Lunedì di fronte a decine di concittadini il Dott. Leonetti e la Dott.ssa Miracapillo, che ringraziamo infinitamente, hanno spiegato perché il nucleare sia da fermare e l’acqua debba rimanere pubblica.
Due relazioni complete ed esaustive, seguite da risposte precise alle domande del pubblico. Che hanno spiegato come il nucleare e la privatizzazione dell’acqua siano irrazionali, illogici, pericolosissimi.
Giovedì in un discorso memorabile dei suoi il Presidente della Regione, di cui noi portiamo il nome, ospite ai Dialoghi di Trani, ha aggiunto tanti altri argomenti per fermare il nucleare e mantenere l’Acqua pubblica. E vi invitiamo ad osservare alcuni estratti del suo discorso che sono online (ringraziamo chi li ha registrati!).
Noi a dire il vero ne eravamo già convinti. “Poche scorie, via, smammare! Disse il Sole al nucleare” e “Giù le mani dalla brocca. L’acqua è nostra, non si tocca!”, recitavano i manifesti della campagna elettorale di Nichi Vendola dello scorso anno, che segnò l’inizio della nostra attività. E da più di un mese siamo parte attiva del Comitato Pro-Referendum di Trani.
Sulla pericolosità del nucleare ci sarebbe poco da dire. Tre incidenti gravi in poco più di 30 anni dimostrano che la sicurezza non esiste. Ma poi ci sono gli incidenti “meno gravi”. Quelli di cui non si parla. E l’aumento di leucemie e tumori nelle zone circostanti le centrali (quelle che “funzionano bene”!). Ed il problema delle scorie, che qui in Italia non è stato mai affrontato, tanto che ancora ci si rimbalza da una parte all’altra del Paese quelle del periodo antecedente al 1987. “Ce le abbiamo tutte intorno e compriamo l’energia da lì”, dice qualcuno. A parte che non è più così vero. In Germania hanno deciso di smantellarle tutte. La Svizzera cambia strada. E la stessa Francia inizia a rifletterci. Ma comunque, non è la stessa cosa. Né in termini di sicurezza, né in termini di costi. L’energia che compriamo, infatti, ci viene venduta sottocosto, perché è orodotta in eccedenza. Ed avere centrali a 200 km dai confini (soprattutto per noi che viviamo distanti da essi) non è la stessa cosa che averle sul territorio nazionale. Per questo, e per tanti altri motivi, il nucleare va fermato, come è linea di tendenza comune in Europa dopo Fukushima. E per fermarlo voteremo SI.
Altrettanto lampante è la necessità di mantenere pubblica l’Acqua. Lo dicono tutti i casi, in Italia e all’Estero, in cui è stata tentata la privatizzazione della gestione (o “l’apertura al mercato”, come dice qualcuno). Che si sono tutti rivelati degli inqualificabili disastri. Sia per il peggioramento del servizio, sia per l’aumento dei costi. Non lo diciamo solo noi, d’altronde. Lo dicono molti studiosi liberali (quindi favorevoli al mercato), che un monopolio naturale, come quello della gestione degli Acquedotti, non possa che stare in mano pubblica. Non si può cedere un bene preziosissimo come l’Acqua. Non può essere gestito con logiche di profitto. L’Acqua è di tutti, né la proprietà e né la gestione possono essere messe in mano a privati che inseguirebbero, giocoforza, i loro interessi particolari. A discapito, come dimostrano tutti i casi di cui sopra, di quello generale: avere un servizio efficiente ai costi più bassi possibili. Il guadagno del privato andrebbe forzatamente ad incidere su tutto questo. Tutta Europa (in testa Parigi) lo sta capendo, e va ripubblicizzando i suoi Acquedotti precedentemente affidati al privato. Anche noi (e come noi, crediamo, la maggioranza dei Cittadini) lo comprendiamo, e votiamo 2 SI ai Referendum sull’Acqua.
Anche sull’ultimo Referendum, quello sul Legittimo Impedimento, voteremo Si. Perché a nostro avviso la Legge deve essere “Uguale per Tutti”, anche nella sua applicazione.
Ma soprattutto, è importante andare a votare. Su temi così rilevanti, deve essere la Popolazione a decidere, con un Si o con un No. Non un quorum raggiunto o meno. Si vota per il futuro del Paese. Facciamo quindi appello: comunque la si pensi, andiamo alle urne. Noi voteremo 4 Si.
Il Responsabile: Alessandro Cerminara
Due relazioni complete ed esaustive, seguite da risposte precise alle domande del pubblico. Che hanno spiegato come il nucleare e la privatizzazione dell’acqua siano irrazionali, illogici, pericolosissimi.
Giovedì in un discorso memorabile dei suoi il Presidente della Regione, di cui noi portiamo il nome, ospite ai Dialoghi di Trani, ha aggiunto tanti altri argomenti per fermare il nucleare e mantenere l’Acqua pubblica. E vi invitiamo ad osservare alcuni estratti del suo discorso che sono online (ringraziamo chi li ha registrati!).
Noi a dire il vero ne eravamo già convinti. “Poche scorie, via, smammare! Disse il Sole al nucleare” e “Giù le mani dalla brocca. L’acqua è nostra, non si tocca!”, recitavano i manifesti della campagna elettorale di Nichi Vendola dello scorso anno, che segnò l’inizio della nostra attività. E da più di un mese siamo parte attiva del Comitato Pro-Referendum di Trani.
Sulla pericolosità del nucleare ci sarebbe poco da dire. Tre incidenti gravi in poco più di 30 anni dimostrano che la sicurezza non esiste. Ma poi ci sono gli incidenti “meno gravi”. Quelli di cui non si parla. E l’aumento di leucemie e tumori nelle zone circostanti le centrali (quelle che “funzionano bene”!). Ed il problema delle scorie, che qui in Italia non è stato mai affrontato, tanto che ancora ci si rimbalza da una parte all’altra del Paese quelle del periodo antecedente al 1987. “Ce le abbiamo tutte intorno e compriamo l’energia da lì”, dice qualcuno. A parte che non è più così vero. In Germania hanno deciso di smantellarle tutte. La Svizzera cambia strada. E la stessa Francia inizia a rifletterci. Ma comunque, non è la stessa cosa. Né in termini di sicurezza, né in termini di costi. L’energia che compriamo, infatti, ci viene venduta sottocosto, perché è orodotta in eccedenza. Ed avere centrali a 200 km dai confini (soprattutto per noi che viviamo distanti da essi) non è la stessa cosa che averle sul territorio nazionale. Per questo, e per tanti altri motivi, il nucleare va fermato, come è linea di tendenza comune in Europa dopo Fukushima. E per fermarlo voteremo SI.
Altrettanto lampante è la necessità di mantenere pubblica l’Acqua. Lo dicono tutti i casi, in Italia e all’Estero, in cui è stata tentata la privatizzazione della gestione (o “l’apertura al mercato”, come dice qualcuno). Che si sono tutti rivelati degli inqualificabili disastri. Sia per il peggioramento del servizio, sia per l’aumento dei costi. Non lo diciamo solo noi, d’altronde. Lo dicono molti studiosi liberali (quindi favorevoli al mercato), che un monopolio naturale, come quello della gestione degli Acquedotti, non possa che stare in mano pubblica. Non si può cedere un bene preziosissimo come l’Acqua. Non può essere gestito con logiche di profitto. L’Acqua è di tutti, né la proprietà e né la gestione possono essere messe in mano a privati che inseguirebbero, giocoforza, i loro interessi particolari. A discapito, come dimostrano tutti i casi di cui sopra, di quello generale: avere un servizio efficiente ai costi più bassi possibili. Il guadagno del privato andrebbe forzatamente ad incidere su tutto questo. Tutta Europa (in testa Parigi) lo sta capendo, e va ripubblicizzando i suoi Acquedotti precedentemente affidati al privato. Anche noi (e come noi, crediamo, la maggioranza dei Cittadini) lo comprendiamo, e votiamo 2 SI ai Referendum sull’Acqua.
Anche sull’ultimo Referendum, quello sul Legittimo Impedimento, voteremo Si. Perché a nostro avviso la Legge deve essere “Uguale per Tutti”, anche nella sua applicazione.
Ma soprattutto, è importante andare a votare. Su temi così rilevanti, deve essere la Popolazione a decidere, con un Si o con un No. Non un quorum raggiunto o meno. Si vota per il futuro del Paese. Facciamo quindi appello: comunque la si pensi, andiamo alle urne. Noi voteremo 4 Si.
Il Responsabile: Alessandro Cerminara

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