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News dalle Città della BAT

lunedì 12 novembre 2012

ETTORE FIERAMOSCA RITORNA A BARLETTA



Ed è venuto anche di corsa e, per di più, trafelato perché preoccupato che la 
politica barlettana avesse imboccato una strada pericolosa, ricordando, tra l’altro, che La Motte, a capo di dodici cavalieri francesi, noto per la sua spavalderia, lo aveva coinvolto, il 13 febbraio 1503, assieme ad altri dodici cavalieri italiani, nella Disfida di Barletta, divenuta popolare grazie allo scrittore e patriota Massimo D’Azeglio, che indicò, nel 1833, agli italiani la via dell’indipendenza e dell’unità nazionale, ben più importante di una baruffa chiozzotta, scoppiata sui web e alimentata da uno  sparuto numero di lettori, autori di interventi, col prevalente marchio di un recente movimento politico in ragguardevole ascesa anzichè di una reale e propositiva agorà e, poi, dalle testate giornalistiche, in attesa da tempo del “ fate ammuina“, impartita dai generali borbonici, abituati a battaglie più mediatiche che cruenti.
Il valoroso Ettore Fieramosca è arrivato, in città, nottetempo e, nonostante, il
suo rumore per l’incedere con la corazza, non è riuscito a svegliare nessuno e, quindi, a incontrare anima viva. Il suo pensiero è andato subito alla Cantina della Disfida, ove nell’anno 1503, forse, un po’ su di giri, si passò dalle parole alla sfida, trovando la cantina chiusa come accade adesso nei giorni festivi.
Ma Fieramosca non si è perso d’animo, perché è andato in giro per incontrare qualche francese, introvabile per la crisi che sta travagliando l’Italia, la Puglia e la nazione francese. Il famoso armigero, alla stregua dell’uomo in frac, è riuscito a leggere, su una locandina svolazzante, anche se con difficoltà e in piena notte, che la questione, sorta tra il primo Cittadino e parte dei consiglieri comunali, era stata rimessa a un notaio in luogo dell‘assise comunale, e, quindi, non ha capito un’acca di quel che è successo, però si è stupito per il fatto che i notai, ai suoi tempi, s’interessavano d’altro, e che, per le  vicende politiche, una buona bisboccia era sufficiente per dirimere controversie difficili e anomale.
Mentre albeggiava, Fieramosca ha scorto il maniero di Federico II di Svevia e si è introdotto al suo interno e, qui, una dolce castellana si è fatta garante del benessere per la Città della Disfida, roba d’altri tempi. Rassicurato è balzato sul suo destriero e si è diretto sul luogo della tenzone, ove fantasmi del passato gli hanno contestato che la Disfida appartiene alla Città di Andria e non a quella di Eraclio. 
Ettore Fieramosca ha spiegato che cambiare ora le “carte storiche“, significa 
svilire il “racconto” di Massimo D’Azeglio, uno degli epigoni della letteratura
risorgimentale, inneggiante all’ Italia libera, che non ha paura, che lavora e che resiste.


Emanuele Porcelluzzi
(libero giornalista)

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