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domenica 18 novembre 2012

BARLETTA : NEL SUD, IN MOLTI “CORRONO” COME MENNEA



Un campione, nel senso letterale, è Pietro Mennea, distintosi sin da giovinetto per la sua velocità, sprigionata dalle sue gambe, paragonabili a ruote di auto, sfreccianti sotto l’impulso di un acceleratore, messo a tavoletta. Nella sua storia agonistica, è opportuno, comunque, menzionare Ruggiero Mascolo, suo professore di educazione fisica, che lo ha allenato e lanciato nella competizione sportiva, avendo intravisto in lui qualità eccezionali come atleta nelle corse di velocità. Non vi è dubbio che se fosse vissuto, ai tempi delle olimpiadi greche, certamente non gli avrebbero risparmiato la corona di alloro e qualche incarico politico di prestigio, non attribuitogli, però, in occasione di una sua candidatura a primo cittadino e ciò, forse, potrebbe essere stato causato da una presenza non assidua nella sua città natale, ma oggetto, giorni addietro, di grande ed entusiastica attenzione popolare alla presentazione  di un suo libro. L’atletica è una disciplina povera nel senso che non abbisogna di particolari strutture ovvero impianti, perché gli è sufficiente una pista per correre nelle manifestazioni ufficiali e per allenarsi ogni spazio libero è idoneo a formare campioni, per quali sono necessari una maglia, un calzoncino e tanta birra nelle gambe, e, per di più, qui il denaro non scorre a cascata come in altri sport. La corsa rappresenta, tutto sommato, la metafora di un Mezzogiorno, assopito non solo nei pomeriggi canicolari ma, soprattutto, nelle iniziative in genere per stimolare e coordinare la voglia dei giovani d’oggi, che si devono munire di poche robe per correre e raggiungere traguardi, che sorridono, purtroppo, a quei pochi che riescono a farcela. I più fortunati negli sports, per la verità in numero esiguo, finiscono per essere collocati in una dimensione fuori della realtà, a
cagione di un impetuoso effluvio retorico, da cui sono investiti. Mentre sui giovani, su cui non si accendono i fari come nelle gare sportive, e che corrono,  dal Sud al Nord, gareggiando con le proprie intelligenze, la retorica rimane muta per chissà  quale motivo.


Emanuele Porcelluzzi
(libero giornalista)

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