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lunedì 11 giugno 2018

BAT : Contratto operai agricoli e florovivaisti, rotta la trattativa è sciopero - “Richieste irricevibili fatte dalla controparte”


Il 15 giugno prossimo, in occasione della mobilitazione nazionale, protesta sotto la prefettura a Barletta

Cancellare l’orario giornaliero di 6,30 ore e prevedere un salario minimo nazionale che scardina l’attuale modello contrattuale agricolo. Queste le due richieste che le controparti hanno avanzato al tavolo della trattativa e che hanno fatto saltare l’accordo con i sindacati a livello nazionale e, dunque, bloccato l’iter per il rinnovo del contratto degli operai agricoli e florovivaistici. Non solo, dalle associazioni datoriali la totale chiusura ad impegnarsi nell’attivazione delle sezioni territoriali della Rete del Lavoro agricolo di qualità e alla possibilità che gli EBAT si convenzionino con essa.
Dopo la presentazione della piattaforma unitaria avvenuta il 12 dicembre 2017 e dopo 5 mesi di confronto in sede tecnica, Flai, Fai e Uila nazionali, congiuntamente alla delegazione trattante, hanno dovuto prendere atto della indisponibilità delle controparti ad accogliere la gran parte delle richieste contenute nella piattaforma unitaria. “La posizione di chiusura riguarda tematiche importanti e per noi non negoziabili”, spiegano Gaetano Riglietti, segretario generale Flai Cgil Bat, Pasquale Fiore, della Flai Cisl e Pietro Buongiorno della Uila Uil “perché eliminare il vincolo previsto per l’orario giornaliero pari a 6,30 ore significherebbe eliminare l’unico strumento per combattere l’elusione e l’evasione retributiva e contributiva”.
Ma questa è solo una delle ragioni per le quali il 15 giugno prossimo è stato proclamato a livello nazionale lo sciopero del settore come risposta di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil alla rottura delle trattative per il rinnovo del Ccnl. Nella Bat le categorie provinciali dei tre sindacati, oltre che chiedere un incontro al Prefetto, la dott.ssa Maria Antonietta Cerniglia, per esporre le ragioni della protesta, annunciano anche una manifestazione nella piazza antistante la Prefettura a Barletta che si terrà per tutta mattinata del 15 giugno.


“Saremo in tanti in piazza venerdì prossimo per far capire, tramite il prefetto, alla controparte che è importante tornare a negoziare ma che su alcuni temi i lavoratori non sono disposti a fare concessioni al ribasso. Serve al settore un contratto forte, equilibrato e degno di un settore strategico per il Paese, che coinvolge 200mila aziende e oltre un milione di lavoratrici e lavoratori”, concludono Riglietti, Fiore e Buongiorno.

Michela Alicino
Ufficio stampa Cgil Bat

martedì 8 maggio 2018

BAT : LA CASSAZIONE RENDE GIUSTIZIA AGLI OPERAI AGRICOLI


Con una recentissima ordinanza pubblicata lo scorso 26 aprile, la Corte di Cassazione ha riconosciuto il diritto degli operai agricoli a tempo determinato a vedersi ricalcolata l’indennità di disoccupazione agricola attraverso l’utilizzo del salario medio convenzionale. La vicenda nasce da una vertenza di lavoro avviata dalla Uila di Brindisi e di Lecce che aveva visto gli organi giurisdizionali delle due province salentine pronunciarsi in maniera contrastante con due orientamenti distinti, uno favorevole e l’altro contrario alle istanze dei lavoratori agricoli a tempo determinato. “ Ora – sottolineano in una nota congiunta i segretari provinciali dei lavoratori agricoli della Uil di Brindisi Gino Vizzino e di Lecce Mauro Fioretti – la Cassazione ha voluto prendere posizione in maniera chiara e definitiva affermando che “il riferimento al salario medio convenzionale continua ad operare per gli operai agricoli a tempo determinato” accogliendo la tesi sindacale sostenuta dall’avvocato Cosimo Summa. “L’individuazione di regole diverse per la contribuzione dovuta dal datore di lavoro e per la contribuzione da valorizzare per la misura delle prestazioni spettanti ai lavoratori, specie quanto alle prestazioni temporanee – spiega il legale  - trova fondamento nelle basi fondanti del sistema previdenziale, di tutele del singolo lavoratore e di solidarietà di ciascun lavoratore nei confronti degli altri. Inoltre – evidenzia l’avvocato Cosimo Summa – lo stesso istituto previdenziale, davanti al supremo collegio – ha voluto cambiare la propria linea difensiva, condividendo in tutto e per tutto le nostre argomentazioni”.
Fondamentale per la Uila il riconoscimento al salario medio convenzionale che si basa sul contratto e sulla media delle retribuzioni rilevate anno per anno e provincia per provincia e non su quello cosiddetto “di piazza” che non garantisce la parte debole del rapporto di lavoro.

venerdì 15 settembre 2017

SAN FERDINANDO DI PUGLIA : Braccianti in agitazione - verso lo sciopero contro il sottosalario

Incontro mercoledì con il sindaco seguito da un’assemblea con i lavoratori

A San Ferdinando di Puglia prosegue lo stato di agitazione dei braccianti contro i salari cosiddetti di piazza che tendono addirittura al ribasso. Nelle scorse ore la vertenza dei lavoratori agricoli è stata al centro di un tavolo che si è svolto a Palazzo di Città su richiesta della Flai Cgil Bat alla presenza del sindaco Salvatore Puttilli, dell’assessore alle attività produttive, Giacomo Demichele e dei rappresentanti di quasi tutte le aziende ortofrutticole del comune. Per i sindacati c’erano i responsabili locali, provinciali e regionali della Flai Cgil e della Cgil e i responsabili della Fai Cisl di Foggia.
Il Sindaco e l’assessore, nel loro intervento introduttivo, si sono detti preoccupati della delicatezza del fenomeno e di eventuali possibili ricadute che si potrebbero avere sul piano sociale e per questo hanno spiegato come, responsabilmente, abbiano coinvolto le parti imprenditoriali e sindacali del settore agricolo per un approfondimento finalizzato alla risoluzione della problematica.
I responsabili della Flai Cgil Bat, della Cgil Bat, della Flai Puglia e della Camera del Lavoro comunale nei loro interventi hanno rimarcato i temi della vicenda che verte sulle forme di concorrenza sleale tra le aziende che in molte realtà si contendono il lavoro dipendente con il salario di piazza al ribasso, violando le norme contrattuali e di legge. Il sindacato ha proposto, inoltre, al fine di dare piena attuazione alla contrattazione collettiva, una bozza di verbale di accordo aziendale e/o pluriaziendale che prevede l’impegno a contrastare le forme di illegalità diffusa nelle campagne, l’iscrizione alla rete del lavoro di qualità agricolo come elemento distintivo di certificazione etica, la riassunzione degli ex dipendenti anche in virtù dell’art. 8 bis, l’inquadramento di tutti i lavoratori ortofrutticoli che svolgono più mansioni come operai polivalenti perché impiegati su più posizioni di lavoro e su più fasi lavorative, anche attraverso più aziende associate che possono attivare un contratto di rete.
“Inoltre, come Flai – spiega Gaetano Riglietti, segretario generale Flai Cgil Bat – abbiamo chiesto che nelle more di un eventuale accordo di cui sopra vengano erogati euro 50 netti giornalieri per l’orario di lavoro vigente come acconto in riferimento alla mansione di operaio polifunzionale”.
Le aziende hanno preso tempo e si sono rese disponibili a dare una risposta nella prossima riunione indetta dal Sindaco per il giorno 19 settembre alle ore 17.30 presso la sala conferenze del Municipio.
Terminato l’incontro con le istituzioni, Antonio Gagliardi, segretario generale Flai Cgil Puglia, Giuseppe Deleonardis, segretario generale Cgil Bat, Gaetano Riglietti, segretario generale Flai Cgil Bat e Gaetano Palumbo, coordinatore della Camera del Lavoro, hanno tenuto un‘assemblea con i lavoratori ricevendo dagli stessi il mandato di mantenere lo stato di agitazione in attesa dell’esito dell’incontro di martedì prossimo. “In quella sede, – conclude Giuseppe Deleonardis – qualora non si raggiunga un accordo rispetto alla proposta fatta al tavolo, verranno messe in campo tutte le iniziative di lotta sindacale non escludendo lo sciopero che potrebbe tenersi il giorno 20 settembre previa ratifica da parte dei lavoratori nell’assemblea che si terrà lunedì 18 settembre alle ore 18.00 presso l’auditorium in piazza della Costituzione”.

Ufficio stampa Cgil Bat

martedì 25 marzo 2014

TRINITAPOLI : Intervista ad un "Cafone", "....io torno al silenzio ma saranno i fatti a parlare per me"


Dopo tante polemiche sul passato di Trinitapoli , siamo andati ad intervistare l’ex segretario della CGIL degli anni 70’ Antonio Andriano detto “Tonino Vidoch”.

Scusi la curiosità, ma c’è lo chiedono in molti, tra i più giovani : Come nasce il suo soprannome Vidoch ?

Nessun mistero, semplicemente era legato ad una presunta somiglianza ad un attore francese, il tutto era dovuto alla mia popolarità tra i contadini, che andando al cinema cercavano sempre di trovare somiglianze con i personaggi più in vista dell’epoca.

Come nasce la tua attività sindacale ?

Niente clamori, ero un semplice bracciante avventizio, che si iscrisse al sindacato nel lontano 1968, per ragioni di classe. Successivamente negli anni 70’ diventai un dei dirigenti sindacali e quindi mi trovai a vivere un’epoca che ha fatto la storia bracciantile a Trinitapoli. In cui si trasformò la figura del Bracciante che in realtà era chiamato volgarmente :” garzone” o peggio , “uomo a padrone”, in piccolo imprenditore agricolo. Quelli furono gli anni delle grandi lotte bracciantili non solo a Trinitapoli, ma in tutta  Italia. Infatti nel 68 si creo un movimento, che partì dalle università, poi raggiunse le grandi industrie del nord per arrivare fino al Mezzogiorno , quindi Trinitapoli nelle grandi aziende agricole.

Cosa produssero le lotte dei braccianti o meglio dei “cafoni” ?

Allora si combatteva contro un sistema politico, che fermava la costituzione italiana, davanti ai cancelli delle fabbriche. Invece con queste lotte,si riuscì a sfondare i cancelli ,che frenavano i diritti dei lavoratori e  nacque la legge 300, (ndr. chiamata lo statuto dei lavoratori) . Queste lotte di rivendicazione di diritti volevano difendere la dignità dell’uomo, prima ancora che del Garzone. Infatti sconfissero la cultura medievale, che considerava il “Padrone” proprietario delle cose e quindi degli esseri umani. A queste lotte non partecipò solo la sinistra sindacale dell’epoca che io rappresentavo , ma anche ,le forze sindacali cattoliche come la Cisl, che avevano a cuore la dignità dell’uomo.
Scusi, signor Andriano ma come hanno influito queste lotte, sul tessuto socio-economico di Trinitapoli ?

Quelle lotte, non produssero “solo i diritti dei lavoratori”, ma anche dei diritti sanitari, i sussidi di disoccupazione, assegni famigliari per tutti, maternità alle donne, diritto a riscuotere se si era malati ed infine i 35 anni di contributi per aver diritto alla pensione.
Quindi questa massa di denaro nelle tasche delle famiglie dei braccianti,   che io considererei una equa ridistribuzione della ricchezza,  contribuì ad un grande sviluppo economico del paese. In parole povere, i braccianti,  non accumularono questi soldi in banca , ma li investirono per acquistare terreni che i “grandi padroni”, lasciavano incolti o al massimo a seminativo ( ndr. Coltivazione grano).  Quindi l’economia locale vide improvvisamente trasformare, semplici braccianti, in piccoli imprenditori agricoli, che producevano ricchezza e furono il motore per lo sviluppo di altri settori collegati all’agricoltura e non.
Quindi nacquero commercianti, cantine, opifici, tomaifici, artigiani e naturalmente, per costruire tutto questo anche : studi tecnici di professionisti che fornivano servizi legali, di contabilità e costruzione.

Perchè la fine dei grandi latifondisti “o padroni” come li chiama lei, secondo alcuni, ha portato la povertà al paese ?

Le rispondo semplicemente, che tutte le attività produttive che abbiamo visto nascere in questi ultimi 40 anni, sono state create da figli di ex “lavoratori a padrone”, e non dai figli dei vecchi proprietari terrieri. Questo dato non smentibile, è la prova della veridicità della mia ricostruzione storica, ed è inutile dilungarci.

Scusi ma sono confuso, lei sostiene che tutto lo sviluppo socio-economico, non viene dai ricchi proprietari terrieri dell’epoca, ma viene da semplici “Garzoni”, poi diventati piccoli imprenditori agricoli ? Non crede di esagerare ?

Non esagero affatto, anzi le ribadisco, che il motore economico furano proprio questi ex”garzoni”, come li chiama lei, che lavorando la terra in autonomia, produssero ricchezza, che investirono in case di proprietà, mandarono i figli a scuola, facendoli laureare. La riprova di quello che dico sono gli studi professionali ,anche loro come lei, figli di semplici garzoni, che diventarono con le loro battaglie imprenditori agricoli. Infatti sono i braccianti i veri protagonisti della storia di Trinitapoli e del suo sviluppo economico, degli ultimi 40 anni, senza di loro qui non ci sarebbe niente da raccontare e da vedere. Comunque, a scanso di equivoci, i giovani possono sempre chiedere ai loro padri e nonni, cosa erano e cosa siamo.

Va bene Singnor Andriano, gliela diamo per buona,  non voglio girarci intorno, le chiedo a bruciapelo. Oggi le cose vanno male, il paese è pieno di disoccupati e le piccole e medie aziende chiudono. Lei contro chi protesterebbe ?
Contro una politica sbagliata, a tutti i livelli e di tutti i colori, che ha agito solo in favore della finanza, a scapito delle piccole e medie imprese e quindi in parole povere il popolo delle Partite Iva. Quindi ci vorrebbe un cambio di tendenza a livello mondiale, europeo e nazionale che inverta la logica. Infatti prima il sistema finanziario era l’infrastruttura del settore produttivo, invece oggi agisce in maniera slegata, puntando solo su giochi finanziari finalizzati a creare denaro dal nulla.

Si ma qui siamo a Trinitapoli.
Infatti Trinitapoli, insieme all’Italia buona, il suo sviluppo lo deve ad una società fondata sul lavoro e non sulla speculazione finanziaria. Quindi, mi lasci dire, che io torno al silenzio ma saranno i fatti a parlare per me.