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News dalle Città della BAT

mercoledì 7 novembre 2012

BARLETTA : La Politica va dal notaio.



Non è la prima volta, perché ciò accade dagli albori della civiltà del nostro territorio, dal momento che la figura del notaio ha svolto, anche in maniera egregia, la funzione di storico, a motivo del fatto che annotava quei movimenti immobiliari e mobiliari e gli atti di liberalità: primitivo e caritatevole welfare, intessuto e portato a compimento dalla classe sociale, ristretta nel numero, che deteneva molta ricchezza. E’ anche vero che la politica è nata e si è sviluppata con l’agorà, ossia con la piazza, ove i maggiorenti discutevano molto più di guerra che di democrazia e i cittadini partecipavano, grosso modo, in guisa populistica, rinverditasi, poi, solo in quelle fasi temporali, presaghe e foriere di tempi difficilissimi.
Con l’eclatante boom degli anni ‘60, il notaio è venuto alla ribalta, coincidendo con il prorompente flusso di  denaro dal settore industriale a quello edilizio, che ha funzionato, sino a un certo momento come salva risparmio, negligendo, però, che quella fase avrebbe avuto una stasi per cui si doveva pensare a fare di nuovo industria, guardando all’innovazione e dicendo stop alla mera capitalizzazione ovvero alla sua esasperata finanziarizzazione.
La politica è stata a guardare e non si è posta alcuna problematica, perché le cose andavano bene per quasi tutti e poi coloro che possedevano la ricchezza non avevano alcun interesse a smuovere lo status quo. Quelli che facevano politica, stante uno scarsissimo disagio in giro, prendevano le sembianze di personaggi tronfi, poiché sotto l’effetto di un benessere diffuso a nessuno veniva in mente di contestare i  politici del momento, che facevano, con la massima tranquillità, il bello e il cattivo tempo.
Se qualcuno affermava di essere contrario veniva emarginato, non con violenza verbale o con forme pseudocalunniose, ma con buffetti sul viso e pacche sulla spalla, espressioni cordiali di presunta vicinanza, sottintendendo che sarebbe stato meglio lasciar perdere, il che avveniva con il beneplacito degli altri piuttosto amanti del cosiddetto quieto vivere.
Ma non finisce qui, perché la classe politica locale andava a scuola dai maggiorenti, in prevalenza, baresi, che stabilivano, di concerto con quelli del luogo, ciò che doveva essere fatto, sempre in ossequio ai loro dettami o se vuolsi ai loro suggerimenti.
E così la scelta del politico cadeva sul capo del candidato fidato, che non muoveva foglia senza aver ricevuto, prima, l’autorizzazione:  tutto ciò è successo imperante la “balena bianca” e, poi, la sinistra.
Tra gli anni ’80 e ‘90 ha cominciato a far capolino la crisi , ma non è cambiato più di tanto perché hanno fatto ingresso nell’agone politico partiti guidati da padroni, aiutati dalla circostanza che i partiti ideologici, a causa di pericolosi scivoloni, sono caduti in disgrazia prima e  spariti dopo, in gran parte, dallo scenario politico, ma alcuni sono rientranti nel “giro“, però, con mutazione del credo politico, generando così il caos, a cui ha dato una buona mano la galoppante crisi.
Nella Città della Disfida, sul parterre politico sono rimasti pochi superstiti e i nuovi, affacciatisi all‘arte del governare, sono da accostare ai cavalleggeri, presenti nelle oleografie dell’avanti Savoia, tanto da perpetuare inavvertitamente, complice la crisi, una tradizione politica censurabile, tramandata nel tempo.
I sacrifici economici hanno indotto una parte dei cittadini a sentirsi non solo vittime ma anche vindici di tale stato di cose, tanto da affollare, nelle recenti elezioni cittadine, con liste, candidati e aspiranti sindaci la competizione elettorale, individuando poi, a ragione o a torto, l’agnello sacrificale di turno, secondo procedure non del tutto ortodosse e con la presunzione di voler purificare la politica di ieri, oggi e chissà, anche, quella di domani .
Alla fine si è ritornati al notaio, ancora lui di scena, forse sarebbe stato meglio che i 19 consiglieri,  durante un’assise comunale e insieme alla maggioranza e all’opposizione, ponessero, dopo un serrato e plurale dibattito, in minoranza il primo Cittadino.
Sarebbe stato il primo passo per iniziare un percorso politico vero.


Emanuele Porcelluzzi
(libero giornalista)

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