In
seguito alla comunicazione ufficiale (avvenuta in data 10 febbraio sul sito del
Comune di Barletta) sull’avvenuto
deposito presso la Segreteria Generale
del Comune, da parte della commissione consiliare permanente ‘Affari Generali e
Istituzionali’ della bozza del Regolamento degli Istituti di partecipazione, mi
sono confrontata con diversi esponenti di realtà sociali che operano nella
nostra città.
La
perplessità e, pertanto, la necessità di raffronto sono nate dal ritenere insufficienti
i 15 giorni che per legge vengono concessi al fine di produrre osservazioni su
un atto amministrativo in via di approvazione.
Cercherò
di spiegarmi meglio: partendo dal presupposto che il suddetto Regolamento
rappresenta la base per il coinvolgimento della cittadinanza nelle scelte
politiche compiute da un’amministrazione, credo sarebbe stato opportuno
convocare i diretti interessati (i cittadini) durante l’iter di definizione
della stessa bozza.
Tale
procedimento è durato difatti quattro mesi. In tutto questo tempo la
commissione consiliare di riferimento, presieduta dal consigliere Cosimo Bruno
e della quale fanno parte Rosa
Cascella , Maria Campese, Andrea Salvemini e Rossella
Piazzolla, si è riunita ben undici volte per confrontarsi sugli Istituti di
partecipazione.
Così
come previsto dal regolamento del Consiglio Comunale, la stessa commissione,
tramite il suo Presidente, avrebbe potuto invitare ufficialmente comunità di
cittadini a partecipare ad una o più sedute delle undici consumatesi sul tema
o, per lo meno, prevedere uno o più incontri simili a quello indetto per
giovedì 27 febbraio (quando ormai il tempo per presentare osservazioni sarà
scaduto).
Perplessità
ulteriore nasce dal fatto che la stessa cura con la quale è stato promosso l’incontro
(manifesti ed evento sul social network facebook) non sia stata usata nella
divulgazione dell’avviso pubblico di deposito (perché?), avvenuta invece solo
attraverso il sito ufficiale del Comune. E’ vero che è dovere del cittadino
informarsi ma è anche vero che la maggior parte dei cittadini devono essere
educati alla ‘partecipazione’ ed il loro coinvolgimento deve essere promosso,
per lo meno all’inizio, con tutti i mezzi di comunicazione/informazioni
esistenti. Questo è confermato dal fatto che molte delle persone da me
contattate non erano a conoscenza della possibilità di produrre osservazioni
sul Regolamento degli Istituti di Partecipazione.
Inoltre,
gli istituti di partecipazione e, più in generale, i diritti di partecipazione
sono sanciti e regolamentati in una vastissima e complessa disciplina
normativa, internazionale e nazionale. Le undici riunioni sul tema tenute dai
consiglieri comunali confermano ciò e suggeriscono un’ulteriore riflessione: se
un consigliere comunale, tenuto a conoscere per lo meno le basi del diritto
amministrativo (TUEL, Statuto e regolamenti comunali) necessita di quattro mesi
per giungere, attraverso il confronto, all’elaborazione di una proposta di
regolamento, appare evidente come siano irrisori quindici giorni per un normale
cittadino che singolarmente o in forma associata si interessa a problematiche
di interesse generale.
Una
prima lettura della bozza del Regolamento, studiato ed elaborato dalla
Commissione Affari generali ed istituzionali, denuncia la difficoltà
dell’argomento e l’impreparazione nonché la superficialità dei componenti la
commissione di riferimento. Il comma 1 dell’art. 31 prevede infatti che
ciascuna consulta sia formata da 7 componenti (2 consiglieri e 5 laici, ossia
aderenti a forme associative) violando palesemente le più elementari norme che
disciplinano i diritti alla partecipazione. Se per esempio dovessero essere
dieci le realtà sociali che operano nel settore della diversa abilità, il
diritto alla partecipazione dovrebbe essere assicurato ad ognuna di esse
attraverso la presenza di un rappresentante nella consulta di riferimento.
Quella
di cui sopra non può rientrare nelle normali osservazioni che ciascun cittadino
può produrre al fine di migliorare/completare un documento amministrativo, deve
invece essere oggetto di un confronto che a priori chiarisca visione politica e
preparazione dei nostri amministratori.
Non dimentichiamo poi che il consigliere comunale viene retribuito per la disponibilità a partecipare alle riunioni di commissione, il cittadino invece svolge la sua azione in modo gratuito e volontariato dovendo pertanto conciliare volontariato e impegni legati a lavoro e vita privata.
Infine, chi come me aderisce ed opera attivamente in associazioni, reti e coordinamenti, sa bene che non è semplice convocare tutti gli aderenti ad un gruppo organizzato nel giro di pochi giorni né possibile consumare il confronto ed arrivare ad una visione condivisa su determinati temi in una sola riunione.
Non dimentichiamo poi che il consigliere comunale viene retribuito per la disponibilità a partecipare alle riunioni di commissione, il cittadino invece svolge la sua azione in modo gratuito e volontariato dovendo pertanto conciliare volontariato e impegni legati a lavoro e vita privata.
Infine, chi come me aderisce ed opera attivamente in associazioni, reti e coordinamenti, sa bene che non è semplice convocare tutti gli aderenti ad un gruppo organizzato nel giro di pochi giorni né possibile consumare il confronto ed arrivare ad una visione condivisa su determinati temi in una sola riunione.
Per
questo chiedo ancora una volta sia al Sindaco Cascella, che ha la delega alla
trasparenza e alla partecipazione, sia al Presidente della commissione ‘Affari
Generali e Istituzionali’, Cosimo Bruno, di sospendere l’iter di approvazione
del Regolamento per far divenire l’incontro pubblico previsto per giovedì
prossimo l’inizio di un percorso realmente condiviso.
Sabrina
Salerno
cittadina,
Associazione Beni Comuni

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