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News dalle Città della BAT

venerdì 27 luglio 2012

BARLETTA : La tutela dell’ambiente e della salute nella città ? Una presa in giro.


Una presa in giro appaiono le dichiarazioni dell’Assessore all’ambiente Cannito e del consigliere comunale e regionale Franco Pastore.
Nella nota diffusa il 19 luglio i due affermano di esser pronti a candidare Barletta affinché acceda al finanziamento per la tutela dell'ambiente e della salute pubblica se e quando dovessero essere stanziati.
Si spingono a diffondere considerazioni sulla questione Ilva producendo controsensi e illogiche storture.
Scrivono gli esponenti del Partito Socialista: ‘la "questione Ilva" che "non si risolve con i sigilli ma con la politica che deve, come ha fatto la regione Puglia approvando in Consiglio le Norme per la tutela della salute nelle aree a elevato rischio ambientale, governare tutelando alcuni beni fondamentali, quale l’ambiente, che vuol dire, insieme,  salute e ricchezza’.
E’ bene chiarire, soprattutto ai nostri amministratore, che l’imminente chiusura dello stabilimento industriale Ilva di Taranto (si ricorda la conclusione dell'inchiesta sul reato di disastro ambientale) deriverebbero proprio dal non rispetto delle norme come quelle contenute nelle leggi sulla diossina e sul benzopirene già approvate e cogenti.
Chi è ben informato sa infatti che realtà come l’Ilva e l’Enel in primis, ma anche la Buzzi Unicem e la Timac di Barletta difficilmente possono rispettare i limiti di legge sulle emissioni inquinanti causando danni non solo ambientali e sanitari ma anche ‘alla ricchezza’ dato che inquinamento ambientale e emergenze sanitarie gravano sull’economia di una comunità!

Pertanto, focalizzando sulla questione barlettana, relativa a Timac Agro e Buzzi Unicem, risultano demagogiche affermazioni quali ‘se domani dal governo centrale dovessero arrivare buone notizie, con i fondi regionali, 100.000.000, e quelli nazionali, altri 200.000.000, (la politica) potrà usufruire di questo denaro per “curarsi”, senza essere costretta a scegliere fra tutela dell’ambiente e della salute e realtà industriali, sostenibilità e lavoro’. Affermazioni, tra l’altro, non accompagnate da alcuna proposta concreta.
E’ noto come neanche l’applicazione delle migliori tecnologie disponibili (B.A.T.) possa assicurare una giusta convivenza fra ambiente /salute e lavoro/imprenditorialità in casi simili.
La questione è difatti prettamente politica.
E non “politica” nel modo in cui intendono i nostri, ovvero gestire e distribuire finanziamenti, ma decidere finalmente da che parte stare: dalla parte dei cittadini e dei lavoratori, per puntare alla chiusura degli stabilimenti e alla riconversione della forza lavoro. 
Di esempi, anche in Italia, ce ne sono. La giunta della Provincia di Reggio Emilia approvò lo scorso anno la chiusura dell’inceneritore di Cavazzoli attivo dal 1968.
Il Piano d’ambito dello scorso 16 dicembre, escludeva la delocalizzazione del termovalorizzatore ed al contempo ne prevedeva lo spegnimento avvenuto lo scorso 10 maggio.
In Veneto, la Regione con il Ministero dell’Ambiente, il Comune e la Provincia di Venezia e l’Autorità Portuale ha sottoscritto un accordo di programma finalizzato ad attivare e accelerare il processo di disinquinamento, riconversione industriale e riqualificazione economica del Sito di Interesse Nazionale di Venezia-Porto Marghera per giungere sia al ripristino ambientale, sia allo sviluppo di attività produttive sostenibili, nell’ottica di assicurare il rilancio dell'occupazione.
“Si può fare” come piaceva dire in campagna elettorale ai nostri socialisti “alla barlettana”.

La nostra proposta è sempre la stessa: l’adozione della Strategia Rifiuti Zero per aumentare la percentuale della raccolta differenziata e la costruzione di due impianti nel nostro territorio: uno per il riciclo e uno per il compostaggio, quest’ultimo fatto approvare con un “blitz consociativo” promosso in Consiglio Comunale dal Partito Socialista, ma ignorato dalla Provincia e dal Comune di Andria, che rivendica l'impianto sul proprio territorio.

Un vero patto sociale dovrebbe prevedere un accordo con la cittadinanza tutta per l’assunzione dei lavoratori della Buzzi e della Timac da parte di queste due sostenibili potenziali realtà, che s'inscriverebbe davvero in una politica “verde” e non “fumosa”, come quella che quotidianamente i nostri amministratori ci vendono.

E’ infine paradossale leggere della speranza di un consigliere, insieme regionale e comunale, che la Città di Barletta approfitti di un tale strumento normativo (che prevede fondi per ‘curarsi’). Il partito di Franco Pastore detiene l’assessorato all’ambiente oltre a due consiglieri in consiglio comunale. Pertanto è loro dovere ‘costringere’ l’amministrazione a seguire la strada che auspica (quale?).
Non dimentichiamo che ad oggi, con Carpagnano prima e con Cannito poi, niente è stato proferito in relazione all’imminente rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale per permettere alla Buzzi Unicem di aumentare la quantità di rifiuti da coincenerire portandola a  65.000 tonnellate annue. Tutto ciò in assenza dei dati completi del Registro tumori e di analisi epidemiologiche del territorio e in presenza di frequenti sforamenti del limite di PM10 registrati dalla centralina mobile sita in via Del Mare e dei limiti di NO2 registrati da quella sita in via Canosa.
Ergo, se candidare una città a finanziamenti per tutelare l’ambiente e la salute pubblica significa ammettere l’inquinamento del territorio, come giustificare la loro inerzia e quella della compagine alla quale appartengono?

Sabrina Salerno
Ass. Beni Comuni



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