Il primo report sui dati della Provincia analizzati dall'assessore Pompeo Camero
L’Osservatorio Mercato del Lavoro della Provincia di Barletta-Andria-Trani ha recentemente pubblicato in un Report i dati relativi all’economia nella nostra provincia, al 31 dicembre 2011, sia in relazione alle attività imprenditoriali che all’occupazione. Ne emerge una fotografia del nostro territorio in linea con le risultanze nazionali ed, in alcuni casi, con dati e prospettive che rivelano un inatteso dinamismo e ci incoraggiano ad essere ottimisti per il futuro. E' quanto si legge in una nota diffusa dall'assessore al Lavoro della Provincia Bat, Pompeo Camero.
«L’analisi parte dallo status demografico della VI Provincia pugliese - sottolinea Camero - che registra un trend crescente con un incremento, nell’ultimo decennio, di oltre 10.000 unità. Passa successivamente ad esaminare il tasso di attività, riferito alla fascia di età dai 15 ai 64 anni. Emerge che, a livello Italia, è pari al 62,2%, nel Mezzogiorno è pari al 51%, mentre la Puglia presenta un valore pari al 40,9%. A seguire il tasso di occupazione che risulta essere, a livello Italia pari al 56,9%, nel Mezzogiorno al 44% ed in Puglia al 44,8%. Infine, il tasso di disoccupazione che rileva in Italia l’8,4%, nel Mezzogiorno il 13,6% ed in Puglia il 13,1%, più basso di quello del Mezzogiorno, ma comunque elevato. Pur non dimostrando una completa e positiva situazione, comunque può considerarsi una migliore capacità di assorbimento e resistenza alla crisi, che coinvolge e stringe sempre più il Mezzogiorno e l’Italia».«Relativamente alla Bat, i dati Istat disponibili - aggiunge - si riferiscono al 2010; emerge un tasso di disoccupazione pari all’11,7 %, un tasso di occupazione pari al 45,8% ed un tasso di attività, pari al 42,0%. A livello provinciale, il Sistema Sintesi ha fornito i seguenti dati su disoccupati, inoccupati e sospesi: 52.202 unità risultano essere catalogate come Disoccupati, 11.325 come Inoccupati e 73.096 come Sospesi, per un totale di 136.623 unità. In relazione agli avviamenti al lavoro per età, interessante risulta essere la distribuzione: le fasce maggiormente interessate sono quelle comprese tra i 30 ed i 44 anni».
«Nell’analisi degli avviamenti per sesso, nella Bat - sottolinea l'assessore provinciale - gli avviamenti sono rappresentati dagli uomini, nel 70,5% e per le donne, nel 29,5%, differenza dovuta soprattutto alla vocazione territoriale che è caratterizzata dall’agricoltura, silvicoltura e pesca, dal commercio all’ingrosso, dettaglio e riparazione di autoveicoli e motocicli, da attività manifatturiere, costruzioni; settori comunque dominanti dell’economia territoriale a necessità selettiva ed impiegatizia prettamente maschile. In merito agli avviamenti per settore di attività, risulta che i settori delle costruzioni 5,8%, dell’istruzione 6,8%, attività manifatturiere 7,9%, attività di servizio di alloggio e ristorazione 8,1%, commercio ingrosso e dettaglio 11,6, rappresentano quelli prevalenti. L’agricoltura, silvicoltura e pesca rappresentano e confermano essere i maggiori e più importanti settori, con il 45,3%».
«E’ stato valutato anche il “Coefficiente di Turn Over” - scrive Camero -che rappresenta il rapporto tra il numero di avviamenti ed i contratti cessati al netto del rapporto tra i soggetti avviati e quelli cessati. Nella BAT abbiamo un coefficiente pari a 0,78 che denota un “sistema in delicato equilibrio”. Lo studio sull’“Indice di Flessibilizzazione”, dato dal rapporto tra gli Avviamenti e gli Avviati, rivela nella nostra provincia un valore finale pari a 16,20. Il valore è sicuramente elevato e si desume pertanto che in generale le modalità di accesso al mercato del lavoro in provincia sia basato sulla flessibilità ma anche sulla precarietà; infatti, ogni lavoratore entra ed esce dal mercato diverse volte nell’arco dell’anno».
«Dall’analisi sulle tipologie di contratto attivate - prosegue -, si evince immediatamente che il ricorso a forme contrattualistiche di lavoro a tempo determinato e flessibili rappresenta la maggioranza assoluta, in qualsiasi settore di attività. Gli avviamenti a tempo determinato risultano essere 82.927 a fronte di quelli a tempo indeterminato che risultano 13.133. Risulta evidente, inoltre, che il ricorso all’apprendistato, che doveva essere lo strumento principe per l’introduzione nel mercato del lavoro giovanile, sia invece uno strumento davvero poco utilizzato, con soli 871 avviamenti. Nell’esame del rapporto contratti a termine/contratti a tempo indeterminato, risulta un coefficiente di 6,71: è un indice di precarietà alto, a significare che nella Bat il ricorso ai contratti a termine è elevato, tendenza questa che ricalca la vocazione nazionale, con una percentuale media che si attesta attorno al 18% per i rapporti di lavoro attivati a tempo indeterminato, mentre il ricorso al tempo determinato, riguarda quasi il 70% dei contratti avviati. Sono stati anche analizzati i fabbisogni formativi/occupazionali nel settore del Commercio, Turismo e Servizi con un’indagine su 2.500 aziende del territorio provinciale».
«Sono emerse - continua la nota -le seguenti figure professionali ricercate dalle imprese, suddivise per settore:
Abbigliamento: commessi - addetti alle vendite -amministrazione - visual merchandiser magazziniere – responsabile sistemi informativi – caporeparto – controller –specialista vendita assistita;
Alimentare: addetti alla macelleria - salumieri -panificatori - operai non specializzati –responsabile logistica e distribuzione;
Arredamento: progettista di interni - addetto alle vendita -commessi - operai specializzati -amministrazione – operai;
Pubblici Esercizi (bar – pub – ristoranti - pizzerie) camerieri specializzati - addetto alla sala specializzato - manodopera non specializzata - disk jokey - barman specializzati - pizzaioli -cuochi - direttore di sala – chef;
Servizi Turistici (Adv – stabilimenti balneari - alberghi - B&B) addetti alla vendita - bagnini - front office - portieri di albergo notturni – guida naturalistica – tecnico servizi di ricevimento – tecnico governo piani e pulizie – operai specializzati e non - giardinieri - cuochi – pizzaioli».
«L’indagine si è quindi rivolta alle imprese - scrive Camero - per conoscere quale fossero le loro maggiori esigenze. La maggioranza chiede una formazione rivolta alle tecniche di comunicazione efficace e persuasiva, con il 27,9% e, a seguire, alla comprensione delle esigenze della propria clientela, con il 21,7% ed il Visual Merchandising con il 19,2%. Tutte “formazioni” che tendono e fanno emergere palesemente la volontà di “attirare” e fidelizzare quanti più clienti possibile ed allo stesso tempo rispondere al meglio alle esigenze degli stessi. Nell’ambito della concorrenza, “sapersi differenziare” risulta la scelta obbligata. Accurato è stato anche lo studio sull’utilizzo della Cassa Integrazione da parte di aziende in momentanea difficoltà che, con questo strumento, si sgravano dei costi della manodopera temporaneamente non utilizzata».
«Nel periodo 2009 – 2010 le ore di CIG Ordinaria si sono triplicate rispetto al 2005 - sottolinea l'assessore al Lavoro -, raggiungendo il picco nel 2009 con 27.308.793 ore autorizzate. Una simile situazione nell’andamento la si riscontra per le restanti classificazioni di CIG, con valori decuplicati nel caso della CIG Straordinaria (da 3.256.555 del 2005 a 29.081.890 nel 2010) e della CIG in Deroga (da 1.761.709 nel 2005 a 22.074.551 nel 2010, toccando 26.651.008 nel 2011). L’analisi ha riguardato manche la movimentazione delle imprese (termine con il quale le diverse CCIAA intendono la classificazione e l’analisi quantitativa di tutte le imprese registrate, quelle attive, le iscrizioni realizzate e le cessazioni delle imprese in un dato periodo). Prendendo in considerazione i dati riguardanti la “movimentazione” delle imprese in Provincia di Barletta, Andria e Trani, sono riportati i saldi, da cui si evince immediatamente che la provincia presenta un valore negativo, pari a – 3.178 imprese. Nel territorio provinciale le imprese attive sono pari a 35.677. I settori maggiormente interessati sono il commercio (10.817), l’Agricoltura, silvicoltura e pesca (9.656), le attività manifatturiere (4.076). I settori interessati dalle cessazioni sono sempre il commercio (911), l’Agricoltura, silvicoltura e pesca (785), le attività manifatturiere (362) e le costruzioni (284). Le iscrizioni totali sono 2.417 ed i settori maggiormente in evoluzione sono quelli del commercio (668 imprese), dell’Agricoltura, silvicoltura e pesca (284 imprese), le costruzioni (141)».
«Anche l’analisi sulle Imprese “Donna” – condotte da donne imprenditrici – nella Bat, ha rivelato che sono 7.849, cioè il 22% rispetto al totale delle imprese attive presenti. Per ultimo -conclude Camero -, sono state censite “Atre attività di Servizi” in cui predominano le imprese di carattere “esclusivo”, cioè ben 699 su 704 totali. In conclusione, i tassi di attività, occupazione e disoccupazione riferiti alla Puglia, fanno registrare una performance positiva della Regione. La Provincia, dai dati riferiti all’anno 2010, propone risultanze altrettanto positive. Il mercato del lavoro vede 52.202 disoccupati, 11.325 inoccupati e 73.096 sospesi, per un totale di 136.623 unità. Di questi 75.163 sono maschi e 61.460 sono femmine. Concludendo, la Provincia nell’anno 2011 ha visto comunque una dinamicità ed una vivacità che ha segnato risultati di sicuro rispetto al sistema Italia e Puglia, ma con una crescita complessiva e di sistema abbastanza modesta. La tenuta occupazionale, seppur in calo, ha continuato a mantenere livelli accettabili ed è oramai caratterizzata da un forte ricorso alla flessibilità in entrata, che purtroppo si trasforma in precarietà, in quanto costante e continua nel tempo, associata ad una rilevante propensione a lasciare il proprio territorio per andare altrove, soprattutto per motivi di lavoro.
Sicuramente il momento economico sfavorevole, nel suo pieno già nel 2011, ha consolidato una fase recessiva che ha trovato ragione nei dati presentati nel rapporto. Vi è la necessità di uscire dalla crisi, attraverso non aiuti “a pioggia”, ma con interventi mirati a far emergere da ogni singola realtà il meglio di se. Vale a dire, non solo aiuti economici finalizzati alla crescita del sistema o, elemento importantissimo, lo sblocco del rapporto creditizio oramai paralizzato ed ingessato che lega le banche alle imprese, ma implementazioni di nuovi sistemi e processi produttivi e non, quali ad esempio quelli formativi. Innovazione, quindi, attraverso la formazione e la conoscenza, che può risultare uno strumento operativo su cui poter indirizzare una più oculata programmazione delle risorse pubbliche nell’ambito della formazione e del mercato del lavoro, ambiti che non possono, soprattutto oggi, prescindere l’uno dall’altro».

Nessun commento:
Posta un commento