Il referendum rappresenta un istituto di democrazia diretta, forse l'unico vero strumento con il quale incidere sulle scelte del proprio paese.Un futuro senza nucleare e con l'acqua pubblica non è una scelta ideologica o di partito. É una scelta di civiltà.
L'Italia, grazie alla sua conformazione geografica, può sfruttare sole, acqua, vento, calore della terra, moto ondoso, biomasse. Pochi altri paesi al mondo hanno un patrimonio naturale così vario. Perchè non sfruttarlo? Perchè intestardirsi su tecnologie obsolete in mano a poteri forti esteri, come il nucleare?
L'Italia deve ripartire dalla propria identità territoriale e culturale per affrontare, da subito, le sfide energetiche del futuro!
SOno state raccolte una serie di argomentazioni, da chi sostiene il nucleare, a cui Fare Verde ha voluto rispondere.
Alle 19:00 c’è un picco dei consumi elettrici pari a 60 GW. A quell’ora, in inverno non c’è il sole e in estate non ce n’è a sufficienza, come si può far fronte a questo fabbisogno con le fonti rinnovabili?
Il 46% del fabbisogno delle 19:00 è rappresentato da sprechi o inefficienze. Tecnicamente possiamo fare le stesse cose con la metà dell’elettricità.l’Europa chiede di ridurre i consumi del 20% entro il 2020. L’energia va usata con intelligenza, poi porsi il problema di come produrre quella di cui abbiamo bisogno. Dopo aver eliminato gli sprechi, possiamo porci il problema della quantità di energia prodotta dalle fonti rinnovabili, che non possono essere ridotte al fotovoltaico. Esiste il solare termodinamico che incamera il calore e produce elettricità anche in assenza di luce, l’eolico, le biomasse, l’elettricità prodotta da biogas.
Le fonti rinnovabili contribuiscono per una quota irrisoria al fabbisogno energetico nazionale.
In termini di potenza installata, il solo fotovoltaico ha già raggiunto in Italia la capacità di 2,5 centrali nucleari. Pur essendo solo all’inizio , le fonti rinnovabili stanno già dimostrando il loro enorme potenziale, tanto che un paese industrializzato come la Germania prevede la copertura del 45% del proprio fabbisogno con fonti rinnovabili entro il 2030 e l’80% entro il 2050.
Le fonti rinnovabili sono ancora troppo costose. Il nucleare è più conveniente.
Negli ultimi 4 anni il costo del reattore nucleare in costruzione in Finlandia è aumentato del 70% rispetto ai preventivi, nello stesso periodo il costo di un pannello fotovoltaico è diminuito del 55%. L’università di Dhuram, negli Stati Uniti, ha calcolato che già nel 2010 il fotovoltaico ha raggiunto la presunta convenienza economica del nucleare. E siamo solo all'inizio della diffusione delle fonti rinnovabili…
In Italia l’elettricità costa il 40% in più perché non abbiamo il nucleare.
In Italia l’elettricità costa di più a causa di extracosti e tasse presenti solo nel nostro paese. Per abbassare la bolletta non serve il nucleare, basta una legge che elimini speculazioni dei potenti gruppi economici. Inoltre, il nucleare non è più conveniente delle altre fonti energetiche. La banca mondiale ha evidenziato come i sostenitori del nucleare sottovalutino i costi di gestione delle scorie e di smantellamento delle centrali. Tecnicamente sarebbe impossibile calcolare il costo reale dell’elettricità prodotta con centrali nucleari. È, infatti, impossibile calcolare il costo di gestione di scorie che restano radioattive e pericolose per lunghissimi periodi..
Abbiamo centrali nucleari nel raggio di 200 km dai confini nazionali: condividiamo i rischi, senza averne i vantaggi.
C’è una grande differenza tra l’avere una centrale a 200 km o a 20 km da casa. L’area dei Fukushima, in Giappone, dopo il grave incidente alla centrale nucleare è stata evacuata in un raggio di 80 km. Inoltre, anche senza incidenti gravi, le leucemie infantili aumentano man mano che ci si avvicina ad un impianto nucleare, fino ad aumentare del 75% in un raggio di 15 km intorno alla centrale. .
I paesi che hanno centrali nucleari attraversano un periodo critico: Svizzera e Germania hanno già deciso di spegnere le loro centrali atomiche, l’Austria ha deciso da tempo di farne a meno e un recente sondaggio in Francia ha evidenziato che il 75% dei cittadini francesi è d’accordo con una graduale uscita dal nucleare. Il più grosso problema di chi ha centrali nucleari è l’enorme costo di smantellamento di questo tipo di impianti. Il Ministro Tremonti ha parlato di “debito nucleare” indicando questi oneri a carico dei paesi nuclearizzati. L’Italia, per fortuna, ha scelto di abbandonare da tempo le centrali ed oggi si trova in una posizione avvantaggiata.
Il compito dell’Italia, piuttosto che costruire tardivamente nuove centrali nucleari, è quello di proporre in sede europea un piano di graduale uscita da questa tecnologia obsoleta, costosa e rischiosa.
Abbiamo spento le nostre centrali, ma poi importiamo dall’estero energia elettrica prodotta con il nucleare.
Dall’estero importiamo, il 12% del fabbisogno elettrico nazionale. Si tratta di circa 1 lampadina su 10: una quantità di elettricità che può essere recuperata con nuove tecnologie per il risparmio energetico. Con l’efficienza energetica, entro il 2020 ridurremo i nostri consumi elettrici del 20%. Con una nuova politica energetica è tecnicamente possibile fare a meno delle importazioni di elettricità prodotta con centrali nucleari. Questo sarebbe un grosso guaio economico per paesi come la Francia che hanno una potenza nucleare installata maggiore del loro fabbisogno: le centrali nucleari, a differenza di altri impianti, non possono essere spente quando non servono. È per questo che, soprattutto di notte, spegniamo le nostre centrali a gas e acquistiamo energia nucleare che ci vendono sottocosto!
Il nucleare serve a ridurre la dipendenza energetica dell’Italia dall’estero.
Non è possibile ridurre la dipendenza energetica dell’Italia dall’estero con il nucleare, perché: le miniere di uranio sono all’estero; gli impianti “di arricchimento” per trasformare l’uranio in combustibile per le centrali sono all’estero; le tecnologie sono coperte da brevetti esteri – dovremo pagare per usarle e dipendere da tecnici stranieri per la gestione e manutenzione degli impianti; sono all’estero perfino gli impianti per il trattamento delle scorie – in cui i rifiuti radioattivi vengono resi “meno pericolosi” in vista di uno smaltimento ancora senza soluzione.
Inoltre, l’energia elettrica è solo una parte dell’energia che consumiamo, resterebbe la dipendenza dall’estero per l’energia necessaria per trasporti e riscaldamento. La guerra in Libia dimostra che anche un paese fortemente nuclearizzato come la Francia, resta dipendente da gas e petrolio.
Ad oggi, una maggiore indipendenza indipendenza energetica è garantita solo da una politica basata su efficienza energetica e utilizzo di fonti rinnovabili.
Gli ambientalisti dicono di no a tutto. Così rischiano di fermare il progresso ed aggravare i problemi economici ed ambientali.
Fare Verde prima di dire il “no” definitivo al nucleare ha sperimentato sul campo le reali e concrete alternative. Costituendo un gruppo di lavoro dell’energia che esegue analisi energetiche sul patrimonio immobiliare pubblico, principalmente edifici scolastici, e realizza interventi finalizzati al contenimento dei consumi. Le scuole sulle quali è intervenuta consumavano il doppio dell’energia necessaria per illuminarle, riscaldarle e raffrescarle. Con investimenti limitati si è ottenuto risparmi del 50-70% sulle bollette energetiche pagate dagli enti pubblici. A Roma è stata proposta la sostituzione dei semafori attuali (potenza 80W) con semafori a LED (potenza 7W). Proposta approvata all’unanimità ed è già in fase di realizzazione. Si produrrà un risparmio di più di 1,5 milioni di euro all’anno. E' stato realizzato il primo impianto di illuminazione a LED del Kosovo in una scuola pubblica, alimentato da soli 15 pannelli fotovoltaici.
Cerchiamo e sperimentiamo le tecnologie più innovative e creiamo economie nuove in cui trovano occupazione artigiani, installatori e professionisti. Il nostro “no” al nucleare è un “sì” al futuro.
Il 12 e 13 giugno tocca a tutti gli italiani, senza distinzioni ideologiche e di partiti; un coro di SI per fermare il nucleare e varare una politica energetica
basata su risparmio e fonti rinnovabili
Referente Fare Verde Trani Andrea Moselli
L'Italia, grazie alla sua conformazione geografica, può sfruttare sole, acqua, vento, calore della terra, moto ondoso, biomasse. Pochi altri paesi al mondo hanno un patrimonio naturale così vario. Perchè non sfruttarlo? Perchè intestardirsi su tecnologie obsolete in mano a poteri forti esteri, come il nucleare?
L'Italia deve ripartire dalla propria identità territoriale e culturale per affrontare, da subito, le sfide energetiche del futuro!
SOno state raccolte una serie di argomentazioni, da chi sostiene il nucleare, a cui Fare Verde ha voluto rispondere.
Alle 19:00 c’è un picco dei consumi elettrici pari a 60 GW. A quell’ora, in inverno non c’è il sole e in estate non ce n’è a sufficienza, come si può far fronte a questo fabbisogno con le fonti rinnovabili?
Il 46% del fabbisogno delle 19:00 è rappresentato da sprechi o inefficienze. Tecnicamente possiamo fare le stesse cose con la metà dell’elettricità.l’Europa chiede di ridurre i consumi del 20% entro il 2020. L’energia va usata con intelligenza, poi porsi il problema di come produrre quella di cui abbiamo bisogno. Dopo aver eliminato gli sprechi, possiamo porci il problema della quantità di energia prodotta dalle fonti rinnovabili, che non possono essere ridotte al fotovoltaico. Esiste il solare termodinamico che incamera il calore e produce elettricità anche in assenza di luce, l’eolico, le biomasse, l’elettricità prodotta da biogas.
Le fonti rinnovabili contribuiscono per una quota irrisoria al fabbisogno energetico nazionale.
In termini di potenza installata, il solo fotovoltaico ha già raggiunto in Italia la capacità di 2,5 centrali nucleari. Pur essendo solo all’inizio , le fonti rinnovabili stanno già dimostrando il loro enorme potenziale, tanto che un paese industrializzato come la Germania prevede la copertura del 45% del proprio fabbisogno con fonti rinnovabili entro il 2030 e l’80% entro il 2050.
Le fonti rinnovabili sono ancora troppo costose. Il nucleare è più conveniente.
Negli ultimi 4 anni il costo del reattore nucleare in costruzione in Finlandia è aumentato del 70% rispetto ai preventivi, nello stesso periodo il costo di un pannello fotovoltaico è diminuito del 55%. L’università di Dhuram, negli Stati Uniti, ha calcolato che già nel 2010 il fotovoltaico ha raggiunto la presunta convenienza economica del nucleare. E siamo solo all'inizio della diffusione delle fonti rinnovabili…
In Italia l’elettricità costa il 40% in più perché non abbiamo il nucleare.
In Italia l’elettricità costa di più a causa di extracosti e tasse presenti solo nel nostro paese. Per abbassare la bolletta non serve il nucleare, basta una legge che elimini speculazioni dei potenti gruppi economici. Inoltre, il nucleare non è più conveniente delle altre fonti energetiche. La banca mondiale ha evidenziato come i sostenitori del nucleare sottovalutino i costi di gestione delle scorie e di smantellamento delle centrali. Tecnicamente sarebbe impossibile calcolare il costo reale dell’elettricità prodotta con centrali nucleari. È, infatti, impossibile calcolare il costo di gestione di scorie che restano radioattive e pericolose per lunghissimi periodi..
Abbiamo centrali nucleari nel raggio di 200 km dai confini nazionali: condividiamo i rischi, senza averne i vantaggi.
C’è una grande differenza tra l’avere una centrale a 200 km o a 20 km da casa. L’area dei Fukushima, in Giappone, dopo il grave incidente alla centrale nucleare è stata evacuata in un raggio di 80 km. Inoltre, anche senza incidenti gravi, le leucemie infantili aumentano man mano che ci si avvicina ad un impianto nucleare, fino ad aumentare del 75% in un raggio di 15 km intorno alla centrale. .
I paesi che hanno centrali nucleari attraversano un periodo critico: Svizzera e Germania hanno già deciso di spegnere le loro centrali atomiche, l’Austria ha deciso da tempo di farne a meno e un recente sondaggio in Francia ha evidenziato che il 75% dei cittadini francesi è d’accordo con una graduale uscita dal nucleare. Il più grosso problema di chi ha centrali nucleari è l’enorme costo di smantellamento di questo tipo di impianti. Il Ministro Tremonti ha parlato di “debito nucleare” indicando questi oneri a carico dei paesi nuclearizzati. L’Italia, per fortuna, ha scelto di abbandonare da tempo le centrali ed oggi si trova in una posizione avvantaggiata.
Il compito dell’Italia, piuttosto che costruire tardivamente nuove centrali nucleari, è quello di proporre in sede europea un piano di graduale uscita da questa tecnologia obsoleta, costosa e rischiosa.
Abbiamo spento le nostre centrali, ma poi importiamo dall’estero energia elettrica prodotta con il nucleare.
Dall’estero importiamo, il 12% del fabbisogno elettrico nazionale. Si tratta di circa 1 lampadina su 10: una quantità di elettricità che può essere recuperata con nuove tecnologie per il risparmio energetico. Con l’efficienza energetica, entro il 2020 ridurremo i nostri consumi elettrici del 20%. Con una nuova politica energetica è tecnicamente possibile fare a meno delle importazioni di elettricità prodotta con centrali nucleari. Questo sarebbe un grosso guaio economico per paesi come la Francia che hanno una potenza nucleare installata maggiore del loro fabbisogno: le centrali nucleari, a differenza di altri impianti, non possono essere spente quando non servono. È per questo che, soprattutto di notte, spegniamo le nostre centrali a gas e acquistiamo energia nucleare che ci vendono sottocosto!
Il nucleare serve a ridurre la dipendenza energetica dell’Italia dall’estero.
Non è possibile ridurre la dipendenza energetica dell’Italia dall’estero con il nucleare, perché: le miniere di uranio sono all’estero; gli impianti “di arricchimento” per trasformare l’uranio in combustibile per le centrali sono all’estero; le tecnologie sono coperte da brevetti esteri – dovremo pagare per usarle e dipendere da tecnici stranieri per la gestione e manutenzione degli impianti; sono all’estero perfino gli impianti per il trattamento delle scorie – in cui i rifiuti radioattivi vengono resi “meno pericolosi” in vista di uno smaltimento ancora senza soluzione.
Inoltre, l’energia elettrica è solo una parte dell’energia che consumiamo, resterebbe la dipendenza dall’estero per l’energia necessaria per trasporti e riscaldamento. La guerra in Libia dimostra che anche un paese fortemente nuclearizzato come la Francia, resta dipendente da gas e petrolio.
Ad oggi, una maggiore indipendenza indipendenza energetica è garantita solo da una politica basata su efficienza energetica e utilizzo di fonti rinnovabili.
Gli ambientalisti dicono di no a tutto. Così rischiano di fermare il progresso ed aggravare i problemi economici ed ambientali.
Fare Verde prima di dire il “no” definitivo al nucleare ha sperimentato sul campo le reali e concrete alternative. Costituendo un gruppo di lavoro dell’energia che esegue analisi energetiche sul patrimonio immobiliare pubblico, principalmente edifici scolastici, e realizza interventi finalizzati al contenimento dei consumi. Le scuole sulle quali è intervenuta consumavano il doppio dell’energia necessaria per illuminarle, riscaldarle e raffrescarle. Con investimenti limitati si è ottenuto risparmi del 50-70% sulle bollette energetiche pagate dagli enti pubblici. A Roma è stata proposta la sostituzione dei semafori attuali (potenza 80W) con semafori a LED (potenza 7W). Proposta approvata all’unanimità ed è già in fase di realizzazione. Si produrrà un risparmio di più di 1,5 milioni di euro all’anno. E' stato realizzato il primo impianto di illuminazione a LED del Kosovo in una scuola pubblica, alimentato da soli 15 pannelli fotovoltaici.
Cerchiamo e sperimentiamo le tecnologie più innovative e creiamo economie nuove in cui trovano occupazione artigiani, installatori e professionisti. Il nostro “no” al nucleare è un “sì” al futuro.
Il 12 e 13 giugno tocca a tutti gli italiani, senza distinzioni ideologiche e di partiti; un coro di SI per fermare il nucleare e varare una politica energetica
basata su risparmio e fonti rinnovabili
Referente Fare Verde Trani Andrea Moselli

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