ci riserviamo nei prossimi giorni di interrogare i ministeri competenti. Al danno per i cittadini, si aggiunge poi la beffa di dover assistere sul tema anche a diatribe interne alla sinistra. C’è poco da litigare, questo ennesimo balzello va eliminato subito. Così come vanno eliminate tutte le tasse regionali aggiuntive ancora in vigore e che per quest’anno ammontano a 270 milioni di euro”.
Lo dichiara in una nota il capogruppo di Forza Italia in Commissione Bilancio della Camera, On. Rocco Palese.  

giovedì 17 ottobre 2013

ANDRIA : Incontro con l'Assessore regionale alla sanità Elena Gentile proficuo per i cittadini

Il Sindaco Giorgino, a commento della visita dell’assessore Elena Gentile, oltre a definirlo un incontro di propaganda, approva un "contatore" sulle questioni sanitarie nei confronti del governo regionale e nel mentre vorremmo sapere quale apporto il governo cittadino da lui guidato ha dato alla questione “Bonomo”.
L’incontro del 3 ottobre scorso, alla presenza della dirigenza Asl, di esponenti politici locali e regionali e di lavoratori, doveva essere una conferenza stampa; invece, positivamente, è stata una tribuna politica dove sono emersi i problemi e le questioni reali.
La conferenza aveva come tema centrale il riordino ospedaliero con annessa ristrutturazione del Bonomo per attivare i 201 pl previsti da regolamento regionale (adesso sono 160 sulla carta) che noi abbiamo sempre difeso, a patto che esso stesso preveda la soluzione di due questioni cruciali: il PERSONALE ed il TERRITORIO. 
Se il riordino deve essere frutto esclusivamente di tagli, con l'accantonamento del progetto dei servizi territoriali (cronicità, pazienti oncologici e prevenzione), l'unica risposta alla domanda di salute dei cittadini rimarrà, sempre e soltanto, l'ospedale che non avrà mai la necessaria forza strutturale, economica e di professionalità capace ad accogliere i problemi di salute della comunità.
Invece, a seguito di incontri dell'Ass. Gentile col nostro gruppo politico, interessato senza populismi di sorta alla salute dei cittadini, la Regione, uscita dal piano di rientro (responsabilità da imputare al centrodestra alla guida del governo nazionale di questi anni) può far partire il piano operativo per l’implementazione del territorio, delle piante organiche, per l’edilizia sanitaria e per la messa in atto del regolamento regionale sul riordino. 
Aggiungiamo che, negli incontri, e stante la possibilità concreta di attingere a fondi per l’edilizia sanitaria (ex art. 20), abbiamo fatto la nostra proposta di ristrutturazione del Bonomo, in base al regolamento regionale, ormai legge da un anno.
Pare che il piano presentato dall’Assessore Gentile e dal Dott. Gorgoni, lo scorso 3 ottobre, ricalchi a grandi linee la nostra proposta (consegnata all’assessorato in tutte le forme e fatta conoscere ai cittadini tramite la stampa); sull’effettiva realizzazione e sulla priorità di ristrutturazione del pronto soccorso, vigileremo, senza avviare inutili “conti alla rovescia”.
Sul documento vorremmo fare delle osservazioni propositive:
-       l’allocazione, sul lato ex dialisi, dei rispettivi ambulatori posizionati sui quattro piani;
-       spostamento della neurochirurgia, non al terzo , ma al primo piano, così da avere su piano terra e primo piano, oltre alla neurochirurgia, sale operatorie, rianimazione, pronto soccorso e radiologia, in modo tale da creare un blocco dell’emergenza- urgenza (sintesi, appunto, della vocazione affidataci dalla Regione e confermata dall’Assessora)
Si è parlato, inoltre, della questione ospedale nuovo sulla direttrice Andria-Canosa, sulla quale, a detta della Gentile, si sarebbero potute fare altre scelte.
Tale questione però, visti i tempi di costruzione di un nuovo nosocomio (che riteniamo auspicabile e necessario) e gli investimenti cospicui, rispetto alla ristrutturazione, riteniamo al momento esso debba cedere il passo a quest’ultima, affinché il Bonomo non perda la sua peculiarità d’emergenza–urgenza a servizio di una popolazione che va anche ben oltre la sesta provincia pugliese.
Vorremmo, lo ribadiamo ancora, che il servizio e la salute pubblica ai cittadini non sia una questione di parte, ma un bene comune da salvaguardare nell'interesse di tutti i cittadini. Le questioni sanitarie non devono essere usate come forme di consenso elettorale da ottenere o da mantenere. 
f.to I coordinatori di Sinistra Ecologia Libertà - Andria

             Michele Lorusso - Valentina Lomuscio

mercoledì 16 ottobre 2013

BISCEGLIE : Spunta lo IOR dietro il Crac della Casa Divina Provvidenza

Tra la Puglia e la Basilicata ci sono 1.500 persone che rischiano un posto di lavoro. Mentre sul conto corrente di una suora ultrasettantenne, dopo un passaggio da un deposito dello Ior, ci sono 27 milioni di euro che, sospetta ora la magistratura, probabilmente non dovevano essere lì. Ma sarebbero dovuti servire per salvare i lavoratori e le loro famiglie. La storia è quella della Casa Divina Provvidenza, un gigante della sanità convenzionata da queste parti con strutture a Foggia, Bisceglie e Potenza. Dopo anni di crisi, di casse integrazioni e ammortizzatori sociali vari finanziati dallo Stato, nonostante i milioni di euro che ogni anno arrivavano da Puglia e Basilicata per l'attività assistenziale svolta, la Cdp non ha potuto fare altro che certificare un buco di bilancio da mezzo miliardo di euro e portare i libri in tribunale. L'amministrazione ha chiesto di accedere a un concordato preventivo per salvare continuità aziendale e posti di lavoro. Ma la questione, dalla giustizia fallimentare, ora si è spostata anche a quella penale.

Analizzando la richiesta del nuovo management dell'ente (il nuovo dg si chiama Giuseppe De Bari, indagato nell'inchiesta del porto di Molfetta), i giudici fallimentari hanno scoperto conti strani, con un'azienda che intascava tanto e spendeva tantissimo. Da qui la decisione di inviare la documentazione alla procura di Trani. Il procuratore Carlo Maria Capristo, l'aggiunto Francesco Giannella e il pm Silvia Curione cominciano gli accertamenti e si imbattono in una serie di strane transazioni: maxi parcelle ad alcuni professionisti (450mila euro, i due legali sono ora indagati insieme con la madre generale, suor Marcella Cesa) e soprattutto uscite mal documentate. Seguendo il denaro, si arriva così a un conto corrente dello Ior sul quale questi soldi transitano per poi rientrare, in parte con lo scudo fiscale, di nuovo in Italia. Non però sui conti correnti della Casa divina Provvidenza ma su quelli di un altro ente, Casa di Procura, amministrato da una suora settantenne, Assunta Puzzello.

I magistrati chiedono e ottengono il sequestro di quei 27 milioni, nonostante i legali della suora sostengano che la Casa di Procura non sia un ente fittizio e quei soldi non siano il frutto di una struttura finanziaria parallela che serviva a nascondere i soldi dai creditori come invece sospetta la procura. "Quel denaro - insiste la religiosa - arriva dagli accantonamenti dell'attività sanitaria-assistenziale svolta dalle suore". Sono vecchie pensioni e contributi mai pagati, dice. I magistrati però non ne sono affatto convinti. Tanto che si apprestano a chiedere una rogatoria alla Città del vaticano per capire qualcosa in più su quel conto Ior. Forti anche di una vecchia lettera, appena acquisita agli atti dell'inchiesta, nella quale l'allora vice presidente dell'ente, il commendatore Lorenzo Leone (deceduto negli anni scorsi), scrive al Vaticano parlando di una situazione di benessere della struttura e di una dote di 60 miliardi delle vecchie lire nella disponibilità delle Ancelle della Divina Provvidenza (l'equivalente dei 27 milioni di euro sequestrati ora). Siamo negli anni '90, poco prima delle richieste di aiuto alle casse pubbliche da parte della Casa che intascava comunque milioni di euro dalla sanità pubblica pugliese e lucana per il lavoro svolto. Leone non è uno qualsiasi in Vaticano: vicinissimo a padre Donato De Bonis, braccio destro di Marcinkus, ha disponibilità su una serie di conti correnti nelle banche del Vaticano. Compreso uno dalla denominazione "Suore Ancelle della Divina Provvidenza-Bisceglie".

In attesa di sciogliere alcuni di questi nodi, la Procura si è opposta al concordato preventivo dell'ente, chiedendone il fallimento. L'udienza decisiva si terrà il 5 novembre.