Ci
sono Province che rischiano di «chiudere» per colpa di pochi chilometri, altre
che si oppongono alla loro soppressione sostenendo che in tal modo si
cancellerebbe un pezzo di storia. La Provincia regionale di Trapani, per
esempio, rischia di sparire perché‚ la sua superficie è di 2.459,84 chilometri
quadrati contro quella minima prevista dal Governo che è di 2.500,00, necessari
per la sopravvivenza.
Ma la questione, da punto di vista politico, è destinata a suscitare un mare di polemiche.
L'attacco più forte arriva dal segretario della Lega, Roberto Maroni. «In Lombardia – dice – rimarranno quattro Province: Milano, Bergamo, Brescia e Pavia ma le altre in realtà non spariranno e insieme faranno nascere nuove Province: dunque questa manovra è un’assurdità, è irrazionale e farà aumentare le spese e i dazi per i cittadini. A questo punto allora – aggiunge Maroni – facciamo sparire tutti gli enti intermedi e pure le Regioni con meno di un milione di abitanti».
Al parlamentare europeo Clemente Mastella sta a cuore che il capoluogo della nuova istituzione sia la città con il maggior numero di abitanti. «Nel caso di specie, se dovesse nascere la Provincia unica Avellino-Benevento – spiega – i galloni sarebbero assegnati a Benevento che con oltre 62mila abitanti sopravanza Avellino (a quota 56mila) di circa 6mila unità».
«Il Governo disegna una nuova geografia senza conoscere territorio», le fa eco il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota.
I parametri nazionali individuati dal governo, con la spending review sono: 350 mila abitanti; 2.500 chilometri quadrati. Le province da accorpare sono 64, quelle salve sono 43.
In Puglia oltre che al fronte politico, c’è l’aspetto che riguarda i cittadini, con il loro carico di tradizioni, consuetudini, abitudini.
Sono salve Bari, che diventerà città metropolitana, Foggia e Lecce. Invece dovranno essere accorpate Taranto, Brindisi e Bat. È questa una ipotesi, ma non si escludono altre strade, come la distribuizione di comuni nelle province sopravvissute alla scure del governo, o «macedonie» istituzionali di altro tipo. In ogni caso: tutti i comuni seguiranno l’eventuale fusione oppure potrebbe esserci un esodo verso aree più vicine geograficamente o con quelle con le quali ci sono (o ci sarebbero maggiori affinità culturali e di costumi?
Questione complessa, che certo non potrà essere gestita solo con parametri territoriali. E sicuramente sarà necessario ascoltare l’opinione dei cittadini, soprattutto in una fase nella quale cresce il distacco dalla Politica.
Problema che probabilmente sarà avvertito soprattutto in quei Paesi che geograficamente sono di frontiera nei quali, nei quali sono maggiori le contaminazioni interprovinciali.
Alcuni casi? I cittadini della Bat, per esempio, forse non hanno fatto nemmeno a tempo a rifarsi i documenti che improvvisamente si ritrovano senza una formale provincia di appartenza. I comuni che una volta erano parte della provincia di Bari, probabilmente potrebbero rientrare nell’area della città metropolitana. I Paesi dell’ex provincia di Foggia, ritorneranno alla casa madre? Sembrerebbe l’ipotesi più probabile, ma non si escludono sorprese.
In provincia di Brindisi, per esempio dove si collocheranno città dome Fasano, molto vicina, non solo geograficamente con la provincia di Bari? Più o meno stesse argomentazioni per Cisternino. Certo, basta girare per questi paesi di frontiera per avvertite un senso di disagio rispetto a scelte dovranno essere probabilmente assunte. In contrasto con tradizioni, consuetudini e persino la «parlata» consolidate nel corso di decenni.
Un altro caso limite riguarda il comune di Laterza, che è più vicino a Matera che con la provincia di Taranto, con la quale dovrebbe accorparsi.
Questioni la cui soluzione non può essere meramente burocratica.
Ma la questione, da punto di vista politico, è destinata a suscitare un mare di polemiche.
L'attacco più forte arriva dal segretario della Lega, Roberto Maroni. «In Lombardia – dice – rimarranno quattro Province: Milano, Bergamo, Brescia e Pavia ma le altre in realtà non spariranno e insieme faranno nascere nuove Province: dunque questa manovra è un’assurdità, è irrazionale e farà aumentare le spese e i dazi per i cittadini. A questo punto allora – aggiunge Maroni – facciamo sparire tutti gli enti intermedi e pure le Regioni con meno di un milione di abitanti».
Al parlamentare europeo Clemente Mastella sta a cuore che il capoluogo della nuova istituzione sia la città con il maggior numero di abitanti. «Nel caso di specie, se dovesse nascere la Provincia unica Avellino-Benevento – spiega – i galloni sarebbero assegnati a Benevento che con oltre 62mila abitanti sopravanza Avellino (a quota 56mila) di circa 6mila unità».
«Il Governo disegna una nuova geografia senza conoscere territorio», le fa eco il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota.
I parametri nazionali individuati dal governo, con la spending review sono: 350 mila abitanti; 2.500 chilometri quadrati. Le province da accorpare sono 64, quelle salve sono 43.
In Puglia oltre che al fronte politico, c’è l’aspetto che riguarda i cittadini, con il loro carico di tradizioni, consuetudini, abitudini.
Sono salve Bari, che diventerà città metropolitana, Foggia e Lecce. Invece dovranno essere accorpate Taranto, Brindisi e Bat. È questa una ipotesi, ma non si escludono altre strade, come la distribuizione di comuni nelle province sopravvissute alla scure del governo, o «macedonie» istituzionali di altro tipo. In ogni caso: tutti i comuni seguiranno l’eventuale fusione oppure potrebbe esserci un esodo verso aree più vicine geograficamente o con quelle con le quali ci sono (o ci sarebbero maggiori affinità culturali e di costumi?
Questione complessa, che certo non potrà essere gestita solo con parametri territoriali. E sicuramente sarà necessario ascoltare l’opinione dei cittadini, soprattutto in una fase nella quale cresce il distacco dalla Politica.
Problema che probabilmente sarà avvertito soprattutto in quei Paesi che geograficamente sono di frontiera nei quali, nei quali sono maggiori le contaminazioni interprovinciali.
Alcuni casi? I cittadini della Bat, per esempio, forse non hanno fatto nemmeno a tempo a rifarsi i documenti che improvvisamente si ritrovano senza una formale provincia di appartenza. I comuni che una volta erano parte della provincia di Bari, probabilmente potrebbero rientrare nell’area della città metropolitana. I Paesi dell’ex provincia di Foggia, ritorneranno alla casa madre? Sembrerebbe l’ipotesi più probabile, ma non si escludono sorprese.
In provincia di Brindisi, per esempio dove si collocheranno città dome Fasano, molto vicina, non solo geograficamente con la provincia di Bari? Più o meno stesse argomentazioni per Cisternino. Certo, basta girare per questi paesi di frontiera per avvertite un senso di disagio rispetto a scelte dovranno essere probabilmente assunte. In contrasto con tradizioni, consuetudini e persino la «parlata» consolidate nel corso di decenni.
Un altro caso limite riguarda il comune di Laterza, che è più vicino a Matera che con la provincia di Taranto, con la quale dovrebbe accorparsi.
Questioni la cui soluzione non può essere meramente burocratica.
COMMENTI
ALL’ARTICOLO
Nardo Binetti,
Barletta, 23 luglio 2012, 10:09
Perchè,
a proposito della provincia di Barletta-Andria-Trani, escludere a priori che
importanti Città, tra le 41 attualmente ricomprese nella provincia di Bari,
optino per l'ingresso nella Provincia BT?*
MIDA (Movimento Indipendente per la Democrazia e l'Autonomia)
MIDA (Movimento Indipendente per la Democrazia e l'Autonomia)
*Decreto Legge n. 95 del 6 luglio 2012, art. 18 – comma 2
Il
territorio della città metropolitana coincide con quello della provincia
contestualmente soppressa ai sensi del comma 1, fermo restando il potere di
iniziativa dei comuni ai sensi dell.’articolo 133, primo comma, della
Costituzione. Le città metropolitane conseguono gli obiettivi del patto di
stabilità interno attribuiti alle province soppresse.
Articolo 133 della Costituzione Italiana
Il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove
Provincie nell'ambito d'una Regione sono stabiliti con leggi della Repubblica,
su iniziativa dei Comuni, sentita la stessa Regione.
La
Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel
proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e
denominazioni.

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