«Non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri, poiché è da esse che si misura il grado di civiltà di una Nazione», disse Voltaire nel Settecento. Due giorni fa i giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a Strasburgo hanno sancito che nelle carceri italiane continua ad esserci un trattamento disumano. I giudici hanno condannato l’Italia a risarcire per 100mila euro sette detenuti: tre del carcere di Piacenza quattro di quello di Busto Arsizio, costretti a scontare la loro pena in non più di tre metri quadrati.
Per il capo dello Stato Giorgio Napoletano, il quale ha sollecitato (inutilmente) più governi ad affrontare la questione carceri, si tratta di «una mortificante conferma della incapacità dello Stato a garantire i diritti elementari dei reclusi in attesa di giudizio e in esecuzione di pena». «Avvilita ma non stupita» il ministro della Giustizia Paola Saverino. Più preoccupata ad ammonire: «Vietato fare sulla pelle dei detenuti campagna elettorale».
Quella sentenza potrebbe costituire un precedente per gli oltre cinquecento ricorsi che ben impacchettati potrebbero giungere presto alla Corte di Strasburgo. Altri risarcimenti potrebbero essere imposti allo Stato, cioè a tutti i cittadini italiani.
E per l’Italia, chiamata a stringere sino all’ultimo buco della cinghia per risanare i conti dello spreco, potrebbe essere un altro bel salasso. Oltre a collezionare giudizi non di certo gratificanti. Quelle brutte figure di cui tener veramente conto, da evitare, se si vuole salvare la faccia, all’estero. Le carceri italiane stanno letteralmente scoppiando. Negli spazi destinati a 45mila posti regolamentari, ammassati all’inverosimile, si contano 65mila detenuti. Non sardine, ma uomini e donne con il diritto di esistere, pur dovendo scontare la loro pena che dovrebbe essere ri-educativa. Ed invece è un bollettino di guerra. Perché in ragione di quelle condizioni: autolesionismo e soprattutto i suicidi sono in aumento. Tanto tra i detenuti che tra gli uomini della Polizia Penitenziaria, pochi rispetto all’organico, costretti loro malgrado a lavorare in condizioni oltre ogni limite della ragionevolezza. Da queste parti, in terra di Murgia, quando si parla di sovraffollamento delle carceri non si può che sentirsi doppiamente indignati. Perché qui e non altrove si è scelto in modo paradossale di chiudere, non solo il carcere a Spinazzola, divenuto nel frattempo una eccellenza, ma non è stato mai aperto neppure il carcere di Minervino Murge. Edifici costruiti con progetti fotocopia, con capienza possibile sino a 100 posti, costati miliardi di vecchie lire, del tutto uguali a quello di Genzano di Lucania, a pochi chilometri da Spinazzola, anche questo vuoto. Inutilizzato. Simboli dello spreco e della indifferenza.
di Cosimo Forina
Fonte La Gazzetta del Mezzogiorno
Per il capo dello Stato Giorgio Napoletano, il quale ha sollecitato (inutilmente) più governi ad affrontare la questione carceri, si tratta di «una mortificante conferma della incapacità dello Stato a garantire i diritti elementari dei reclusi in attesa di giudizio e in esecuzione di pena». «Avvilita ma non stupita» il ministro della Giustizia Paola Saverino. Più preoccupata ad ammonire: «Vietato fare sulla pelle dei detenuti campagna elettorale».
Quella sentenza potrebbe costituire un precedente per gli oltre cinquecento ricorsi che ben impacchettati potrebbero giungere presto alla Corte di Strasburgo. Altri risarcimenti potrebbero essere imposti allo Stato, cioè a tutti i cittadini italiani.
E per l’Italia, chiamata a stringere sino all’ultimo buco della cinghia per risanare i conti dello spreco, potrebbe essere un altro bel salasso. Oltre a collezionare giudizi non di certo gratificanti. Quelle brutte figure di cui tener veramente conto, da evitare, se si vuole salvare la faccia, all’estero. Le carceri italiane stanno letteralmente scoppiando. Negli spazi destinati a 45mila posti regolamentari, ammassati all’inverosimile, si contano 65mila detenuti. Non sardine, ma uomini e donne con il diritto di esistere, pur dovendo scontare la loro pena che dovrebbe essere ri-educativa. Ed invece è un bollettino di guerra. Perché in ragione di quelle condizioni: autolesionismo e soprattutto i suicidi sono in aumento. Tanto tra i detenuti che tra gli uomini della Polizia Penitenziaria, pochi rispetto all’organico, costretti loro malgrado a lavorare in condizioni oltre ogni limite della ragionevolezza. Da queste parti, in terra di Murgia, quando si parla di sovraffollamento delle carceri non si può che sentirsi doppiamente indignati. Perché qui e non altrove si è scelto in modo paradossale di chiudere, non solo il carcere a Spinazzola, divenuto nel frattempo una eccellenza, ma non è stato mai aperto neppure il carcere di Minervino Murge. Edifici costruiti con progetti fotocopia, con capienza possibile sino a 100 posti, costati miliardi di vecchie lire, del tutto uguali a quello di Genzano di Lucania, a pochi chilometri da Spinazzola, anche questo vuoto. Inutilizzato. Simboli dello spreco e della indifferenza.
di Cosimo Forina
Fonte La Gazzetta del Mezzogiorno

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