Come sapete il prossimo 25 Novembre
ricorre la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Questo
appuntamento mondiale, istituito dall’Assemblea delle Nazioni Unite nel 1999,
ricorda, per tutti, il brutale assassinio di tre sorelle rivoluzionarie
dominicane avvenuto nel 1960 per mano dell’allora dittatore Trujillo.
Da
allora la vita di migliaia e migliaia di ragazze e di donne continua ad essere
spezzata, fisicamente, affettivamente, psicologicamente.
La
giornata internazionale contro la violenza di genere, quindi, è un’occasione
per tutte/i noi per riaffermare, innanzitutto, il bisogno di riportare al
centro del dibattito politico e culturale il tema della violenza di genere e
dei diritti che quella violenza, non solo fisica, viola, lede drammaticamente.
Per
la nostra categoria ( intendendo in questo senso tanto le donne quanto, a
maggior ragione, gli uomini) è anche l’occasione per rafforzare una profonda
riflessione culturale, sindacale e politica, anche su ciò che attiene il tema
dei servizi pubblici ai quali le donne colpite dalla violenza sessista si
rivolgono per chiedere aiuto, per ottenere protezione, per riconquistare
la propria libertà.
Un
tema, questo, che deve interrogare, innanzitutto chi, governando malamente
questo paese per oltre vent’anni, ha prodotto un profondo indebolimento
strutturale, organizzativo, finanziario di quei servizi alla persona, oggi
sempre più in difficoltà nel garantire prestazioni e principi di accoglienza
adeguati alla gravità della situazione “italiana”.
Ma
deve saper interrogare anche noi, le nostre modalità di lavoro, di relazione
con le responsabilità politiche ed istituzionali dell’intero sistema dei
servizi, le nostre capacità di incidere, pur in questo drammatico quadro di
difficoltà, per migliorare la qualità del lavoro, dell’offerta e della
organizzazione di quelle strutture tipicamente deputate alla trattazione del
tema delle discriminazioni di genere e della violenza.
In
questi casi, infatti, l’accoglienza e la professionalità degli operatori sono determinanti:
incontrare lavoratori e lavoratrici informate e formate vuol dire predisporre
le strutture all’ascolto e all’accompagnamento verso percorsi garantiti e
solidali, verso un futuro finalmente libero dalle costrizioni di una cultura
patriarcale e maschilista.
Ecco,
la giornata del 25 prossimo deve caratterizzarsi, nella nostra categoria, per
un chiaro impegno a fare dei nostri servizi alla persona, dai pronto soccorso
ai consultori, i veri protagonisti del
cambiamento.
Un
punto di riflessione e di azione precisa lo merita la questione dei centri
antiviolenza: dobbiamo porci l’obiettivo di costruire le condizioni affinché
l’offerta di servizi alle donne, pur come dicevamo in una situazione di forte
sofferenza generale, venga oltremodo ampliata proprio con la presenza
strutturata di centri antiviolenza da prevedere in ogni provincia del Paese.
Ed
infine la formazione di genere: deve
tornare ad essere considerata la leva
attraverso la quale, coinvolgendo gli operatori di tutti i servizi, uomini e
donne, si ristabilisce un principio di civiltà anche nell’organizzare pratiche
dell’accoglienza che diventino parte strutturale dell’agire professionale in
tutti i luoghi di lavoro: l’accoglienza deve poter diventare “spontanea” e deve
poter essere garantita da tutte le lavoratrici e i lavoratori dei servizi
pubblici a tutte le cittadine e i cittadini che a noi si rivolgono.
Quindi
il 25 novembre dobbiamo essere in grado
di dare un segnale forte di cambiamento in questa direzione e,
affinché ciò si realizzi, bisogna coinvolgere tutte le nostre lavoratrici e
lavoratori dei posti di lavoro, le nostre RSU, mettendo in campo tutte le
iniziative sindacali possibili: assemblee, confronti, dibattiti, volantinaggi,
fermate simboliche sul posto di lavoro e altro, caratterizzando, anche
visivamente, il senso della giornata stessa .
Stiamo
predisponendo materiali “di categoria” (spille, adesivi e manifesto) che
provino ad aiutare tutte noi a rendere più che mai chiaro il messaggio che la
giornata intende lanciare a livello mondiale.
Questa
è una giornata “simbolo” e proprio per questo va valorizzata e messa in chiaro
il più possibile, consapevoli che il ruolo della nostra categoria sul tema
della violenza sulle donne è, purtroppo, più lungo e faticoso, ma non per
questo, meno meritevole di un investimento culturale politico ed organizzativo
che dobbiamo quotidianamente interpretare come “normalmente” straordinario.
Buon
lavoro.
Concetta Basile
Rossana
Dettori
Segretaria Nazionale FP Cgil Segretaria
Generale Fp Cgil

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