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lunedì 11 luglio 2016

BAT : I RIFIUTI VIAGGIATORI, QUANTO CI COSTERANNO? AUMENTI DELLE TARIFFE FINO AL 50%.


Dall’Emilia Romagna al Veneto sembra che ormai i rifiuti siano gli unici in grado, vista la crisi economica, di permettersi ancora il lusso di viaggiare. Ma chi paga? Una domanda tanto semplice quanto inquietante. Dopo l’Emilia Romagna sarebbe il Veneto a venire in soccorso della Puglia accogliendo la sua immondizia. Dopo altri comuni pugliesi anche la Provincia di Barletta Andria Trani farà la sua parte quindi da martedì 12 luglio saranno messi in viaggio, su enormi e costosissimi Tir, preziosi carichi di quel materiale che tante soddisfazioni procura a molti soggetti e club organizzati: l’immondizia.
Un’estate quindi all’insegna dei lunghi e costosi viaggi ma a spostarsi non sono i cittadini e gli imprenditori che ormai le ferie se le sognano ma i loro rifiuti. Quei rifiuti differenziati con tanta cura e con tanto amore al punto da consentire a privilegiati e sempre sorridenti amministratori di ritirare ambiti premi elargiti con disinvoltura e generosità da parte degli amici.
Comuni della Bat dunque pronti a far partire la loro immondizia proprio mentre ad Andria, con ritardo ingiustificato, continuano ancora in queste ore a giungere le cartelle di pagamento della Tassa già scaduta. La frazione organica dovrebbe rappresentare un business di ritorno con vantaggi in termini di sgravi economici ma per questo territorio rappresenta, invece, un altro onere.
Una Provincia che dipendeva da un piccolissimo comune chiamato Lucera oggi deve far traslocare i propri rifiuti e lo fa verso il ricco e civile Veneto che di quei rifiuti sa certamente farne tesoro come lo fanno altri comuni ove viene svolto l’identico servizio svolto nella città di Andria, da parte della stessa Società, con le identiche modalità ma con una tariffa che è la metà di quella pagata nella città di Federico. Loro, anche a Monza, dei rifiuti sanno bene cosa farne e, come si suol volgarmente dire, non buttano via niente.
Parre che oltre 100 tonnellate giornaliere di rifiuti organici entreranno nel Nord-Est pagando una tariffa che dovrebbe aggirarsi attorno ai 90 euro ogni mille chili. Come opportunamente fatto anche notare da alcuni attenti osservatori sarà il peso legato al trasporto quello che influirà maggiormente sui costi generali, sempre e comunque a carico dei contribuenti. Se è vero che si calcola la bella somma di quasi 130 euro per soli dieci quintali la batosta peserà moltissimo sui contribuenti, cittadini, famiglie ed imprese.
Gli attenti amici di Legambiente hanno stimato un aumento delle tariffe fra il 30 e il 50%. Praticamente significherebbe prendere la bolletta ricevuta qualche giorno fa, aggiungerci il 50% in più, confrontarla con quanto ad Andria si pagava fino a qualche anno fa, cioè meno della metà di oggi, e riflettere sul da farsi.
Da parte nostra potremmo rispolverare tutte le tante pagine e parole che promettevano sgravi per i comuni cosiddetti ricicloni che avessero raggiunto le percentuali di differenziata previste ma nei fatti le cose stanno andando ben diversamente anche se Andria quelle percentuali le ha sempre abbondantemente superate e solo grazie all’impegno dei cittadini.
Le tariffe hanno continuato ad aumentare. Sgravi e premialità non li hanno ancora visti nessuno ed ora oltre agli imprenditori delusi, oltre ai giovani che scappano via a gambe levate da questa terra inospitale e matrigna, oltre ai pensionati che vanno a godersi le loro minime pensioni dove esiste un po’ di umanità e buongoverno si è riusciti a mettere su gomma anche i rifiuti mettendoli in viaggio verso altre mete senza capire quanto potessero essere preziosi.
La tempesta perfetta dell’immondizia si è scatenata ad Andria, anzi, non si è ancora scatenata.
Non si è ancora scatenata, la tempesta.

*Coordinatore “Comitato Quartiere Europa”

Membro Eletto 4^ Consulta Ambiente della Città di Andria

lunedì 20 giugno 2016

TRINITAPOLI : ALLA FINE, LA VERITÀ È VENUTA FUORI

Contrariamente a quanto affermato in campagna elettorale, il sindaco Di Feo ammette oggi che SIA (la Società che gestisce i servizi di Igiene Urbana del nostro Comune) chiede un aumento del corrispettivo di ulteriori 800.000€ / anno che si aggiungono ai 1.400.000€ del contratto in essere.
Inoltre è stata confermata la chiusura della discarica di Forcone-Cafiero che costringe la SIA a conferire i rifiuti nella discarica di Grottaglie (TA) con un aumento considerevole dei costi di trasporto.

Tutto ciò che il Movimento dei Cavalli aveva detto nelle scorse settimane, temendo un ulteriore aumento delle tasse a carico dei cittadini, ha trovato puntuale conferma nonostante le smentite elettorali.
L'unica notizia positiva è l'affermazione fatta (alla stampa) dal sindaco Di Feo secondo la quale egli troverà le risorse per non far ricadere questi costi sui cittadini.
Il Movimento dei Cavalli continuerà ad informare i cittadini sugli ulteriori sviluppi della vicenda, chiedendo la convocazione del consiglio comunale.

Movimento dei Cavalli 

mercoledì 12 febbraio 2014

ANDRIA : Tares 2013, mentre in città continua lo stupore per le somme da sborsare, noi siamo in attesa dell’incontro con l’amministrazione comunale.


Lo scorso 3 febbraio abbiamo protocollato una formale richiesta di incontro con il Primo Cittadino per avere ragguagli e chiarimenti su quanto accaduto con la richiesta dei pagamenti della Tares per l’anno 2013. Noi cittadini, esponenti di associazioni siamo preoccupati anche perché a breve ci aspettiamo l’ulteriore batosta dei pagamenti di Tasi, Tari, Iuc e Tares per l’anno 2014
Pensavamo che dopo la protesta spontanea cittadina del 21 luglio 2011 le cose fossero cambiate e quel cambiamento lo intravedemmo proprio qualche giorno dopo quella protesta spontanea che vide in piazza migliaia di cittadini che si videro aumentare l’allora Tarsu di oltre il 40%, ingiustificatamente e senza alcuna forma di preavviso.
Fu un momento di alta democrazia e di enorme partecipazione popolare, libera, indipendente e soprattutto pacifica.
Dopo quella giornata fantastica e memorabile per la città di Andria partirono da Palazzo San Francesco decine e decine di migliaia di lettere datate 26 luglio 2011 con alcune spiegazioni circa quello che sarebbe accaduto negli anni avvenire e soprattutto comunicando con parole di rassicurazione rispetto al fatto che dall’anno successivo i cittadini e contribuenti si sarebbero visti ridurre o comunque ridistribuire più equamente la tassazione sui rifiuti.
Da quel 26 luglio 2011 di acqua sotto i ponti ne è passata e si è verificato il miracolo di vedere i cittadini andriesi impegnati senza alcun risparmio di energie nell’effettuare la raccolta differenziata facendo in modo che altri, forse non parimenti meritevoli, ritirassero premi a go go per il risultato appartenente alla città.
Quell’acqua che è passata sotto i ponti della burocrazia e del politichese avrebbe dovuto trasportare intere flotte di navi cariche di agevolazioni e di prevedibili e promessi abbattimenti delle somme da pagare ma le pietre molari hanno girato a vuoto perché non c’era grano da macinare per produrre quella buona farina che non è mai arirvata. Ecco perché la batosta Tares 2013 è arrivata inaspettata, improvvisamente e come un boccone di piombo che ancora non va e non può andare mai giù.
Certo è facile e comodo giocare allo scaricabarile ma come tutti sanno noi non abbiamo posizioni preconcette da salvaguardare quindi non ci interessa dove il malfatto sia stato concepito.
Oggi quello che vogliamo è avere l’incontro richiesto e soprattutto che si mantenga fede, in tutti i sensi, proprio a quelle parole scritte nella missiva inviata a tutte le famiglie andriesi quel 26 luglio, in seguito alla storica manifestazione del 21 luglio 2011 della quale sono stato promotore e protagonista con altre migliaia e migliaia di liberi cittadini.
Noi non abbiamo certo fretta di pagare quello che ci viene richiesto ingiustamente e comunque prima di tutto vogliamo i chiarimenti richiesti in quanto siamo stufi di continuare ad essere trattati da sudditi ai quali poco o niente interessa delle programmazioni faraoniche spettacolari e costosissime festivaliere che se qualcuno vuole proprio organizzare lo faccia a proprie spese e non con i nostri soldi che devono essere investiti per il bene della comunità e per alleggerire il carico fiscale. Cominciamo dai 424.500 euro del Festival fino alle altre centinaia di migliaia di euro bruciati per altre manifestazioni che nulla hanno mai portato a beneficio dei cittadini e della città.
L’incontro che vogliamo sia il momento di verifica e di confronto per capire e per comprendere ciò che sta accadendo e soprattutto per evitare ulteriori sgradite sorprese con l’arrivo delle altre tasse, perciò vogliamo che l’incontro sia a porte aperte e senza filtri.
Ma voi l’articolo 53 della Costituzione Italina lo conoscete? Volete applicarlo?

                                                                                                        Il Presidente
                                                                                                    Associazione L.A.C. – Andria

                                                                                                       signor Vincenzo Santovito

giovedì 6 febbraio 2014

ANDRIA : TARES, ALTRO CHE PROMESSE E BUONI PROPOSITI. I COMMERCIANTI ANDRIESI SONO MOLTO DELUSI.

Nè rabbia, né rassegnazione ma un profondo senso di delusione quella espressa anche durante l’incontro pubblico, ottimamente organizzato, tenutosi nella serata di mercoledì 5 febbraio nella sala di via Pendio San Lorenzo ad Andria.
Centinaia e centinaia di metri quadrati riempiti in ogni parte da cittadini ma anche da tanti commercianti ed artigiani aderenti alle Associazioni Unimpresa Bat e BatCommercio2010/CNA ma anche alle altre Sigle che hanno partecipato all’evento che hanno espresso delusione, profonda delusione per la vessazione ingiusta e incredibile alla quale sotto sottoposti. Aver ricevuto richieste di pagamento per migliaia e migliaia di euro per l’utilizzo di superfici medie e comunque per attività d’impresa in profonda crisi sembra un invito, un esplicito invito, a chiudere definitivamente le aziende e a rifugiarsi nel sommerso o allungare le code di richiedenti quel posto di lavoro che se arriva arriva solo se fai parte di una certa catena che non si riesce ancora a spezzare.
Quelle decine e decine di commercianti ed artigiani che hanno partecipato all’incontro hanno invocato a gran voce la richieste di una giusta ed equilibrata tassazione in base alle effettive quantità di rifiuti prodotti e non per dati presuntivi che non rispecchiano la realtà o addirittura la stravolgono. Pagare si ma pagare per ottenere in cambio servizi efficienti e una città pulita ed accogliente per quei flussi turistici che mai sono arrivati e che mai arriveranno, in queste condizioni. Imprese al collasso che dopo la loro chiusura definitiva lasceranno un vuoto incolmabile e questi danni non sapranno più a chi attribuirli in assenza di serie politiche di sviluppo e di programmazione economica, commerciale, turistica, territoriale e ambientale.
I commercianti oggi devono decidere se pagare e andare avanti ancora per qualche mese, se chiudere definitivamente le loro aziende o se non pagare operando una forma di protesta comunque legittima anche perché siamo in presenza di avvisi di pagamento con la possibilità di ravvedersi in tempi lunghi mediante la semplice applicazione di una maggiorazione insignificante. A tal proposito è opportuno precisare che proprio sugli avvisi di pagamento inviati dall’Ente Pubblico è scritto testualmente: “in caso di mancato pagamento di quanto richiesto con il presente avviso, verrà emesso un sollecito a mezzo raccomandata a.r. e successivamente, se non verrà effettuato il pagamento, si procederà alla riscossione coatta a mezzo di ingiunzione fiscale o ruolo coattivo con addebito di sanzioni, interessi e spese”. Alla luce di queste precisazioni è bene evitare gli allarmismi che stanno causando tanto caos e disordine anche presso gli uffici comunali mentre sarebbe opportuno dire ai contribuenti e ai cittadini come stanno realmente le cose.
Tornando all’amara sorpresa per i commercianti “invitati” a pagare cifre astronomiche ed impensabili, chi ha seguito passo passo l’avvio e la fase successiva della raccolta differenziata presso gli esercizi commerciali, come abbiamo fatto noi di Unimpresa Bat e come ha ben fatto, in maniera continuativa e nel rispetto del suo ruolo, l’allora Assessore all’Ambiente Francesco LOTITO, che ha mantenuti contatti costanti con le Associazioni e con i singoli commercianti ed artigiani per risolvere i problemi logistici che in più occasioni abbiamo sottoposto alla sua attenzione, ben conosce le difficoltà di tenere in esercizi pubblici, bar, pizzerie ed esercizi similari, numerosi cassonetti che sono solo dei contenitori e che quindi si aggiungono ai cestini per la raccolta dei rifiuti differenziati con la beffa di vedersi addirittura tassare le stesse superfici destinate alla collocazione dei cassonetti e da questi occupate.
Uno sfacelo e una situazione creata da burocrati incapaci di comprendere le reali difficoltà di chi vive la realtà e questo vale a tutti i livelli, a cominciare da quello governativo dove il potere di gestire situazioni che riguardano le categorie sono nelle mani di chi le categorie le conosce poco e si avvale di pareri e di complicità che ormai sono diventate anch’esse lontane dalla realtà produttiva dei territori.
invitiamo quindi a non semplificare e a tenere conto di quello che sta accadendo in modo da porvi urgente ed immediato rimedio senza continuare demagogicamente ad intervenire su questioni che hanno visto alcuni personaggi, anche “autorevoli politici” sino ad ora completamente distanti anche da questa problematica e che oggi fanno ancora promesse cui nessuno più può continuare a credere. Costoro dovrebbero, invece, impegnarsi ed attuare seri e certi strumenti per realmente alleviare il sistema di tassazione e nel caso in specie bisogna superare la logica presuntiva del cosiddetto metodo normalizzato e introdurre coefficienti di produttività determinati sulla base di campagne di pesatura che rispecchino la reale produzione di rifiuti, oltre a prevedere agevolazioni e riduzioni basate su criteri di premialità per la raccolta differenziata e riconoscere le differenze di qualità del rifiuto prodotto e di quantità, facendo altresì in modo che quel rifiuto diventi effettiva risorsa con ricavi per l’Ente e non un ulteriore regalo a chi gode già di tantissimi benefici forse non sempre neanche meritati.
Chi ha creduto ha continuato a sacrificarsi ed ha tenuto duro ma l’attesa sino ad oggi è stata vana e spasmodica ed in assenza di quegli sgravi previsti e preventivati ha solo perso un altro anno appesantendo i già precari bilanci aziendali ed avendo creduto all’asino che vola.
In quanto alla prossima, l’imminente sorpresa che nessuno di quei burocrati, di quei politici, di quei complici organizzatori di “passeggiate” vi ha ancora raccontato si chiama TASI e significa “chiusura immediata” per altre migliaia di aziende, aumento esponenziale del rischio prestiti ad usura, rischio suicidi, incremento del lavoro nero, dell’evasione ed elusione fiscale.
Con il passaggio alla Tasi, la componente rifiuti della nuova imposta unica comunale (Iuc) introdotta dalla legge di stabilità, in questo anno 2014 si registrerà un vero e proprio collasso per le imprese dei servizi e del terziario.
In particolare in Puglia gli effetti saranno devastanti perché questa nuova tassa andrà ad incidere per almeno un ulteriore incremento medio dei costi pari al 300 per cento per alcune tipologie commerciali e, ancora una volta le più colpite saranno le stesse tipologie come nel caso dei negozi di ortofrutta, pescherie, fiori e piante con un aumento di oltre il 600%, discoteche con oltre il 500%, ristoranti e pizzerie con aumento di oltre il 500% che significa pagare ancora per cinque volte di più con punte di richieste di pagamento che possono anche arrivare a 20, 30 mila euro all’anno per un’attività economica media svolta in appena 120 metri quadrati.
Una follia della quale non ci si rende neanche conto e che sarà causa di reazioni serie ed imprevedibili e non certo di passeggiate romane.
                                                                            
  Savino Montaruli
UNIMPRESA BAT

domenica 29 dicembre 2013

BAT : NEI PRIMI MESI DEL 2014 IL PREZZO DELLA TAZZINA DI CAFFÈ AL BAR NON AUMENTERÀ.

AUMENTI PREVISTI, INVECE, PER I SERVIZI ALL’ESTERNO DEI LOCALI AL TAVOLINO NELLE PROVINCE DI BARI E DELLA BAT

Nel primo semestre del prossimo anno 2014, nel mentre sarà fatta chiarezza sugli aumenti tariffari, dei servizi, della tassazione locale e centrale, potrebbe essere addirittura di oltre il 15% la percentuale di pubblici esercizi (bar-ristoranti ed esercizi similari) che decideranno di chiudere definitivamente l’attività.
Se così fosse sarebbe un’altra “sconfitta sociale”, oltre che economica ed in termini di servizio al consumatore, per una tipologia di attività che da sempre rappresenta il giusto connubio tra qualità, piacere, servizio e socializzazione. Un quadro preoccupante destato dalla consapevolezza dell’incremento incessante e progressivo dei costi delle materie prime, dell’i.v.a., dei trasporti, del personale, dei servizi di sicurezza alimentare, della tassa rifiuti, dei fitti, dell’occupazione suolo pubblico e altri mille balzelli vessatori che colpiscono i pubblici esercizi (bar-ristoranti-pizzerie-pub-paninoteche ed esercizi similari).
Stando a questa analisi seppur sommaria, se ne deduce che una tazzina di caffè, di buon caffè, non dovrebbe costare, oggi, al di sotto di 1 euro e 20 centesimi mentre il prezzo di un’ottima tazzina di caffè, nella Provincia di Barletta-Andria-Trani e in quella di Bari, non supera gli 80 centesimi di euro.
Nonostante il nostro territorio provinciale possa vantare la presenza di pubblici esercizi di altissimo livello e qualità, riconosciuti nell’intero Paese ed apprezzati tantissimo dagli stranieri, l’enorme diffusione territoriale, la concorrenza spietata e sfrenata e le condizioni ambientali poco favorevoli rispetto ad un consumo che rimane assolutamente localizzato senza possibilità di ottenere vantaggi dai flussi turistici che nel nostro territorio sono praticamente inesistenti anche a causa di inesistenti o improvvisate politiche di sviluppo, di incentivazione o di accoglienza turistica che, in queste condizioni, non vedremo mai, non consentono di ottenere il giusto riconoscimento, anche in termini di adeguato prezzo di vendita dei prodotti, per i nostri artisti e professionisti dell’arte della lavorazione del cioccolato, della pasticceria, della gastronomia e dell’arte della preparazione del caffè e di altri prodotti da banco.
Nei soli ultimi tre anni i costi sono aumentati di oltre il 40% ma d’ora innanzi oltre ad attenderci gli già annunciati nuovi e stratosferici aumenti dei costi dei servizi, di produzione e delle materie prime, interverrà un ulteriore elemento di preoccupazione cioè l’aumentata incertezza circa l’entità degli aumenti che da qualche tempo subiscono variazioni così repentine ed inaspettate al punto da determinare difficoltà gestionali di un pubblico esercizio, da un giorno all’altro, con fortissime ripercussioni, anche immediate, sull’occupazione quindi sui tantissimi giovani che ancora in questo settore trovano impiego, spesso precario ma comunque e pur sempre finalizzato anche all’apprendimento di un mestiere e di professionalità straordinarie che offrono tantissime opportunità di impiego, anche se forse ormai solo all’estero, purtroppo.
Fino ad oggi e ancora oggi, quindi, un estremo senso di responsabilità da parte della Categoria ha fatto si che tutti gli aumenti verificatisi negli ultimi anni fossero “assorbiti” dalle aziende e non riversati sui consumatori. Pertanto da parte nostra ci sentiamo di smentire le allarmanti notizie di questi giorni circa un immediato aumento del costo della tazzina di caffè al banco; aumenti che  così repentini ed immediati, non ci saranno.
Partendo da Andria, dove il prezzo al banco della tazzina di ottimo caffè non supera da anni i 70/80 centesimi di euro, nonostante l’”accompagnamento” con l’immancabile acqua minerale servita in bicchiere di vetro, con tutti i più svariati e prestigiosi tipi di zucchero e dolcificanti a scelta piuttosto che da un gustoso cioccolatino artigianale, omai la comparazione tradizionale e storica che vorrebbe vedere uguale il prezzo della tazzina di caffè con quello del giornale è un ricordo che i giovani non conoscono neanche quindi obsoleto ed ormai da tempo impareggiabile.
Se è vero, però, che dagli inizi del 2014 non ci sarà aumento per il costo della tazzina di caffè, nelle Province di Bari e della Bat, è pur vero che lo stesso caffè servito al tavolino, nei locali stessi piuttosto che nelle strutture esterne ai locali ormai allestite per l’intero anno, condizionate d’estate e ottimamente riscaldate d’inverno, unitamente all’utilizzo di tavolini, sedie, posacenere e giornali di varia tendenza, tutti a completa disposizione, non può costare quanto costa al banco ed ecco che questo tipo di servizio aumenterà come è giusto che sia.
I nostri listino prezzi, quello presente in oltre il 90% dei bar di Andria, l’unico in bilingue realizzato nelle Province di Bari, della Bat e in quasi la totalità della Puglia e comunque per la prima volta in quasi tutta Italia già da anni, già riportano da sempre la possibilità per l’esercente di aumentare il prezzo delle consumazioni al tavolo fino al 100% ma questo, in realtà, non è mai avvenuto e tale aumento, se e qualora vi fosse in qualche singolo esercizio, non ha mai superato un’insignificante e ininfluente percentuale.
Tale percentuale, invece, oggi aumenterà e potrebbe anche arrivare alla sua aliquota massima cioè fino al 100% del prezzo dello stesso prodotto servito al banco, con un giusto riconoscimento di tutti i costi aggiuntivi che un servizio al tavolo, in struttura esterna al locale, nelle condizioni di comfort sopra enunciate, debba avere, giustamente.
Anche in questo caso crediamo, però, che ancora una volta prevarrà il senso di responsabilità quindi tali aumenti per questa forma di servizio non supererano percentuali ragionevoli rispetto al costo delle consumazioni al banco.
Responsabilità, spirito di servizio, amore per il proprio territorio, senso di appartenenza e compartecipazione nelle difficoltà economiche delle famiglie, desiderio di non compromettere una sane, salutari e storiche abitudini socializzanti: ma tutto questo fino a quando potrà durare? Di fronte ad istituzioni assolutamente inadeguate, improponibili e lontane dalla realtà economica, sociale e culturale dei territori è mai possibile che tutto il peso di tali aumentati costi debba sempre e solo ricadere sulle piccole imprese che non li riversano sui consumatori, mantenendo fermi i prezzi dei prodotti?
Tempo fa definimmo il 2013 l’anno della vessazione e dell’incertezza ed oggi siamo convinti che il 2014 potrebbe essere sin da ora definito l’anno della decimazione e della sconfitta definitiva per la piccola impresa italiana, quella che ha scritto intere pagine di bella storia passata che non tornerà più. Il 2014 sarà l’anno della scomparsa di quasi la totalità degli esercizi commerciali ed artigianali storici e di tradizione rimasti, con un enorme mole di ex lavoratori del commercio che continueranno ad alimentare la flotta degli abusi e del lavoro nero, con l’ulteriore umiliazione di vedere ormai definitivamente sparire non solo lunghe ed antiche oltre che prestigiose storie familiari di impresa e di sviluppo ma anche professionalità che con tanto amore e tanto spirito di sacrificio sono state formate nei decenni e che hanno fatto della nostra terra una terra di saperi, di sapori, di arti, di mestieri, di tradizioni, di cultura, di storia e di crescita collettiva.
Il piccolo commercio, quindi, destinato ad essere sempre di più rifugio della crescente disoccupazione, stanco ammortizzatore sociale ormai incapace di sopportarne l’enorme peso. Un’economia sempre più lasciata alla mercé di improvvisatori che investono il loro denaro in attività di vita brevissima che non supererà i due anni con un abbattimento quasi totale della qualità dei prodotti e la quasi scomparsa del made in italy con “l’affidamento” definitivo del nostro fragile mercato nelle mani dei produttori e commercializzatori esteri, che non sono più solo i cinesi che ormai da anni anche nel nostro Paese sono diventati i detentori della nostra economia e dominano il mercato, condizionandolo anche nella determinazione dei prezzi al consumo.
Tornando al prezzo della tazzina del caffè, per concludere, bisogna aggiungere che ci sono tantissimi altri elementi che potrebbero influenzarlo e se è vero come è vero che ci si aspetta proprio per questa tipologia di esercizi pubblici, aumenti della tassazione locale e centrale che potrebbe addirittura essere di oltre il 400%, con l’introduzione di ulteriori e improponibili elementi di tassazione aggiuntiva; se è vero che anche l’aumento imminente dei prezzi dei prodotti distribuiti a mezzo di apparecchi automatici a causa dell’aumento dell’aliquota i.v.a. applicata fino ad oggi è solo un’ulteriore e preoccupante segnale di quali e quante altre “novità” sono in cantiere per le piccole imprese della distribuzione e della somministrazione, allora le variabili diventano veramente tante e le nostre analisi fondate sulla conoscenza del mercato, sulla corretta elaborazione dei dati e sull’osservazione degli scenari economici e sociali potrebbe rivelarsi suscettibile di moltissime variabili. Quello che potremmo ritrovarci di fronte di qui a qualche mese potrebbe realmente rappresentare qualcosa di straordinariamente preoccupante quindi a prevalere, in questa delicatissima fase, sia comunque la prudenza e la speranza.

                                                                                              Savino Montaruli
          Ufficio di Presidenza

                                                                        UNIMPRESA BAT – Settore Pubblici Esercizi