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mercoledì 27 gennaio 2016

BARLETTA : PUG, la partecipazione che non c’è

Presenziare al primo forum plenario “Tutta mia la città” organizzato dall’amministrazione Cascella per strutturare il processo di partecipazione della cittadinanza alla elaborazione del Piano Urbanistico Generale (PUG) è stato come assistere ad una commedia dell’assurdo. La labile traccia che ha unito gli interventi si è basata ovviamente sulla partecipazione, concetto ripetuto ed enfatizzato da tutti gli ospiti senza critica alcuna ma con formule tipiche dei manuali.
Il Sindaco Cascella, l’assessore comunale alle Politiche del Territorio Azzurra Pelle, i coprogettisti del PUG Renato Cervini e Nicola Ferdinando Fuzio, il direttore del Patto Territoriale per l’Occupazione Nord Barese/Ofantino Marco Barone vivono la nostra città e non possono non conoscere i fallimenti nei processi partecipativi che hanno caratterizzato l’amministrazione Cascella. Il leccese Fedele Congedo, esperto in processi partecipati inclusivi, invece non può non aver chiesto informazioni a riguardo dato che sarà il curatore del processo partecipativo legato al PUG.
Ebbene, è dunque di dominio pubblico, anche se c’è chi fa finta di non saperlo o peggio ancora che non abbia alcuna importanza, che a novembre 2014  l’amministrazione Cascella ha approvato il regolamento degli Istituti di Partecipazione. L’iter partecipato, gestito dalla Commissione Affari Istituzionale, si rivelò un bluff. Chiamati cittadini ed associazioni a produrre osservazioni sulla propria bozza preparata a porte chiuse la stessa commissione non  ritenne necessario convocare un incontro pubblico per comunicare e spiegare quali osservazioni fossero state accettate e quali rigettate, del resto la bozza non fu modificata e approvata in consiglio comunale senza il contributo dei cittadini. Approvato il regolamento, non si è proceduto a creare l’albo comunale delle associazioni propedeutico a dar vita alle consulte e ad una strutturata e continuativa partecipazione.
In assenza di ciò non sono mancati da parte di noi cittadini approcci finalizzati a garantire il nostro diritto alla partecipazione. La rete cittadina “salviamo il paesaggio, difendiamo i territori” richiese la compilazione dettagliata di una scheda inviata a tutti i comuni italiani nell’ambito del censimento nazionale promosso dal Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio, allo scopo di mettere in luce la realtà delle strutture edilizie già presenti nel territorio di ciascun municipio e, in particolare, il numero di quelle sfitte, vuote, non utilizzate (ed eventualmente la superficie), le superfici edificabili residue del vigente piano urbanistico e quelle previste da eventuali piani adottati. L’assessore Pelle si impegnò ritenendola uno strumento utile anche ai fini del PUG ma dopo mesi di attesa non ritenne necessario consegnarcela, nonostante fosse pronta a maggio scorso, al fine di organizzare un incontro pubblico per la presentazione dei dati.
Il coprogettista Nicola Ferdinando Fuzio ha fatto riferimento al protocollo d’intesa per la realizzazione di un monitoraggio ambientale, sottoscritto a novembre dal comune di Barletta con Provincia, Regione, Arpa, Asl e Cnr-Irsa, dimenticando di denunciare il mancato coinvolgimento da parte dell’amministrazione di quelle realtà sociali che da anni si battono per la tutela dell’ambiente e della salute e che sei mesi prima dell’approvazione del suddetto documento, tra l’altro fatto solo di buoni propositi e non operativo, avevano presentato in accordo con il sindaco una proposta di deliberazione dettagliata e operativa preparata dal dott. Di Ciaula, esperto in tematiche sanitarie legate ad impianti insalubri in particolare all’incenerimento dei rifiuti, finalizzata ad un monitoraggio ambientale e sanitario. Proposta poi rifiutata senza motivazioni dallo stesso Cascella. L’architetto Fuzio ha chiarito inoltre come il Protocollo per il monitoraggio ambientale sia importante per la VAS (valutazione ambientale strategica) che deve accompagnare il PUG. Un serio monitoraggio ambientale che valuti lo stato di salute dell’uomo e della natura necessita di tempo, risorse umane e finanziarie, nonché di volontà politica che ad oggi i fatti ci dicono non esistere. Come conciliare tutto questo con i tempi di approvazione del PUG?
Di esempi di mancata partecipazione o di partecipazione di facciata ce ne sarebbero ancora tanti e non possono che risuonare in tutta la loro potenza le affermazioni di Marco Barone, presidente del parco territoriale Nord barese-ofantino. Barone ha sottolineato la vera natura della partecipazione che non dovrebbe consistere nel mettere al vaglio decisioni già prese ma finalizzata al reale coinvolgimento per diminuire il deficit democratico ed aumentare l’ascolto dei bisogni e dei sogni dei cittadini, così come previsto da norme nazionali ed internazionali e dalla Convenzione madre in materia, quella sull'accesso alle informazioni, la partecipazione dei cittadini e l'accesso alla giustizia in materia ambientale, firmata nella cittadina di Aarhus, in Danimarca, nel 1998 ed entrata in vigore nel 2001.
Non è mancato un riferimento ai tempi lunghi della partecipazione con il quale non posso che essere d’accordo. Aggiungo che la partecipazione deve essere insegnata perché non tutti i cittadini godono della stessa sensibilità e degli stessi strumenti culturali in grado di far loro pretendere e consumare tale diritto e non sarà sufficiente l’iter proposto dai due esperti in materia, Congedo e socio, a garantire un PUG realmente inclusivo.
La platea presente al Teatro Curci era difatti, non solo esigua, ma anche composta dai soliti noti: politici e rappresentanti di associazioni di categoria e di ordini professionali. Pochissimi i rappresentanti di associazioni e movimenti, pochissimi i ‘normali’ cittadini. Qualcuno ha cercato di capire i motivi di tale assenza?
E poi la bellezza del Teatro Curci quale luogo scelto, sottolineata dal coprogettista Cervini, che comporta però una spesa non indifferente ogni volta che viene utilizzato e che non può essere giustificata da una manifestazione che non è riuscita a riempire nemmeno metà della sua capienza, oltre ad enfatizzare con la sua conformazione architettonica la distanza tra istituzioni e cittadini e a dar l’idea di uno spettacolo quale in realtà è stato il forum in oggetto. E l’elogio da parte dello stesso progettista dell’iniziativa di rendere pedonale parte del centro cittadino durante il periodo natalizio. Mi domando come sia possibile non denunciare la natura straordinaria di una tale misura adottata unicamente per favorire i consumi e non il senso di comunità, né per cercare di sanare una città altamente inquinata e congestionata dal traffico.
Il mio intervento non può che concludersi facendo riferimento al coraggio del Sindaco, lodato dall’assessore regionale alla Qualità del Territorio Annamaria Curcuruto. Sì, ci vuole coraggio a pensare di poter apparire credibile avendo una maggioranza che senza vergogna prende pezzi dall’opposizione e viene abbandonata da propri membri, casualmente proprio in concomitanza con l’inizio dell’iter legato al PUG.  Una lacerata maggioranza che insieme all’opposizione si riunisce spesso e volentieri nelle commissioni consiliari salvo poi essere convocata in sporadici consigli comunali facendo spesso mancare il numero legale e che, ai sensi della legge, dovrebbe approvare il PUG proprio in consiglio comunale.

Sabrina Salerno, cittadina libera e pensante










venerdì 6 marzo 2015

BARLETTA : Partecipazione e Trasparenza, utopie soggette ad interpretazioni personali che danneggiano il benessere comune.

Nei giorni scorsi l’associazione APICE ha diffuso un comunicato stampa nel quale veniva menzionato un incontro pubblico promosso dalla VII Commissione consiliare permanente Cultura e Pubblica Istruzione per reperire idee e proposte sulla definitiva destinazione d’uso da attribuire a Palazzo San Domenico e per rendere pubblico il percorso già avviato dall’amministrazione in merito. 
Previsto per giovedì 26 febbraio ai sensi dei verbali delle sedute del 2, 3 e 4 febbraio della suddetta commissione, pubblicati nell’albo pretorio sul sito istituzionale del Comune di Barletta, tale incontro in realtà non c’è mai stato.
Vale la pena in ogni caso  riflettere sulle dichiarazioni dell’assessore alle Politiche per dell’identità Culturale, Giusy Caroppo, e del Dirigente del Settore Beni e Servizi Culturali, Santa Scommegna, che, presenti alla seduta del 2 febbraio, riferiscono: «L’ipotesi di destinare una sezione dell’immobile all’Accademia delle Belle Arti di Foggia sta per sfumare per mancanza di cofinanziamenti». 
Entrambe invitano poi la Commissione a «Sollecitare gli uffici competenti a produrre tutta la documentazione tecnica relativa all’agibilità degli spazi». Oltre a sembrare assurdo che assessore e dirigente del settore di riferimento non siano in possesso di tale documentazione, propedeutica ad avviare uno scambio con un ente come un’Accademia di Belle Arti, sorge subito il dubbio sul fatto che la Commissione Cultura non fosse a conoscenza della proposta di destinare parte di Palazzo San Domenico ad un ente individuato, o meglio ci si domanda come mai non sia stato sin dall’inizio pubblico e partecipato l’iter per la destinazione d’uso di un bene comune come Palazzo San Domenico. Per chiarirmi le idee ho investito un’ora del mio tempo a controllare l’ordine del giorno di tutte le convocazioni della VII Commissione consiliare permanente che è bene ricordare è composta da Carmine Doronzo, presidente, Gennaro Cefola, vice presidente, Giuliana Damato, Claudia Catino e Giuseppe Di Paola. Ebbene sono state ben 10, da luglio 2014, le sedute dedicate alla destinazione d’uso di Palazzo San Domenico con un’ulteriore dedicata ad un sopralluogo presso lo stabile. 
In ogni caso, ai sensi dei verbali delle ultime tre (2, 3 e 4 febbraio 2015), unici disponibili online, veniamo a conoscenza che sono stati necessari 3 incontri per stabilire la data dell’incontro pubblico che si sarebbe dovuto svolgere il 26 febbraio con visita guidata dell’immobile nella prima parte, per stabilire la scaletta degli interventi, scrivere la richiesta al Sindaco per ottenere l’autorizzazione all’utilizzo della sala convegni e le richieste di documentazione tecnica da inviare agli uffici competenti. Insomma... un lavoraccio davvero! Del resto come meravigliarsi di tale efficienza se la stessa commissione si è riunita circa 30 volte per discutere del Regolamento per la concessione di siti, spazi e sale culturali/comunali. Tempi biblici, assurdi per chi come noi è riuscito a scrivere la bozza di Regolamento sul Garante delle Persone con Disabilità in soli 3 incontri in seno alla rete cittadina per diversa abilità. 
Oltre a ciò emerge che anche la Commissione Cultura e Pubblica Istruzione, nelle intenzioni, così come la Commissione Affari Generali ed Istituzionali, dopo aver consumato numerose sedute su un tema, non ha esitato a prevedere di lasciare ai cittadini pochi giorni per elaborare idee e proposte. La pubblicazione dei verbali delle sedute del 2, 3 e 4 febbraio è avvenuta il 18 febbraio con previsione di pubblico incontro a soli 8 giorni di distanza, per il successivo 26 febbraio. 
Tale carenza di organizzazione e ragionevolezza è frutto della mancanza di regole condivise e rispettate, perché applicate, che dovrebbero appunto regolamentare la partecipazione dei cittadini. Esattamente un anno fa grazie al nostro intervento la Commissione Affari Generali ed Istituzionali, presieduta da Cosimo Bruno, concesse alla cittadinanza ulteriori 40 giorni, rispetto ai 14 previsti, per presentare osservazioni sul Regolamento che disciplina gli Istituti di Partecipazione e rendere «I cittadini più protagonisti». Ottenute le osservazioni non ha però ritenuto giusto incontrare la cittadinanza per renderla partecipe delle osservazioni recepite e di quelle respinte, con relative motivazioni, portando l’atto amministrativo in Consiglio Comunale, in seno al quale è stato approvato lo scorso 27 novembre (7 mesi dopo la data prevista e comunicata dal presidente Bruno che premeva per concludere l’iter partecipativo). L’albo delle associazioni, propedeutico alla maggior parte degli Istituti di Partecipazione, stenta ad essere costituito ed ognuno interpreta la partecipazione a modo suo con, come sempre, gravi danni per il benessere comune. 

Sabrina Salerno – Associazione di Promozione Sociale Beni Comuni

lunedì 2 marzo 2015

BARLETTA : Non lasciatevi abbindolare, siate liberi, siate pensanti. Informatevi, non credete ma verificate.

Da cittadina libera e pensante, da portavoce del coordinamento LIP Rifiuti Zero per la provincia Barletta-Andria-Trani, ho sentito il dovere e il diritto di intervenire sul seguente post pubblicato da Alessio Ciacci sul proprio profilo facebook: "Grande pubblico e bellissimo dibattito a Barletta! Conquistato un bellissimo 73% di raccolta differenziata si parla di tariffa puntuale e Rifiuti Zero! Avanti tutta verso il futuro, da utopia a realtà, basta la volontà!".
Il post è stato diffuso all’indomani dell’incontro “Rifiuti = Opportunità. Idee e proposte a confronto”, che si è tenuto a Barletta presso la Libreria Cialuna, martedì 24 febbraio, ed organizzato dal gruppo di Sinistra Unita facente capo a Carmine Doronzo. Sono intervenuti, oltre ad Alessio Ciacci, già Assessore all'ambiente di Capannori (primo Comune in Italia ad aver adottato la Strategia Rifiuti Zero, anche Raphael Rossi, esperto nazionale nella gestione dei rifiuti, Luigi Pannarale, presidente della Bar.S.A. S.p.a., e vari esponenti di Sinistra Unita.
Ad onor di cronaca diffondo anche a mezzo stampa il mio intervento che segue: "Caro Alessio, mi tocca intervenire perché a Barletta, nonostante la percentuale di raccolta differenziata, la strada per la Strategia Rifiuti Zero è non solo in salita ma anche tortuosa. Non è la prima volta che vieni ospitato a Barletta dal gruppo di Sinistra Unita che fa riferimento al consigliere Doronzo e che ha espresso il presidente della Bar.s.a. (azienda che gestisce i rifiuti), Prof. Pannarale. 
Alessio, dunque, hai colto nel segno: 'si parla' (anche se non sempre e di tutto). La Strategia Rifiuti Zero è stata uno dei cavalli di battaglia della Sinistra Unita, ed in particolare di Carmine Doronzo, nella scorsa campagna elettorale. E' stata inserita con una sola e vaga citazione nelle linee programmatiche di mandato dell'attuale Sindaco Cascella e lì è stata abbandonata dalle forze politiche in questi primi 19 mesi di amministrazione Cascella. 
Gli unici ad agire siamo noi del coordinamento LIP Rifiuti Zero. Abbiamo protocollato la delibera Rifiuti Zero per far sì che venisse portata in consiglio comunale e approvata così come da campagna elettorale e linee programmatiche e l'unica che ci ha preso in considerazione è stata la Presidente della Commissione Ambiente, Rosa Cascella. L'iter in commissione ci ha portati ad unire alla delibera Rifiuti Zero una seconda delibera riguardante il cementificio Buzzi Unicem che nel centro città incenerisce 65.000 t/a di CSS. Quest'ultima delibera, concordata con il Sindaco, è stata preparata grazie al prezioso contributo del medico ISDE Agostino Di Ciaula. Ma al nostro impegno non è seguita azione e l'iter si è arenato: il Sindaco non risponde alle sollecitazioni del Presidente della Commissione Ambiente che stenta a darci informazioni sul futuro delle due delibere. 
Parlare, parlare di Rifiuti Zero non serve se si continua a rimanere inermi e ad essere complici di una situazione che vede Barletta come uno dei peggiori esempi in Puglia nello smaltimento dei rifiuti.
Post come questi non possono passare inosservati e lasciati liberi di danneggiare il duro lavoro svolto da noi cittadini, liberi e pensanti. 
Ricordo anche che la delibera Rifiuti Zero fu da noi presentata invano anche al precedente Sindaco Maffei (anche allora Doronzo era consigliere comunale). A quell'epoca risale il rilascio positivo alla Buzzi Unicem sia della Valutazione d’Impatto Ambientale da parte della Provincia Barletta – Andria  Trani che dell'Autorizzazione Integrata Ambientale da parte della Regione Puglia per coincenerire 65.000 t/a di CSS. In tale occasione, prima chiedemmo all'amministrazione Maffei di fare ricorso contro la VIA (sostenuti da Doronzo durante un incontro con il Sindaco), poi, non avendo alcun riscontro, ci costutuimmo in seno alle conferenze di servizi in Regione che portarono al rilascio dell'AIA, producendo osservazioni (grazie al contributo di medici, geologi e ingegneri). Associazioni e singoli cittadini in quell'occasione firmarono una procura ad un avvocato che seguì loro dal punto di vista giuridico. Doronzo non firmò tale procura nonostante il 'sostegno' nel precedente iter contro la VIA provinciale. Ricordo che la Provincia è di centro destra, la Regione (a parole) di centro sinistra come il nostro Comune. Un'ultima informazione, la nuova discarica per rifiuti speciali non pericolosi in località San Procopio a Barletta non interessa a nessuno”.
Per completezza di informazioni aggiungo che nessuna forza politica di Barletta, tanto meno Sinistra Unita, è intervenuta contro il Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti Urbani che prevede in Puglia discariche e cementefici brucia-rifiuti, in netto contrasto con la Strategia Rifiuti Zero, nessun intervento sullo scandalo che ha riguardato la discarica di Trani che serve anche la nostra città. Ed ancora, nessun impegno da parte delle stesse per promuovere la Strategia Rifiuti Zero in seno all’ARO 1 (Barletta-Andria-Trani) ed in seno all’ATO della Provincia BAT. La strategia Rifiuti Zero è sinonimo di diritti alla partecipazione reale nelle decisioni, alla salute, ad un ambiente sano e ad un lavoro dignitoso e sicuro. Diritti quotidianamente calpestati nella gestione dei rifiuti sul nostro territorio, nonostante siano previsti da normativa nazionale ed internazionale. A partire dalla natura giuridica della Barsa, oggi ancora società per azioni anziché azienda speciale, opzione quest’ultima che rispetterebbe l’esito dei quesiti referendari del 2011. Anche a Barletta vinse il Sì, sì alla tutela dei servizi e dei beni come comuni, Sì alla loro gestione pubblica e partecipata senza profitto ma in nome di una sostenibile economia in grado di tutelare ambiente e salute.
Non lasciatevi abbindolare, siate liberi, siate pensanti. Informatevi, non credete ma verificate.

Sabrina Salerno


venerdì 28 novembre 2014

BARLETTA : “Incubatore per l’innovazione e la creatività”

La pubblicazione dell’avviso pubblico per la selezione di un Piano di Gestione per la struttura comunale denominata “Incubatore per l’innovazione e la creatività” ha sollevato non poche perplessità da parte di cittadini impegnati nella promozione di una comunità nuova, più inclusiva e responsabile.
E’ utile sottolineare che la stragrande maggioranza della popolazione barlettana non conosce la storia dell’ex-Distilleria, l’iter che ha portato alla riqualificazione di alcuni suoi plessi né tanto meno le funzioni destinate a ciascuno di essi. In vista di operazioni ‘socialmente utili’ come la creazione di un “Laboratorio per i giovani (GOS)”, di un “Incubatore per l’innovazione e la creatività”, di un “Orto urbano” e di una “Residenza destinata ad anziani”, sarebbe stato utile da parte dell’amministrazione organizzare incontri prima di tutto informativi e poi di reale coinvolgimento non solo dei soggetti destinatari di tali interventi ma della cittadinanza tutta.
Un’amministrazione responsabile avrebbe dovuto, prima di procedere all’assegnazione del terzo spazio (l’Incubatore per l’innovazione e la creatività) e poi del quarto (l’Orto botanico) che seguirà a breve, analizzare lo stato dei primi due spazi, la Residenza per anziani e il Laboratorio Giovani Open Space, per valutare la propria capacità di vigilare ed assicurare una fruizione socialmente giusta di spazi pubblici.
Mi domando per esempio come mai  il plesso destinato a residenza per anziani sia occupato ormai da anni abusivamente da alcune famiglie barlettane e se il laboratorio GOS abbia realmente conseguito la finalità principale di favorire la realizzazione personale e professionale dei giovani attraverso la creazione di un luogo, in una zona marginalizzata della città (e pertanto da reinserire nel tessuto sociale cittadino), in grado di fornire gli strumenti per superare il disagio sociale e culturale.
E qui mi ricollego all’intervento dell’assessore alle Politiche dell’Innovazione e della Competitività, Antonio Divincenzo, che lungi dal dare una risposta politica, si limita, da tecnico, a ripercorrere l’iter procedurale che ha portato all’avviso pubblico in oggetto, liquidando in questo modo le richieste di chiarimento ed ulteriore coinvolgimento di cittadini allarmati da un modo di gestire le risorse comuni che, nel corso degli anni, non ha portato benessere alla nostra comunità. E’ bene ricordare che essere ‘in regola’, ottemperare alle normative, non significa automaticamente operare bene e che spesso le finalità di numerosi progetti non vengono realizzate, sebbene gli enti gestori producano tutta la documentazione necessaria a dimostrare l’aver diretto secondo il capitolato dell’appalto di concessione del bene.

Verificare in modo partecipato, pertanto, i punti di forza e debolezza di un precedente, quale quello del Laboratorio GOS, avrebbe potuto essere una ottima base sulla quale costruire il futuro dei successivi beni pubblici da consegnare alla comunità.
Tale verifica sarebbe stata utile a modellare insieme lo stesso avviso pubblico sulla base, ovviamente, del Programma Stralcio di interventi di Area Vasta “Vision 2020” che, come puntualmente e correttamente evidenziato dall’assessore Divincenzo, rappresenta il punto di partenza dell’intero percorso.

Questo non solo non è stato fatto ma si è proceduto con l’emanare un avviso pubblico che concede solo 20 giorni ai soggetti interessati per presentare un Piano di Gestione per la struttura comunale denominata “Incubatore per l’innovazione e la creatività” e che tra i criteri di valutazione non prevede alcuna voce relativa a strumenti di monitoraggio e valutazione dei risultati attesi.
Qualcuno è in grado di spiegare come mai siano stati concessi solo 20 giorni per l’elaborazione e la presentazione di un Piano che tra le altre cose, prevede il coinvolgimento di cittadini, enti, imprese, centri di ricerca con l’obiettivo di scambiare buone pratiche ed esperienze innovative regionali, nazionali ed internazionali? Qualcuno dell’amministrazione conosce i tempi necessari a coinvolgere altri soggetti, a relazionarsi per armonizzare metodi ed obiettivi, per dividere ruoli e responsabilità, per arrivare insomma ad un protocollo d’intesa fra diversi soggetti (che spesso devono essere valutati ed approvati dai Consigli Direttivi o organi simili)? Perché non è stata data alcuna importanza alla verifica e valutazione della conduzione del progetto?
Sembra quanto mai urgente ed opportuno un intervento del Sindaco Cascella per tutelare i diritti all’ascolto, al confronto e alla partecipazione, che da più parti vengono percepiti come violati, sul destino di un bene comune come l’ex Distilleria.
Diritti che, lo scorso anno, abbiamo cercato di tutelare, per esempio in occasione dello svolgimento del progetto ‘F.R.E.D. è tornato’, rivolgendoci in primis al Sindaco e poi all’assessore Azzurra Pelle, che con noi lo ha condiviso, e all’assessore Francesco Dipalo. Congelare l’iter, in previsione di un allungamento dei termini per la presentazione delle domande e di una revisione dello stesso avviso per le lacune segnalate, sarebbe un’azione responsabile e lungimirante per scongiurare l’ennesimo fallimento di un’iniziativa finalizzata a risollevare le drammatiche sorti della Città di Barletta.

Sabrina Salerno
Associazione di Promozione Sociale Beni Comuni


giovedì 31 luglio 2014

BARLETTA : Le forme di critica dovrebbero limitarsi a esprimere concetti ....no a intolleranza o distorte contestualizzazioni

Gent.mo Direttore,

Anche il silenzio può essere una scelta ma questa volta non avrebbe senso.  Le forme di critica dovrebbero limitarsi a esprimere concetti che non siano gravati da intolleranza o da distorte contestualizzazioni. Dalla nota di Sabrina Salerno del 23 Luglio u.s. non si pretendevano parole mielate nei confronti della Amministrazione, ma una presa d’atto delle difficoltà  che si incontrano nel normale svolgimento del programma di governo dove..... nulla e semplice,  ….. nulla avviene senza complicazioni e sofferenze ....  (Pier Paolo Pasolini).   
Al contrario la stessa nota, con mediocrità esasperata, tendeva a svilire il rispetto del ruolo istituzionale dell’Assessore all’Ambiente con opinioni del tutto personali, perentorie e inverosimili, visto il risultato raggiunto con la raccolta porta a porta e altri provvedimenti in tema ambientale.
Vero è che la pagina di un giornale  per alcuni rimane un palcoscenico dove potersi esibire,  ma non può essere sottinteso il rispetto dell’etica specialmente da chi ama citare José Saramago.  
La cittadina Salerno sa bene come la politica non si fa con la morale, ma senza un’etica di comportamento si fa sicuramente una pessima politica.
Barletta, oggi, non ha bisogno di censori e neanche di chi con smania di protagonismo, ma sorretta da un piccolo ego, ha più voglia di apparire che di coadiuvare e produrre, e questo comportamento da teatrino politico, se continuo, è sicuramente una offesa al buon senso dei cittadini.



             Grazia Dalto
Segreteria di Centro Democratico



martedì 29 luglio 2014

BARLETTA : Dalla generosità degli imprenditori Pugliesi, un contributo per il turismo accessibile nella nostra Regione.

Un’invenzione made in Puglia, il  tavolo d’amare – primo tavolino multifunzione per ombrellone della Lovebeach , studiato anche per le diverse abilità,  sarà donato e messo  a loro disposizione ,
 presso le migliori strutture turistico/balneari della Puglia


L’associazione di promozione sociale Beni Comuni, impegnata sin dalla sua costituzione nella promozione di comunità accessibili e rispettose dei diritti delle persone con diversa abilità, presenta Cuore d’estate, un progetto a favore del turismo accessibile.
Grazie alle sinergie create sul territorio con enti ed associazioni che tutelano le persone diversamente abili e privati interessati a partecipare direttamente e concretamente alla creazione di città accessibili, ci apprestiamo ad avviare nella Regione Puglia il progetto in oggetto, rivolto alle strutture turistico-balneari (stabilimenti balneari, acquapark, resort, ecc.) e destinato alle persone con diversa abilità.
Sono state scelte le migliori strutture presenti nella nostra Regione, le quali riceveranno in donazione il “tavolo d’amare” della Lovebeach.

Il “tavolo d’amare” della Lovebeach, più che un prodotto in realtà è un servizio in termini di comodità e sicurezza, visto che le sue funzioni sono accessibili a tutti grazie alla caratteristica di ruotare intorno ai fusti degli ombrelloni sui quali è fissato, così permettendo anche a chi ha autonomia limitata nei movimenti, di usufruire di tutti i suoi comfort (top antivento per bicchieri e bottiglie, cassetta di sicurezza, posacenere, cassetto rifiuti, ferma-tovaglioli ecc.).
In più per l’iniziativa “CUORE D’ESTATE” il tavolo d’amare è stato dotato di scritte in braille che descrivono le sue parti, guidando anche i non vedenti nella fruizione di tale bene.
Ciascuna struttura turistico/balneare s’impegnerà ad assicurare delle comode postazioni per gli ombrelloni dotati del “tavolo d’amare” – Cuore d’estate.
Sarà inviata a tutte le associazioni impegnate nel settore della diversa abilità sarà inviata una cartografia della Puglia con tutti i luoghi, gli indirizzi ed i contatti delle strutture turistico-balneari aderenti al progetto. In questo modo le persone con diversa abilità interessate ad usufruire del tavolo d’amare potranno prenotare le postazioni a loro destinate.

Patrocini, partnership e sponsor

Il progetto ‘CUORE D’ESTATE è patrocinato da ARES Puglia (Agenzia Regionale Sanitaria), Provincia Barletta-Andria-Trani, Provincia di Bari, Provincia di Lecce, Provincia di Brindisi, FIBA Puglia - Confersercenti (Federazione Italiana Imprese Balneari), SIB Puglia - Confcommercio (Sindacato Italiano Balneatori) e Federbaneari Salento – Confimprese Italia/Confapi.
Partner del progetto sono: ANPVI onlus Puglia (Associazione Nazionale Privi della Vista ed Ipovedenti), UILDM onlus Puglia (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), ANFFAS onlus Puglia (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), Movimento Rinnovamento Democratico Puglia (Movimento Disabili visivi, pluriminorati, loro famiglie a tutela dei diritti per il rinnovamento e la democrazia) e Idea Puglia (Associazione per l'integrazione sociale, culturale, lavorativa, l'informazione e la tutela dei diritti delle persone disabili).
La copertura economica del progetto è stata assicurata da Idea&Azione S.r.l. per la fornitura dei tavoli d’amare Lovebeach e da Groupama Assicurazioni – agenzia 409 Barletta insieme a Cristian Calzaturficio di Barletta per la realizzazione degli adesivi in braille, la comunicazione e la gestione del progetto.

Perché il progetto Cuore d’estate

Il progetto ‘CUORE D’ESTATE’ mira a favorire la libertà delle persone con diversa abilità e l’uguaglianza di opportunità.
Il concetto di accessibilità risulta legato al concetto di libertà, difatti nei contesti ove sussistono problemi di inaccessibilità l’essere umano riscontra limiti alla propria libertà di movimento, alla conoscenza delle cose, alla fruibilità dei servizi.
‘CUORE D’ESTATE’ intende stimolare il cittadino a pensare in modo “accessibile” e questo significa abbattere molte barriere, culturali prima ancora che architettoniche e sensoriali per rendere il mondo attorno a noi più sicuro, più accogliente e più “visitabile” per tutti.
L’uso dello stesso oggetto da parte di tutti rappresenta una sicura opportunità di integrazione sociale perché è più facile sentirsi uguali quando si condividono gli stessi strumenti.
L’autonomia è una condizione fondamentale per una vita migliore e piena delle persone con diversa abilità. Ci si propone di favorirla anche nel tempo libero: le relazioni, lo stare insieme, anche fuori dalle mura domestiche, sono momenti irrinunciabili, che tutti hanno il diritto di vivere in modo dignitoso.
 ‘CUORE D’ESTATE’ è un passo in tale direzione.
In Europa il numero stimato di persone con disabilità è pari a 80 milioni e tra queste più di 2 milioni  sono i non vedenti e 10 milioni di ipovedenti.
In Italia il numero dei disabili è in aumento: un mondo che rimane invisibile nell’immaginario collettivo e nel linguaggio comune. Il Censis stima una percentuale di persone con disabilità pari al 6,7% della popolazione totale, cioè complessivamente 4,1 milioni di persone. Nel 2020 arriveranno a 4,8 milioni (il 7,9% della popolazione) e raggiungeranno i 6,7 milioni nel 2040 (il 10,7%). Eppure l'universo delle disabilità non riesce a uscire dal cono d'ombra in cui si trova.
In Italia vivono circa 362mila non vedenti e circa un milione di ipovedenti (fonte: AIE – Associazione Italiana Editori). Le persone non vedenti sono aumentate di circa il 30% negli ultimi 20 anni. 
Il riferimento all’intera popolazione italiana non è casuale.
‘La possibilità di accedere direttamente e personalmente alla scoperta ed al godimento delle ricchezze del pianeta rappresenta un diritto di cui tutti gli abitanti del mondo devono poter usufruire in modo paritario; la sempre più estesa partecipazione al turismo nazionale ed internazionale sarà considerata come una delle migliori espressioni possibili della crescita continua del tempo libero e non dovrà essere ostacolata in alcun modo’, recita il ‘Codice etico mondiale del turismo’.

Sabrina Salerno

Associazione di Promozione Sociale Beni Comuni_Barletta

venerdì 13 giugno 2014

BARLETTA : La città voleva la gestione pubblica dei servizi pubblici locali

Tre anni fa Barletta si esprimeva a favore della gestione pubblica e partecipata dei servivi pubblici locali.
In occasione dei referendum 2011 si recò a votare più del 50% degli aventi diritti al voto con una vittoria del sì che superò il 98%.
Eppure anche nella nostra città, così come in tutto il resto d’Italia tranne rarissime eccezioni, le pubbliche amministrazioni non procedono nel promuovere ed adottare provvedimenti finalizzati a rendere pubblico e partecipato non solo il servizio idrico ma anche gli altri servizi pubblici locali, proprio perché beni comuni.
Andiamo per gradi.
Durante la campagna referendaria, esattamente il 22 marzo 2011, contattati, in rappresentanza del Comitato provinciale BAT ‘Acqua Bene Comune’, tutti i consiglieri comunali invitandoli a recarsi presso il Comune, dove passai l’intero pomeriggio, al fine di firmare la richiesta di convocazione di un consiglio monotematico per l’approvazione della delibera ‘acqua bene comune – no al nucleare’ così come approntata dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua. Grazie alla firma di 12 consiglieri fu convocato il suddetto consiglio che deliberò all’unanimità l’ordine del giorno così come da delibera.
Eravamo al termine del primo mandato dell’ex-sindaco Maffei. Il 22 dicembre del 2011 la seconda amministrazione Maffei deliberò sull’adeguamento dello Statuto comunale inserendo alla lettera d) comma 1 dell’art.2, fra i Principi, la seguente dicitura ‘in particolare, viene riconosciuto il diritto all’acqua, inteso quale diritto universale, indivisibile, inalienabile, e la natura giuridica del bene acqua inteso come bene pubblico appartenente alla collettività. Il comune si dichiara “comune denuclearizzato”. Non si riconobbe dunque il servizio idrico integrato come servizio pubblico locale privo di rilevanza economica né si procedette in seguito ad onorare gli impegni assunti con la delibera ‘acqua bene comune – no al nucleare’.
Per questo oggi da cittadina aderente al Forum italiano dei movimenti per l’acqua presento al Comune di Barletta una istanza con la quale chiedo di avviare i procedimenti amministrativi, ovvero di adottare provvedimenti esecutivi o applicativi della delibera n°3 del 12 aprile 2011 avente come oggetto: Art. 3 D/lg 267/2000 richiesta di convocazione seduta consiliare su ‘acqua bene comune – no al nucleare’.

Anche la gestione dei rifiuti rientra fra i servizi pubblici locali che il 12 e 13 giugno del 2011 i cittadini di Barletta hanno dichiarato debbano avere natura pubblica e partecipata. Ebbene a due giorni dall’acquisizione del 100% del capitale sociale della Bar.s.a. da parte del Comune di Barletta che ha rilevato la quota del socio di minoranza Manutencoop, invito nuovamente il Sindaco di Barletta e tutti i rappresentanti dell’amministrazione comunale a tenere in considerazione la volontà espressa dalla maggioranza dei cittadini di Barletta aventi diritto al voto.
Cascella dichiara che finalmente la Bar.s.a. è diventata una società interamente pubblica. Ad oggi in realtà, è importante sottolineare, la Bar.s.a. è una società per azioni, perciò ente di diritto privato, a totale capitale pubblico.
Sarebbe invece auspicabile la trasformazione della Bar.s.a. in azienda speciale, che è ente di diritto pubblico, così come già proposto al Sindaco Cascella in occasione dell’incontro, svoltosi presso Palazzo di Città, nel mese di settembre scorso. Un esempio da prendere in considerazione può essere l’azienda speciale ABC (Acqua Bene Comune) di Napoli promossa dal Prof. Lucarelli (all’epoca assessore alla Partecipazione e ai Beni Comuni), prevedendo nel Consiglio di Amministrazione un rappresentante dei cittadini/associazioni e, andando oltre, uno dei lavoratori della Bar.s.a. Questo per garantire una gestione non soltanto pubblica ma anche realmente partecipata e trasparente di un servizio fondamentale come quello dei rifiuti.
A fine dicembre 2013 nella relazione sull’affidamento in house alla Bar.s.a. Spa dei Servizi Pubblici di igiene urbana del Comune di Barletta il sindaco Cascella specificava che ‘essendo questioni che investono la sfera politico- istituzionale, dovranno essere valutate e approfondite in sede di confronto, con le Commissioni e con l’intero Consiglio Comunale,  sulla base di specifiche proposte operative coerenti con le Linee di Programma e con le esigenze primarie dei cittadini’. I cittadini si sono espressi, ora tocca all’amministrazione comunale coinvolgerli direttamente e sin da subito al fine di garantire il loro volere.


Sabrina Salerno – Associazione Beni Comuni

sabato 22 febbraio 2014

BARLETTA : Istituti di partecipazione. Molte perplessità

In seguito alla comunicazione ufficiale (avvenuta in data 10 febbraio sul sito del Comune di Barletta)  sull’avvenuto deposito presso la Segreteria Generale del Comune, da parte della commissione consiliare permanente ‘Affari Generali e Istituzionali’ della bozza del Regolamento degli Istituti di partecipazione, mi sono confrontata con diversi esponenti di realtà sociali che operano nella nostra città.
La perplessità e, pertanto, la necessità di raffronto sono nate dal ritenere insufficienti i 15 giorni che per legge vengono concessi al fine di produrre osservazioni su un atto amministrativo in via di approvazione.
Cercherò di spiegarmi meglio: partendo dal presupposto che il suddetto Regolamento rappresenta la base per il coinvolgimento della cittadinanza nelle scelte politiche compiute da un’amministrazione, credo sarebbe stato opportuno convocare i diretti interessati (i cittadini) durante l’iter di definizione della stessa bozza.
Tale procedimento è durato difatti quattro mesi. In tutto questo tempo la commissione consiliare di riferimento, presieduta dal consigliere Cosimo Bruno e della quale fanno parte Rosa Cascella, Maria Campese, Andrea Salvemini e Rossella Piazzolla, si è riunita ben undici volte per confrontarsi sugli Istituti di partecipazione.
Così come previsto dal regolamento del Consiglio Comunale, la stessa commissione, tramite il suo Presidente, avrebbe potuto invitare ufficialmente comunità di cittadini a partecipare ad una o più sedute delle undici consumatesi sul tema o, per lo meno, prevedere uno o più incontri simili a quello indetto per giovedì 27 febbraio (quando ormai il tempo per presentare osservazioni sarà scaduto).
Perplessità ulteriore nasce dal fatto che la stessa cura con la quale è stato promosso l’incontro (manifesti ed evento sul social network facebook) non sia stata usata nella divulgazione dell’avviso pubblico di deposito (perché?), avvenuta invece solo attraverso il sito ufficiale del Comune. E’ vero che è dovere del cittadino informarsi ma è anche vero che la maggior parte dei cittadini devono essere educati alla ‘partecipazione’ ed il loro coinvolgimento deve essere promosso, per lo meno all’inizio, con tutti i mezzi di comunicazione/informazioni esistenti. Questo è confermato dal fatto che molte delle persone da me contattate non erano a conoscenza della possibilità di produrre osservazioni sul Regolamento degli Istituti di Partecipazione.
Inoltre, gli istituti di partecipazione e, più in generale, i diritti di partecipazione sono sanciti e regolamentati in una vastissima e complessa disciplina normativa, internazionale e nazionale. Le undici riunioni sul tema tenute dai consiglieri comunali confermano ciò e suggeriscono un’ulteriore riflessione: se un consigliere comunale, tenuto a conoscere per lo meno le basi del diritto amministrativo (TUEL, Statuto e regolamenti comunali) necessita di quattro mesi per giungere, attraverso il confronto, all’elaborazione di una proposta di regolamento, appare evidente come siano irrisori quindici giorni per un normale cittadino che singolarmente o in forma associata si interessa a problematiche di interesse generale.
Una prima lettura della bozza del Regolamento, studiato ed elaborato dalla Commissione Affari generali ed istituzionali, denuncia la difficoltà dell’argomento e l’impreparazione nonché la superficialità dei componenti la commissione di riferimento. Il comma 1 dell’art. 31 prevede infatti che ciascuna consulta sia formata da 7 componenti (2 consiglieri e 5 laici, ossia aderenti a forme associative) violando palesemente le più elementari norme che disciplinano i diritti alla partecipazione. Se per esempio dovessero essere dieci le realtà sociali che operano nel settore della diversa abilità, il diritto alla partecipazione dovrebbe essere assicurato ad ognuna di esse attraverso la presenza di un rappresentante nella consulta di riferimento.
Quella di cui sopra non può rientrare nelle normali osservazioni che ciascun cittadino può produrre al fine di migliorare/completare un documento amministrativo, deve invece essere oggetto di un confronto che a priori chiarisca visione politica e preparazione dei nostri amministratori.
Non dimentichiamo poi che il consigliere comunale viene retribuito per la disponibilità a partecipare alle riunioni di commissione, il cittadino invece svolge la sua azione in modo gratuito e volontariato dovendo pertanto conciliare volontariato e impegni legati a lavoro e vita privata.
Infine, chi come me aderisce ed opera attivamente in associazioni, reti e coordinamenti, sa bene che non è semplice convocare tutti gli aderenti ad un gruppo organizzato nel giro di pochi giorni né possibile consumare il confronto ed arrivare ad una visione condivisa su determinati temi in una sola riunione.
Per questo chiedo ancora una volta sia al Sindaco Cascella, che ha la delega alla trasparenza e alla partecipazione, sia al Presidente della commissione ‘Affari Generali e Istituzionali’, Cosimo Bruno, di sospendere l’iter di approvazione del Regolamento per far divenire l’incontro pubblico previsto per giovedì prossimo l’inizio di un percorso realmente condiviso.

Sabrina Salerno
cittadina, Associazione Beni Comuni