
In programma alle ore 19 di venerdì prossimo, 30 aprile, la presentazione in esclusiva alla stampa del museo civico – polo museale di Barletta, presso il Castello aragonese.
Interverranno il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola; il Sindaco di Barletta, Nicola Maffei; la Dirigente del Settore comunale Beni e Servizi Culturali, Emanuela Angiuli.
I giornalisti dovranno accreditarsi all'arrivo, il giorno della presentazione, presso la Direzione del Castello.
IL MUSEO OGGI
Il Museo Civico espone una selezione del suo ricco patrimonio d’arte giunto al Comune di Barletta attraverso acquisizioni e raccolte di illustri cittadini. Fra questi Giuseppe Gabbiani, Vincenzo De Stefano, Raffaele Girondi e Ferdinando Cafiero. Esso è organizzato in tre sezioni: la Galleria Antica, la Galleria dell’Ottocento, la Galleria di Ferdinando Cafiero. La Galleria Antica comprende più di cinquanta opere databili fra la fine del 1300 e la seconda metà del 1700, provenienti in gran parte dal lascito di Giuseppe Gabbiani. Durante il lungo soggiorno a Napoli, Gabbiani colleziona e acquista opere di grande valore, oggi finalmente esposte al pubblico: nove olii di Francesco De Mura, tre di Francesco Solimena e di Andrea Vaccaro, due di Luca Giordano, Cesare Fracanzano e Andrea Belvedere, oltre ai dipinti di Giuseppe Recco, Giambattista Tiepolo, Mattia Preti, Anton Raphael Mengs. A questi si aggiungono i soggetti religiosi di Giacinto Diano e Paolo De Matteis. Tra i temi più rilevanti, la Madonna con il Bambino, esemplificato dai dipinti del Maestro della Santa Barbara a Matera, e da quelli di Scuola raffaellesca e leonardesca; la natura morta è rappresentata dalle opere di Giuseppe Recco e Andrea Belvedere, noti interpreti dell’arte seicentesca dei fioranti. Al Barocco si collegano le opere a carattere religioso firmate da Luca Giordano così come l’iconografia della Maddalena nei dipinti di Andrea e Nicola Vaccaro. Altrettanto imponente, al termine del percorso, il nucleo di opere dedicate al Settecento, esemplificato da artisti come Francesco Solimena e Francesco De Mura. Anton Raphael Mengs e Francesco Solimena chiudono la Galleria Antica e consentono una riflessione sul tema della pittura di corte: entrambi ritraggono Carlo III di Borbone, restituendo due diverse immagini ufficiali del sovrano. La Galleria dell’Ottocento annovera oltre quaranta dipinti e nasce da un’altra consistente parte della donazione di Giuseppe Gabbiani e dai lasciti e acquisizioni di opere di Vincenzo De Stefano e Raffaele Girondi. L’esposizione rappresenta l’occasione per conoscere la produzione di tre artisti barlettani, quasi contemporanei di Giuseppe De Nittis tutti allievi di Giambattista Calò. Nelle sale dedicata a Gabbiani oltre alle opere autografe è così possibile ritrovare i linguaggi artistici, tra gli altri, Gioacchino Toma, Francesco Paolo Netti, Edoardo Dalbono, Vincenzo Irolli, Filippo Palizzi, Michele Cammarano, Nicola Ciletti, Pio Joris, Luca Postiglione.
Nel nucleo di opere di Vincenzo De Stefano il percorso artistico si sofferma sui bellissimi nudi, i disegni plastici, il paesaggio. La Galleria dell’Ottocento si conclude nella sala Girondi, l’artista più fedele alle sperimentazioni sul paesaggio dal vero colto nelle campagne barlettane, nelle vedute veneziane, negli ambienti parigini.
L’ultima sezione comprende una selezione degli oggetti raccolti da Ferdinando Cafiero. L’esposizione dà spazio a diverse tipologie di materiali: oggetti in legno, argento, ferro, bronzo, rame, marmo, ceramica, terracotta, dipinti, stampe e incisioni. La mostra documenta dunque, nel rispetto delle intenzioni del collezionista, la storia dell’artigianato italiano ed è esemplificativa delle mode legate al collezionismo dell’Ottocento. I materiali sono ordinati secondo un criterio che intende raccontarli attraverso le funzioni d’uso, i comportamenti sociali cui erano legati, le mode, la storia del gusto e dell’artigianato
IL MUSEO E LA SUA STORIA
La nascita del Civico Museo di Barletta risale al 1898 con la donazione di vasi antichi da parte del barlettano Francesco Saverio Vista. Dieci anni dopo, alla collezione archeologica si sono aggiunti una piccola quadreria con 28 esemplari tra stampe, tele, fotografie e disegni,un lapidario di 32 pezzi, un piccolo gruppo di oggetti in metallo, un medagliere di parecchie centinaia di monete. Il salto di qualità avviene nel 1914 con la donazione delle opere di Giuseppe De Nittis, seguita nel 1928 dalla donazione di Giuseppe Gabbiani. Il Museo Civico sistemato con la Biblioteca Comunale al piano superiore del Teatro Curci, si avvia a diventare un“magnifico insieme di Arte Contemporanea” che nel 1928 troverà una sede autonoma nell’ex convento dei Domenicani. Malgrado l’inadeguatezza dei locali in cui si affastellano gli oggetti più disparati, dai reperti antichi, alle armi, alle oreficerie esposti all’interno di grandi vetrine senza alcun criterio sistematico di allestimento, il museo continua a crescere con l’acquisizione delle opere di Raffaele Girondi e Vincenzo De Stefano. Il 1936 è l’anno della donazione Cafiero. La raccolta, proveniente da Firenze, gode di una certa fama come è testimoniato da numerosi articoli apparsi su riviste e quotidiani del tempo; il Comune concede subito i fondi richiesti per allestire le collezioni nel convento di S. Domenico, ma nonostante le buone intenzioni dell’amministrazione la tanto attesa apertura tarda ad arrivare e Ferdinando Cafiero muore nel 1945 senza aver visto le sue collezioni catalogate ed esposte. Seguono gli anni della guerra, il trasferimento delle raccolte a Castel del Monte, le successive precarie sistemazioni, fino all’esposizione parziale, negli anni ’90 del 1900, di parte del patrimonio d’arte nel restaurato Castello Aragonese ed al trasferimento, nel 2006, della Pinacoteca “Giuseppe De Nittis” nella sede definitiva del prestigioso palazzo Della Marra. Un lungo lavoro di studio sugli archivi, di inventariazione,di pre catalogazione e di restauro delle opere, fondato su una Concezione museologica in grado di restituire alla comunità locale e nazionale un complesso di beni dalla forte identità valoriale, ha permesso all’Amministrazione Comunale di partecipare, nel 2005, ai finanziamenti regionali finalizzati a nuovi allestimenti museali. Il progetto, redatto da Emanuela Angiuli, riporta all’interno del Castello, due percorsi: le Gallerie del primo piano in cui sono esposte le opere pittoriche databili fra il 1400 e il 1900, provenienti dalle donazioni comunali, ed una selezione dei materiali della donazione di Ferdinando Cafiero; il complesso dei reperti archeologici di età magnogreca e medioevale vedranno nella prossima apertura prevista entro l’anno, la sistemazione espositiva negli ambienti del piano terra del Castello.
Leonardo Ingravallo
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