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lunedì 9 maggio 2011

ANDRIA: LA DEMOCRAZIA E’ IN PERICOLO? DURANTE IL CONSIGLIO COMUNALE IL PUBBLICO E’ IMBAVAGLIATO, ALTRIMENTI TI BECCHI UNA DENUNCIA

La cosiddetta “Casa Comunale” dovrebbe essere tale ogni giorno e non solo in campagna elettorale. Chi vive la propria casa e non appartiene alla casta di coloro che fanno largo e abituale uso ed abuso di ristoranti e posti chic, sa bene che in una casa accade di tutto, anche di alzare la voce, qualche volta. In Consiglio Comunale non è permesso neanche un minimo e civile segnale di dissenso verbale, mentre gli applausi per coloro che, seppur molto raramente affermano cose condivisibili, non vengono mai puniti. Ad un nostro amico è accaduto il peggio che in una democrazia possa accadere: essere indagato per i reati di artt. 650 e 654 del c.p. per aver urlato durante una recente seduta di Consiglio Comunale ai “Rappresentanti del Popolo”, quindi ai rappresentanti votati dallo stesso nostro amico, un semplice “Andria vuole il Referendum”, in quanto si trattava dell’argomento Uffici Bat.


Eppure proprio durante alcune sedute di Consiglio Comunale se ne sentono di frasi, urla e di cose irripetibili, che escono dalla bocca dei rappresentanti pubblici ma nessuno li indaga, eppure le dirette televisive non nascondono parolacce e altre forme di epiteti che i consiglieri comunali si scambiano tra di loro. Anche in questo caso nessuna punizione.

Il nostro amico, oggi indagato per questo “gravissimo reato” è uno di quelli che in campagna elettorale ha utilizzato la stessa voce e lo stesso tono per fare propaganda e nessuno lo mai “fermato”, anzi è sempre stato sollecitato ad andare avanti, avendo oggi anche la fortuna del proprio candidato eletto in Consiglio Comunale. Peccato che di questi amici ce ne sono rimasti pochi, ce ne vorrebbero, dieci, cento, mille, diecimila perché da gridare in questa città ce ne è tantissimo bisogno e per i tantissimi motivi, tutte le urla sarebbero sacrosante.

Le urla sono la civica e civile risposta alle delusioni derivanti dalla mancata concretizzazione delle promesse che si fanno in campagna elettorale e che non hanno primogeniture in quanto appartengono sia a una parte che all’altra: cambiano solo i ristoranti, le sale ricevimento e i menù.

Le promesse le accettiamo pure, anche se non abbiamo mai partecipato ai lauti e “apparentemente gratuiti” banchetti, ma se le promesse non trovano riscontro nella realtà, allora gridiamo, eccome, anche a costo di beccarci una ridicola denuncia o intimidazione.

A proposito delle promesse elettorali, non ci aspettavamo né bistecche alla fiorentina, né pasta ripiena né tantomeno cannelloni. Ci saremmo ben accontentati di patate lesse condite con un filo d’olio e un po’ di origano. Il problema è sempre lo stesso: chiunque si sieda su quelle maledette poltrone di comando, dimentica le proprie parole e ci invita quotidianamente a tagliare cipolle.

Abitualmente i consiglieri comunali dell’opposizione accettano ben volentieri che i cittadini siano presenti durante le sedute di Consiglio Comunale e ciò accadeva anche quando l’opposizione era formata dall’attuale maggioranza. Ma se poi anche una parola detta ad alta voce da parte di un cittadino viene censurata, seppur non offensiva e per niente sediziosa, allora significa che la democrazia è veramente in pericolo in questa città e per difenderla noi siamo disposti a continuare a lottare avendo, per fortuna, le piazze e le strade a disposizione visto che la Sala Consiliare ci viene “NEGATA”.

Questi comportamenti sono come quelli dei militari i quali, obbedendo agli ordini, li eseguono anche se sbagliati e a danni già fatti. Proprio questi sono i comportamenti di una classe politica locale che ubbidisce ciecamente ai comandi e agli ordini dei gran capi, senza riflettere sui danni provocati alla collettività e alla mancata crescita, anche culturale della città.



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