Una
presa in giro appaiono le dichiarazioni dell’Assessore all’ambiente Cannito e
del consigliere comunale e regionale Franco Pastore.
Nella
nota diffusa il 19 luglio i due affermano di esser pronti a candidare Barletta
affinché acceda al finanziamento per la tutela dell'ambiente e della salute
pubblica se e quando dovessero essere stanziati.
Si
spingono a diffondere considerazioni sulla questione Ilva producendo controsensi
e illogiche storture.
Scrivono
gli esponenti del Partito Socialista: ‘la "questione Ilva" che
"non si risolve con i sigilli ma con la politica che deve, come ha fatto
la regione Puglia approvando in Consiglio le Norme per la tutela della salute
nelle aree a elevato rischio ambientale, governare tutelando alcuni beni
fondamentali, quale l’ambiente, che vuol dire, insieme, salute e ricchezza’.
E’
bene chiarire, soprattutto ai nostri amministratore, che l’imminente chiusura
dello stabilimento industriale Ilva di Taranto (si ricorda la conclusione
dell'inchiesta sul reato di disastro ambientale) deriverebbero proprio dal non rispetto
delle norme come quelle contenute nelle leggi sulla diossina e sul benzopirene
già approvate e cogenti.
Chi
è ben informato sa infatti che realtà come l’Ilva e l’Enel in primis, ma anche la Buzzi Unicem e la Timac di Barletta
difficilmente possono rispettare i limiti di legge sulle emissioni inquinanti
causando danni non solo ambientali e sanitari ma anche ‘alla ricchezza’ dato
che inquinamento ambientale e emergenze sanitarie gravano sull’economia di una
comunità!
Pertanto,
focalizzando sulla questione barlettana, relativa a Timac Agro e Buzzi Unicem,
risultano demagogiche affermazioni quali ‘se domani dal governo centrale dovessero
arrivare buone notizie, con i fondi regionali, 100.000.000, e quelli nazionali,
altri 200.000.000, (la politica) potrà usufruire di questo denaro per
“curarsi”, senza essere costretta a scegliere fra tutela dell’ambiente e della
salute e realtà industriali, sostenibilità e lavoro’. Affermazioni, tra
l’altro, non accompagnate da alcuna proposta concreta.
E’
noto come neanche l’applicazione delle migliori tecnologie disponibili (B.A.T.)
possa assicurare una giusta convivenza fra ambiente /salute e lavoro/imprenditorialità
in casi simili.
La
questione è difatti prettamente politica.
E
non “politica” nel modo in cui intendono i nostri, ovvero gestire e distribuire
finanziamenti, ma decidere finalmente da che parte stare: dalla parte dei
cittadini e dei lavoratori, per puntare alla chiusura degli stabilimenti e alla
riconversione della forza lavoro.
Di
esempi, anche in Italia, ce ne sono. La giunta della Provincia di Reggio Emilia
approvò lo scorso anno la chiusura dell’inceneritore di Cavazzoli attivo dal
1968.
Il
Piano d’ambito dello scorso 16 dicembre, escludeva la delocalizzazione del
termovalorizzatore ed al contempo ne prevedeva lo spegnimento avvenuto lo
scorso 10 maggio.
In Veneto, la Regione con il Ministero dell’Ambiente, il Comune e la Provincia di Venezia e l’Autorità Portuale ha sottoscritto un accordo di programma finalizzato ad attivare e accelerare il processo di disinquinamento, riconversione industriale e riqualificazione economica del Sito di Interesse Nazionale di Venezia-Porto Marghera per giungere sia al ripristino ambientale, sia allo sviluppo di attività produttive sostenibili, nell’ottica di assicurare il rilancio dell'occupazione.
In Veneto, la Regione con il Ministero dell’Ambiente, il Comune e la Provincia di Venezia e l’Autorità Portuale ha sottoscritto un accordo di programma finalizzato ad attivare e accelerare il processo di disinquinamento, riconversione industriale e riqualificazione economica del Sito di Interesse Nazionale di Venezia-Porto Marghera per giungere sia al ripristino ambientale, sia allo sviluppo di attività produttive sostenibili, nell’ottica di assicurare il rilancio dell'occupazione.
“Si
può fare” come piaceva dire in campagna elettorale ai nostri socialisti “alla
barlettana”.
La
nostra proposta è sempre la stessa: l’adozione della Strategia Rifiuti Zero per
aumentare la percentuale della raccolta differenziata e la costruzione di due
impianti nel nostro territorio: uno per il riciclo e uno per il compostaggio, quest’ultimo
fatto approvare con un “blitz consociativo” promosso in Consiglio Comunale dal
Partito Socialista, ma ignorato dalla Provincia e dal Comune di Andria, che
rivendica l'impianto sul proprio territorio.
Un
vero patto sociale dovrebbe prevedere un accordo con la cittadinanza tutta per l’assunzione
dei lavoratori della Buzzi e della Timac da parte di queste due sostenibili
potenziali realtà, che s'inscriverebbe davvero in una politica “verde” e non
“fumosa”, come quella che quotidianamente i nostri amministratori ci vendono.
E’ infine paradossale leggere della speranza di un consigliere, insieme regionale e comunale, che la Città di Barletta approfitti di un tale strumento normativo (che prevede fondi per ‘curarsi’). Il partito di Franco Pastore detiene l’assessorato all’ambiente oltre a due consiglieri in consiglio comunale. Pertanto è loro dovere ‘costringere’ l’amministrazione a seguire la strada che auspica (quale?).
Non
dimentichiamo che ad oggi, con Carpagnano prima e con Cannito poi, niente è
stato proferito in relazione all’imminente rilascio dell’Autorizzazione
Integrata Ambientale per permettere alla Buzzi Unicem di aumentare la quantità
di rifiuti da coincenerire portandola a
65.000 tonnellate annue. Tutto ciò in assenza dei dati completi del
Registro tumori e di analisi epidemiologiche del territorio e in presenza di frequenti
sforamenti del limite di PM10 registrati dalla centralina mobile sita in via
Del Mare e dei limiti di NO2 registrati da quella sita in via Canosa.
Ergo,
se candidare una città a finanziamenti per tutelare l’ambiente e la salute
pubblica significa ammettere l’inquinamento del territorio, come giustificare
la loro inerzia e quella della compagine alla quale appartengono?
Sabrina
Salerno
Ass.
Beni Comuni

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