Non
è la prima volta, perché ciò accade dagli albori della civiltà del nostro
territorio, dal momento che la figura del notaio ha svolto, anche in maniera
egregia, la funzione di storico, a motivo del fatto che annotava quei movimenti
immobiliari e mobiliari e gli atti di liberalità: primitivo e caritatevole
welfare, intessuto e portato a compimento dalla classe sociale, ristretta nel
numero, che deteneva molta ricchezza. E’ anche vero che la politica è nata e si
è sviluppata con l’agorà, ossia con la piazza, ove i maggiorenti discutevano
molto più di guerra che di democrazia e i cittadini partecipavano, grosso modo,
in guisa populistica, rinverditasi, poi, solo in quelle fasi temporali,
presaghe e foriere di tempi difficilissimi.
Con
l’eclatante boom degli anni ‘60, il notaio è venuto alla ribalta, coincidendo
con il prorompente flusso di denaro dal
settore industriale a quello edilizio, che ha funzionato, sino a un certo
momento come salva risparmio, negligendo, però, che quella fase avrebbe avuto
una stasi per cui si doveva pensare a fare di nuovo industria, guardando
all’innovazione e dicendo stop alla mera capitalizzazione ovvero alla sua
esasperata finanziarizzazione.
La
politica è stata a guardare e non si è posta alcuna problematica, perché le
cose andavano bene per quasi tutti e poi coloro che possedevano la ricchezza
non avevano alcun interesse a smuovere lo status quo. Quelli che facevano
politica, stante uno scarsissimo disagio in giro, prendevano le sembianze di
personaggi tronfi, poiché sotto l’effetto di un benessere diffuso a nessuno
veniva in mente di contestare i politici del momento, che facevano, con
la massima tranquillità, il bello e il cattivo tempo.
Se
qualcuno affermava di essere contrario veniva emarginato, non con violenza
verbale o con forme pseudocalunniose, ma con buffetti sul viso e pacche sulla
spalla, espressioni cordiali di presunta vicinanza, sottintendendo che sarebbe
stato meglio lasciar perdere, il che avveniva con il beneplacito degli altri
piuttosto amanti del cosiddetto quieto vivere.
Ma
non finisce qui, perché la classe politica locale andava a scuola dai
maggiorenti, in prevalenza, baresi, che stabilivano, di concerto con quelli del
luogo, ciò che doveva essere fatto, sempre in ossequio ai loro dettami o se
vuolsi ai loro suggerimenti.
E
così la scelta del politico cadeva sul capo del candidato fidato, che non
muoveva foglia senza aver ricevuto, prima, l’autorizzazione: tutto ciò è successo imperante la “balena
bianca” e, poi, la sinistra.
Tra
gli anni ’80 e ‘90 ha cominciato a far capolino la crisi , ma non è cambiato
più di tanto perché hanno fatto ingresso nell’agone politico partiti guidati da
padroni, aiutati dalla circostanza che i partiti ideologici, a causa di
pericolosi scivoloni, sono caduti in disgrazia prima e spariti dopo, in
gran parte, dallo scenario politico, ma alcuni sono rientranti nel “giro“,
però, con mutazione del credo politico, generando così il caos, a cui ha dato
una buona mano la galoppante crisi.
Nella
Città della Disfida, sul parterre politico sono rimasti pochi superstiti e i
nuovi, affacciatisi all‘arte del governare, sono da accostare ai cavalleggeri,
presenti nelle oleografie dell’avanti Savoia, tanto da perpetuare
inavvertitamente, complice la crisi, una tradizione politica censurabile,
tramandata nel tempo.
I
sacrifici economici hanno indotto una parte dei cittadini a sentirsi non solo
vittime ma anche vindici di tale stato di cose, tanto da affollare, nelle
recenti elezioni cittadine, con liste, candidati e aspiranti sindaci la
competizione elettorale, individuando poi, a ragione o a torto, l’agnello
sacrificale di turno, secondo procedure non del tutto ortodosse e con la
presunzione di voler purificare la politica di ieri, oggi e chissà, anche,
quella di domani .
Alla
fine si è ritornati al notaio, ancora lui di scena, forse sarebbe stato meglio
che i 19 consiglieri, durante un’assise comunale e insieme alla
maggioranza e all’opposizione, ponessero, dopo un serrato e plurale dibattito,
in minoranza il primo Cittadino.
Sarebbe
stato il primo passo per iniziare un percorso politico vero.
Emanuele Porcelluzzi
(libero giornalista)

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