Per approfondire il mondo degli
ultramaratoneti e delle gare estreme ho costruito un questionario ed ho
raccolto alcune risposte. Questo mi permette di conoscere più da vicino le
motivazioni che affascinano le persone ad avvicinarsi a questo tipo di
discipline considerate estreme. Ho contattato atleti che hanno partecipato a competizioni
sportive della distanza superiore alla maratona e quindi anche coloro che hanno
gareggiato alle IRONMAN che prevede 3,8km di nuoto, 180k di bicicletta e la
maratona di corsa a piedi.
Riporto di seguito alcune risposte alla quattordicesima domanda: “Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua
partecipazione a gare estreme?”:
“I miei famigliari, moglie e figli, sono
stati contenti di questa mia nuova attività fino a quando si trattava di
allenarsi al parco, fare una corsa salutare, hanno accettato anche la voglia
poi di fare qualche garetta, fino alla mitica maratona di Roma, guardandomi
come un extra terrestre, ma quando ho iniziato l’avventura da ultramaratoneta
sono stati subito contrari prendendomi per matto, perché per loro era
inconcepibile che ci si poteva sottoporre a certi sforzi fisici per sport,
rischiando di farsi male. Quindi con il passare del tempo la mia passione per
le gare, è diventato motivo di discussioni con la mia famiglia, In primis
perché preoccupati della mia salute e poi anche per problemi logistici
(soprattutto per mia moglie): panni sporchi, scarpe infangate d’inverno, i week
end sempre impegnato in qualche gara (anche se a volte le gare si trasformavano
motivo per fare gita con le famiglie che ci seguivano).”
“Sono preoccupati e
non vogliono.”
“Molti amici pensano che io sia matto, forse
che voglio dimostrare loro che sono più bravo, più forte, altri mi ammirano, in
pochi vogliono vivere queste esperienze con me, mia moglie mi sopporta, dice
sempre che non può impedirmi di correre, ma lo farebbe volentieri, a lei
piacerebbe che corressi di meno, magari 2, 3 volte a settimana per massimo un
ora, i miei figli sentono che spesso manco a casa, già lavoro tanto, poi quando
potrei stare con loro vado a correre, hanno ragione, forse dovrei lasciare le ultra?
le maratone ? correre solo per star bene fisicamente? forse dovrebbe essere
così, ma non lo è.”
“Mia moglie ed i miei figli mi seguono
ovunque, si informano e partecipano alle mie emozioni. Senza di loro non
avrebbe senso tutto questo.”
“Non è difficile immaginarlo, anche se si fidano, in
qualche modo, del mio equilibrio. Molti amici pensano bene di me perché li ho
portato felicemente sulla mia cattiva strada dell’ultramaratona e si sono
cavate le loro belle soddisfazioni. Ricordo con piacere un anno in cui ho
portato al traguardo di una 100 km un gruppo di 5 amici dell’Atletica del Parco
che si sono fidati della mia conduzione di gara. Un’esperienza indimenticabile
per loro e per me.
Un anno ho portato mio figlio sulle strade della
Pistoia Abetone e la sua ammirazione nei miei confronti è cresciuta perché si è
reso conto della difficoltà e di avere un padre all’altezza di quella
difficoltà.”
“Mi considerano fuori dalla norma.”
“Chi non corre mi fa sempre due
domande: a) perché lo fai? b) dopo la prossima smetti? Io rispondo sempre nello
stesso modo: a) e perché tu non lo fai? b) no, perché dovrei rinunciare a
qualcosa che mi piace? Alcuni dei miei compagni di squadra si sono interessati
a queste ultra e mostrano un senso di ammirazione. Alcuni di loro li ho
coinvolti in ultra nel 2015; non 100 km ma 50 e 65…”
“I
miei familiari capiscono perché sono tutti sportivi, per gli amici dipende,
alcuni possono essere increduli ed ammirati, altri mi consigliano di smettere
data l’età.”
“ALCUNI AMICI DIMOSTRANO MOLTA STIMA E AMMIRAZIONE,
I FAMILIARI ASSOLUTAMENTE NO, DIMOSTRANO INDIFFERENZA SE NON OPPOSIZIONE.”
Dalle risposte alla quattordicesima
domanda emerge che per la maggior parte degli atleti i famigliari sono
preoccupati per la loro salute, soprattutto per gli atleti con età più
avanzata, inoltre lamentano il fatto che non sono mai presenti per i lunghi
allenamenti e gli impegni per la partecipazione alle gare.
Inoltre
molti atleti riportano un essere considerati matti da parte di famigliari ed
amici ma tanti riportano anche di essere stirati ed ammirati dai propri amici.
Ma
nonostante tutto, gli atleti ultramaratoneti seppur riconoscendo i propri
limiti, le proprie difficoltà, continuano a rincorrere i loro sogni cercando di
fare l’impossibile e spingersi sempre più in condizioni estreme per cercare di
essere sempre al limite.
Matteo SIMONE
Psicologo, Psicoterapeuta
www.psicologiadellosport.net
Psicologo, Psicoterapeuta
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