La favola di Cenerentola ben si attaglia alla storia della
Bat solo per quel lasso di tempo, coincidente con la vittoria del presidente
Ventola, novello principe che, grazie alla scarpetta, impalma la mano di
Cenerentola e la conduce seco a un fastoso ricevimento, che durerà solo una
notte intera, perché, al mattino, Cenerentola tornerà alle sue quotidiane
fatiche domestiche. E’ anche vero che, per Ventola e compagni, il mandato
politico è durato così poco tempo, tanto da avere più di qualche analogia con
la fiaba in questione.
Le vicende, relative alla nascita della Bat, sono durate
circa un secolo tra entusiasmi divisi con pochi ma testardi compagni di cordata
e ribellioni popolari tentate durante il regime fascista, mostrando, in tal
modo, di essere coriacei e tetragoni agli assalti dei più accaniti
oppositori, le cui argomentazioni sono state, prevalentemente di natura
campanilistica, compiendo passi indietro nel tempo e facendo gonfiare il petto
ai Comuni, il cui unico e vero splendore appartiene a un passato, in verità,
molto lontano.
L’avvento della Lega ha, però, ridotto gli ultimi avversari
della costituenda sesta provincia all’impotenza, perché il movimento politico
di Bossi si è reso promotore della creazione, in virtù del suo localismo
esasperato, di province estese quanto un fazzoletto di terra e con abitanti, il
cui numero impallidirebbe al confronto dei residenti di una delle tante immense
e popolose borgate del Paese.
Approfittando del momento favorevole, finalmente la Bat è
riuscita a farcela , ma ha dovuto, come tante altre province, soccombere sul
piano politico-amministrativo per gli effetti negativi della recessione
economica, dell’austerità e, per ultimo, della soppressione degli Enti
provinciali: il combinato disposto dell’azione con “la ghigliottina” del
governo Monti. Il presidente Ventola e la sua giunta non hanno alcuna
intenzione di levare le tende e intendono, adottando appropriate formule
legislative, “uscire dalla porta, per rientrare dalla finestra”. In merito
l’assessore Camero ha spiegato che l’art.132 della Costituzione prevede, ai
fini di costituire una regione, almeno un milione di abitanti e che la
proposta deve essere avanzata da tanti consigli comunali, rappresentanti un
terzo delle popolazioni interessate, e approvata con referendum dalla
maggioranza delle popolazioni stesse. In buona sostanza, afferma che se i dieci
Comuni, componenti la Bat, decidono di confluire nella Provincia di Foggia, la
Regione (quella Dauna-Ofantina?) avrebbe la carte in regola per superare il
milione di abitanti e i Kmq necessari ai fini di poter entrare a far parte del
novero delle Regioni italiane.
Un progetto, un po’ difficile a realizzarsi per la
circostanza che l’abolizione di una provincia, darebbe la stura alla creazione
di una Regione, che, per un pregiudizio, sarebbe subito omologata a quelle
finite, purtroppo, nell’occhio del ciclone per la presenza di politici, che
hanno scambiato l’Ente regionale per un bancomat. Poi la morbosa idea dell’
attuale esecutivo di risparmiare a tutti i costi, mimetizza il progetto,
nontanto strisciante, di demolire tutto ciò che è pubblico, per cui si
ècominciato a dare colpi di badile, per ora, alle Province, e, dopo, alle
Regioni, entrambe considerate dai padri costituenti il volano necessario per la
ricostruzione del Paese, messo a ferro e fuoco dal secondo conflitto mondiale,
protagonista di immani atrocità. Dai Comuni, passando per le Province, alle
Regioni, è essenziale ricucire il tessuto sociale, senza però lasciarsi
prendere da comportamenti astiosi o da ripicche piuttosto sterili,
sforzandosi di ritornare all’impegno politico e sociale, senza demandare a chicchessia o a uno solo il compito di costruire il futuro del Paese, posto in crisi da una recessione economica, bisognosa di idonee misure, che tardano ad arrivare.
sforzandosi di ritornare all’impegno politico e sociale, senza demandare a chicchessia o a uno solo il compito di costruire il futuro del Paese, posto in crisi da una recessione economica, bisognosa di idonee misure, che tardano ad arrivare.
Per compiere tutto ciò, occorre osservare e applicare i
dettami costituzionali, con i quali si è riusciti a venir fuori, alla grande,
dalle macerie della guerra. Quindi è auspicabile
che le Province e le Regioni siano sottoposte a regole e debiti controlli, ai fini di non
sopprimerle perché hanno dimostrato, in tempi certamente difficili, di essere
utili e funzionali alla rinascita e alla crescita del Paese.
Da ultimo una digressione: la città metropolitana barese,
secondo alcune notizie circolate, si estenderebbe da Margherita di Savoia a
Fasano, non può passare inosservato il fatto che le “periferie”
rischierebbero di rimanere in una situazione di svantaggio mentre i territori a ridosso del “centro” avrebbero più possibilità di fruire maggiori vantaggi, per cui mantenere in vita gli enti intermedi oppure organizzare funzioni amministrativedelegate dai Comuni e dalle Regioni che serviranno a non creare ulteriori disparità di trattamento bensì a spalmare sul territorio i benefici di natura civile e sociale. Alla fine spuntano i sapienti dell’ultima ora, che, con candore quasi infantile, vengono a dire che se fossero state inserite altre cinque o sei città, la Bat non sarebbe stata incorporata da nessuno, sempre che quelle città non avessero continuato a conservare amicizie politiche, prossime a infilare il viale del tramonto. Poi tutto il resto appartiene al senno di poi, di cui sono piene le fosse del mondo.
rischierebbero di rimanere in una situazione di svantaggio mentre i territori a ridosso del “centro” avrebbero più possibilità di fruire maggiori vantaggi, per cui mantenere in vita gli enti intermedi oppure organizzare funzioni amministrativedelegate dai Comuni e dalle Regioni che serviranno a non creare ulteriori disparità di trattamento bensì a spalmare sul territorio i benefici di natura civile e sociale. Alla fine spuntano i sapienti dell’ultima ora, che, con candore quasi infantile, vengono a dire che se fossero state inserite altre cinque o sei città, la Bat non sarebbe stata incorporata da nessuno, sempre che quelle città non avessero continuato a conservare amicizie politiche, prossime a infilare il viale del tramonto. Poi tutto il resto appartiene al senno di poi, di cui sono piene le fosse del mondo.
Emanuele
Porcelluzzi
(libero giornalista)
(libero giornalista)

Nessun commento:
Posta un commento