
BAT : Il numero di maggio di controstile è ormai in edicola
e quale piccola anticipazione, il nuovo editoriale di francesco giannini.Lei vendeva conchiglie di Luna sulla spiaggia (ovvero, piccolo breve elogiodella follia)
Eppur non l'avevo mai notata. O forse, per il semplice fatto che da semprelei era lì, non le avevo dato peso, importanza. Era parte del tutto, partedel mio orizzonte, quando rivolgevo il mio guardare verso la sabbia, e versoi monti al di là del mare. Ed ogni volta, lei era lì: c'era nei giorni incui il vento spazzava via le nuvole e nella notte rendeva forte la luce deipaesi lontani sulle montagne, e c'era nei giorni in cui il sole era tantoforte da essere viola, e la sabbia era dominata dalla fata morgana. C'eraquando il cielo piangeva, e senza ombrello e senza meta lei camminava, trail capo ovest ed il capo est di una spiaggia, sempre la stessa spiaggia.Lei, una donna vestita di nero, dai capelli forse castani, ma ormai resibiondi dal sole che senza sosta le picchiava in testa. Ai suoi piedi un paiodi anfibi slacciati, ed il suo vestito abbondava di pizzi e merletti, forseun po' troppo rovinati dal tempo, rovinati dal vento, dalla sabbia e dallanoncuranza, eppure ridondanti di un'eleganza lontana, e di fasti cheappartennero ai giorni andati dei grandi trionfi. E fu così che un dì, sulfar di una notte di Luna piena, per la prima volta, davvero la vidi, lì dovesempre era stata, dove sempre l'avevo lasciata. Era come la terra sotto imiei piedi, era come la Luna che alterna le sue fasi, era come l'ovvietà delsorgere del sole, e di mille altre meraviglie che vivi e non spieghi. Eppurnon l'avevo mai vista davvero. E fu così che per la prima volta la vidi, emi chiesi cosa mai facesse cotanta beltà sulla sabbia, nell'eterno ciclicoandare pellegrino tra il ponente e il levante. Mi avvicinai, enell'avvicinarmi spaurivo, e pareva quasi fosse madre, o moglie, o figlia...pareva fosse nei miei occhi da sempre, quasi la conoscessi, quasi sapessi ilsuo nome. E se da lontano m'appariva bella, avvicinandomi mi rendevo contoche sfiorava la perfezione, e bloccava le mie parole prima, ed addirittura imiei pensieri, lì sul nascere. Perché lei era troppo, ed io troppo poco, perpotermi permettere di esserle così vicino. Mi chiedevo cosa mai facesselì... e al collo lei portava una collana di sette conchiglie, e in una borsane aveva altre. Lei vendeva conchiglie sulla riva del mare, ogni anno, ognimese, ogni giorno. Quando le fui vicino, non parlai. Lei mi disse che eranoconchiglie di Luna: forse un po' simili a quelle che il mare lasciava ognidì sulla spiaggia, forse fin troppo uguali, ma fatte di pasta di Luna. Leimi venne ancor più vicino, ed io non parlai... tirò via dal suo collocandido la collana che ticchettava al vento della sera, e pochi istanti dopola ritrovai attorno al mio. Sorrisi, e tornai indietro, lasciando lei,magnifica beltà, lì sulla spiaggia, intenta a vendere collane di Luna. Levolsi le spalle, sorridendo, ed ascoltando il tic toc delle conchiglie almio collo, fatte di Luna. Avevo al collo sette conchiglie di Luna, cosìuguali, così diverse da tutte le altre... e lo sapevo io, soltanto io. Mivolsi per guardare ancora una volta lei, e di colpo colei che per la primavolta avevo visto davvero, dopo anni ed anni, non era più sulla riva, néaltrove, sotto la luce di Luna. Così distante, eppur adesso mia.
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