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News dalle Città della BAT

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lunedì 2 luglio 2018

BAT : "Con la mancata assunzione di personale nella ASL BT si stanno compromettendo le prestazioni sanitarie per i cittadini"

"Denunciamo ciò che stiamo vivendo. L'abbassamento dei Livelli di Assistenza è dovuto alla cattiva gestione del personale ed alla mancata e scorretta programmazione del fabbisogno di personale. Nella ASL BT, in particolare al "Bonomo" di Andria, si corre il rischio di accorpare reparti e ridurre i servizi che vengono erogati ai cittadini".
Sono queste alcune delle parole pronunciate dal Presidente dell'Ordine delle Professioni Infermieristiche della BAT Giuseppe Papagni in riferimento ai tagli ed agli enormi disagi registrati nella sanità pugliese, dove la sospensione temporanea dei ricoveri dell'U.O. di Cardiologia del P.O. di Bisceglie "Vittorio Emanuele II", disposta fino al prossimo 10 agosto, è solo l'ultimo tassello di un puzzle che delinea le problematiche e le criticità che la sanità della sesta provincia pugliese sta affrontando.
"Il problema non è solo dei disservizi dell'ASL BT - continua il Presidente OPI BAT  - ma anche della mancata assunzione di personale infermieristico sia dal concorso, i 34 Infermieri vincitori aspettano di essere convocati per la firma del contratto, sia da avvisi pubblici, con bando scaduto l'anno scorso a cui non è ancora seguita la delibera della graduatoria da utilizzare per queste occasioni di estrema urgenza".
Il Presidente dell'OPI BAT Papagni invita alla fine il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ad intervenire ed accogliere le esigenze dei cittadini in un periodo, quello estivo, che vede la riduzione del personale sanitario dovuta alle ferie estive, in un territorio con una forte vocazione turistica.
"L'ordine delle Professioni Infermieristiche farà tutto ciò che servirà per tutelare la salute dei cittadini, garantire le cure anche in questo particolare periodo" conclude il Presidente Papagni.

sito web: http://www.opibat.it/news/papagni-opi-bat-con-la-mancata-assunzione-di-personale-nella-asl-bt-si-stanno-compromettendo-le-prestazioni-sanitarie-per-i-cittadini 
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giovedì 10 maggio 2018

BAT : Sanità, stabilizzazioni nella Asl - 158 i precari storici aventi titolo


Marzano: “Raggiunto importante obiettivo, non si dimentichino gli altri lavoratori a tempo determinato. La sanità va avanti anche grazie a loro”


La strada verso la stabilizzazione del personale sanitario nella Asl Bat si fa sempre più concreta, sono infatti stati pubblicati gli elenchi del personale precario che ha maturato nel tempo i titoli per poter usufruire delle disposizioni inserite nel decreto Madia. Dopo il via libero al percorso intrapreso a livello regionale, nella Bat saranno circa 158 le lavoratrici e lavoratori precari storici che, finalmente, potranno essere stabilizzati per garantire qualità al servizio sanitario regionale e provinciale contando su un lavoro sicuro e stabile.

“Siamo soddisfatti del percorso intrapreso, riteniamo che questo sia un importante obiettivo che si raggiunge dopo anni di lunghe battaglie messe in capo per la salvaguardia dei livelli occupazionali, per la creazione di lavoro stabile e non precario e per il miglioramento dei livelli di assistenza”, commenta il segretario generale della Funzione pubblica Cgil Bat, Luigi Marzano.

“Non possiamo, però, non continuare a sottolineare la grave carenza di personale in tutti gli ospedali pugliesi ed nei presidi sanitari della Asl Bat in un contesto in cui si parla sempre di potenziamento della sanità territoriale e di miglioramento del servizio di assistenza. Dunque, bene le stabilizzazioni ma il nostro auspicio è che non si dimentichi tutto quel personale con contratto a tempo determinato che, seppur non in possesso dei requisiti previsti dalla legge per la stabilizzazione, deve essere tenuto presente in quanto concorre insieme a tutti gli altri colleghi al funzionamento della sanità in Puglia. Un vero e proprio esercito di lavoratori pronto a continuare per garantire maggiori servizi e migliore efficienza all’intero comparto della sanità pubblica. Auspichiamo, dunque, che per questo personale si proceda alla proroga dei contratti in essere sino a far in modo che possa accedere alle procedure concorsuali nella riserva prevista per il  50% altrimenti anche dopo le tanto agognate stabilizzazioni ci troveremo ancora di fronte al problema della carenza di personale nella Bat”, conclude Marzano.


martedì 17 aprile 2018

TRANI : Chiusura dei Punti di primo intervento. «Le Asl devono rispettare l’Accordo di programma»

Con le decisioni assunte in una delle ultime sedute, la Giunta regionale ha  compiuto un ulteriore “passo avanti” nella riorganizzazione della offerta  sanitaria sul territorio pugliese. A partire dal primo maggio 2018, in pratica, verranno chiusi i Punti di primo intervento che nel periodo di osservazione non hanno accolto più di quattro accessi al giorno, specie se caratterizzati da un basso livello di gravità e/o di urgenza; al loro posto ci saranno postazioni del 118, fisse nelle città con maggiori utenza e mobili, invece, in quelle con utenza minore.
Di primo acchito, il ragionamento non fa una grinza e la decisione sembra rientrare a pieno titolo in quel piano di riordino ospedaliero che, pur fra tante obiezioni, era stato assunto dalla stessa Giunta nel 2016.
Quel piano, lo ricordiamo giusto per dovere di cronaca, prevedeva la riconversione di diversi ospedali in presidi territoriali che, in modi alternativi al ricovero convenzionale, avrebbero offerto assistenza sanitaria alle comunità interessate; la speranza del legislatore era quella di rendere meno dolorosa la perdita di una struttura da sempre considerata rassicurante per la popolazione residente ed un punto di riferimento per la comunità.
A quel piano, sotto tanti aspetti opinabile, io ero contrario sia perché riduceva drasticamente il numero dei posti letto sul territorio regionale sia perché la scelta delle “strutture sopravviventi” era stata fatta più sulla base di criteri di opportunità politica che di reale valenza assistenziale. 
Un esempio fra tutti? La scelta di premiare il presidio ospedaliero di Bisceglie, tuttora inadeguato nonostante l’enorme quantità di denaro spesa nel tentativo di ammodernarlo, a scapito dell’ospedale di Trani, dotato di un comfort alberghiero e di grandi possibilità di adeguamento agli standard comunitari.
Certamente lo spirito campanilistico, la mia militanza nel Consiglio  comunale tranese e l’essere stato medico di quella struttura hanno condizionato, e forse condizionano ancora, i miei giudizi o, se vogliamo, i miei pregiudizi, ma  alla fine ho sposato in pieno la proposta del presidente Emiliano difendendola in ogni occasione come la meno disastrosa delle proposte.
Per renderla più “compliante”, per usare un termine medico, ho partecipato attivamente alla stesura di una proposta alternativa che offrisse ad ogni città della Bat una sorte dignitosa piuttosto che una morte indecorosa quanto immeritata, proposta sottoscritta dai Colleghi consiglieri regionali della Bat, tanto di maggioranza quanto di opposizione; quel piano alla fine avrebbe potuto essere un male necessario dal quale uscire uniti e rafforzati nella volontà di assicurare un livello assistenziale adeguato alle aspettative.
Se ora torniamo al punto in questione, dovremmo concludere che la chiusura di  questi 39 punti di primo intervento (della Bat, sono quelli di Minervino Murge, Spinazzola e Canosa di Puglia) diventa un atto dovuto, coerente col piano di riordino ospedaliero e con gli impegni assunti con il Ministero, accordi stigmatizzati nel decreto ministeriale n.70 del 2015, laddove ci si riferisce alla riconversione in presidi medicalizzati del 118.
Allora si pone, legittima, una domanda: se tutto è politicamente ed amministrativamente logico e coerente perché tanto malessere, perché tante  obiezioni, per quanto tardive, da esponenti politici bipartisan, perché tanti inviti alla riflessione da parte delle istituzioni e delle organizzazioni sindacali?
La risposta è semplice e sta nei ritardi accumulati dalle Asl nella realizzazione delle strutture compensatorie e nella attuazione di quanto previsto negli Accordi di programma e nei Protocolli di intesa che l’Amministrazione regionale ha sottoscritto con questo o quel Comune, assicurando a gran voce che nessuno avrebbe risentito negativamente dei tagli che, ineluttabili quanto dolorosi, dovevano essere operati per motivi di logica economica e per la tutela della sicurezza sanitaria dei cittadini amministrati.
Gli ospedali piccoli, privi di tecnologie di esperienze professionali, sono  un pericolo per i pazienti, affermavano gli esperti e, perciò «li chiudiamo ed al loro posto vi diamo altro»: potenziamento degli ospedali di secondo
livello, nuovi ospedali a distribuzione provinciale, PTA, PTA integrati,  CPT, Case della salute e quant’altro. 
Ed è proprio questo “altro” che, invece, è mancato (vedi l’ospedale di Andria),  continua ad essere nebuloso e controverso (vedi il Pta di Trani) e alimenta le proteste: le Asl (per non addebitare le colpe ai singoli direttori generali) non hanno completato la rimodulazione della rete ospedaliera!
Qualche volta non hanno saputo, altre volte non hanno potuto ma, in  parecchi casi, non hanno voluto farlo per dare invece priorità a questo o a quel presidio ospedaliero, spesso promosso solo perché raccomandato.
In questo panorama la mannaia che si sta abbattendo sui tanti PPI “inadempienti” mette seriamente a rischio il diritto alla salute costituzionalmente garantito a tutti i cittadini: in moltissimi territori i Pronto soccorso residui, che già affrontano quotidianamente situazioni che vanno oltre ogni limite di tolleranza, saranno costretti a ridurre ulteriormente il livello qualitativo delle prestazioni professionali, per non parlare dei tempi e delle liste di attesa che lieviteranno in maniera smisurata a tutto vantaggio delle attività private.
Sulla base di queste considerazioni mi associo ai tanti Pugliesi, ai Colleghi del Consiglio Regionale ed alle Sigle Sindacali nel chiedere al presidente Emiliano una pausa di riflessione al solo scopo di trovare nelle pieghe dei piani di razionalizzazione concordati con i Ministeri competenti lo spazio per i PPI necessari ed il tempo per la realizzazione delle strutture compensatorie. 

Mimmo Santorsola – Consigliere regionale

giovedì 2 novembre 2017

BAT : Sanità nella provincia, intesa tra Asl e sindacati - primo accordo in Puglia

Nel protocollo gare d’appalto, investimenti, liste d’attesa, Cup e piano di riordino ospedaliero. Istituita una cabina di regia per monitorare impegni presi

Nelle prossime gare d’appalto nell’ambito della programmazione delle opere pubbliche (sfruttando fondi europei) necessarie per la rifunzionalizzazione/implementazione delle strutture sanitarie territoriali della Bat e del potenziamento tecnologico dei distretti socio-sanitari saranno inserite in maniera integrale e coerente alla normativa in materia di appalti pubblici sia la clausola sociale per la garanzia occupazionale dei lavoratori interessati ai passaggi di azienda sia il richiamo alla responsabilità solidale in materia retributiva e contributiva tra stazione appaltante ASL e appaltatori. È solo uno dei punti, tra i più importanti, di un protocolo siglato dalla Asl Bat e Cgil, Cisl e Uil confederali e di categoria (pensionati e pubblico impiego) nei giorni scorsi.
Nell’accordo si stabiliscono anche regole sulle liste di attesa: è stato individuato il presidio territoriale di assistenza (PTA) di Trani quale struttura presso cui garantire la fruizione delle prestazioni diagnostiche-strumentali e specialistiche entro i termini previsti (ovvero le prestazioni cd. differibili da eseguire entro 30 gg. per visite ed entro 60 gg. per prestazioni diagnostiche). La struttura a breve sarà pienamente operativa, in forma continuativa, dalle ore 8.00 alle ore 20.00, fermo restante l’obiettivo di individuare soluzioni atte ad evitare disagio agli utenti più svantaggiati (anziani, disabili, etc..).
A garanzia della operatività del progetto, sono stati programmati e sono già in corso investimenti strutturali ed in attrezzature, che coinvolgono non solo il PTA di trani, ma anche le altre strutture ospedaliere ed ambulatoriali aziendali (PTA Canosa, nuovo padiglione ambulatoriale Barletta, Casa della Salute San Ferdinando, individuazione/realizzazione di nuovi stabili in cui collocare l’attività ambulatoriale per Andria e Margherita di Savoia).
Sempre ai fini di un decongestionamento delle liste di attesa, le parti hanno condiviso il programma relativo agli Ambulatori della cronicità con una presa in carico del paziente cronico e pluri-patologico attraverso l’attivazione dei piani diagnostico terapeutici (PDT) per il diabete, la broncopatia e la patologia cardiologica, che unitamente alla telemedicina ed alla telecardiologia e con l’obiettivo di potenziare il servizio di emodialisi, nefrologia e potenziamento servizio ADI, si ritiene avrà effetti postivi sulle liste di attesa, nonché una migliore gestione del paziente cronico e pluri-patologico.
Relativamente alla gestione dei Cup, tutte le criticità sollevate dalle organizzazioni sindacali hanno convinto la direzione generale a garantire quanto prima il potenziamento del servizio di prenotazione e pagamento delle prestazioni; a garantire la predisposizione di una gara per l’esternalizzazione del servizio, prevedendo preventiva informazione e pareri dei sindacati per la  stesura del capitolato tecnico dell’appalto con invio delle notifiche preliminari individuando specifiche clausole da inserire nel capitolato a tutela del lavoro (clausola sociale, applicazione dei CCNL e contratti integrativi; responsabilità solidale e divieto di sub appalto; contratti a tempo indeterminato con esclusione delle forme di lavoro atipico); a promuovere la proposta di inserire nell’ACN la possibilità di prenotazione diretta delle prestazioni da parte dei MMG (medici di medicina generale) e pediatri di libera scelta (PLS); a valutare l’incremento del numero delle postazioni CUP, ovvero raddoppio delle sedi CUP in alcune città dell’ambito provinciale fermo restando che trattasi di soluzione transitoria essendo obiettivo irrinunciabile da parte dei sindacati che nei futuri assetti organizzativi il servizio sia prevalentemente internalizzato e pubblico.
In merito, inoltre, allo stato di attuazione del piano di riordino ospedaliero esso comporterà il trasferimento di alcune UU.OO. (SPDC da Barletta a Bisceglie, Gastroenterologia da Trani a Barletta) mentre relativamente al processo di riconversione delle strutture da ospedaliere a territoriali, la principale struttura che è stata interessata è quella del presidio ospedaliero di Trani prevedendo nello specifico, al fine di fornire una risposta integrata ai bisogni di salute della popolazione, un punto di primo intervento (PPIT) e servizio 118, un centro polifunzionale territoriale con 10 MMG, una piastra a valenza aziendale, una piastra ambulatoriale con ambulatori sia gestione distrettuale che ospedaliera, un ospedale di comunità e un servizio di radiologia con RMN.
Si ritiene che nel medio periodo il modello utilizzato per la riconversione dell’ex ospedale di Trani, possa essere replicato, tenuto conto delle specifiche peculiarità territoriali, anche per il presidio di Canosa.
In materia di rapporto tra salute e ambiente, i sindacati hanno preso atto degli sforzi posti in essere dalla Asl sul versante della tutela ambientale, sia attraverso le articolazioni del Dipartimento di Prevenzione (controlli ed attività poste in essere dal SISP, SIAN, SPESAL E SIAV), sia attraverso l’analisi statistico epidemiologica dei dati e hanno chiesto una sempre maggiore attenzione alla tematica ambientale nonché interventi mirati alla tutela dell’ambiente e della salute degli addetti e dei cittadini, impegnando la Direzione a fornire alle organizzazioni sindacali il Piano regionale dei Controlli che individua e declina tutta l’attività ispettiva e di controllo posta in essere dalle articolazioni organizzative che afferiscono al Dipartimento di Prevenzione, ed un report sullo stato delle discariche e siti inquinanti insistenti sul territorio provinciale.
La previsione finale di questo innovativo protocollo di intesa ha statuito l’istituzione di una Cabina di Regia Permanente, composta da 3 rappresentanti di parte pubblica e 3 di parte di sindacale avente la finalità del monitoraggio dello stato dell’arte e della verifica degli impegni assunti nell’intesa, con una periodicità ordinaria di convocazione almeno una volta a trimestre.
“Possiamo con orgoglio e soddisfazione affermare – commentano Giuseppe Deleonardis della Cgil, Giuseppe Boccuzzi della Cisl e Vincenzo Posa della Uil - che questa intesa rappresenta un concreto e rivitalizzato metodo concertativo dei processi decisionali in materia di salute e sanità a livello territoriale tra azienda sanitaria e sindacato confederale, con il giusto apporto delle rappresentanze categoriali dei pensionati e dei lavoratori del comparto sanita.
Il protocollo segue l’accordo sottoscritto il 12 dicembre 2016 tra la Presidenza della Regione Puglia, il Dipartimento della salute e le OO.SS. regionali confederali e di categoria Cgil, Cisl e Uil ed il tavolo di concertazione in materia sanitaria attivato a livello territoriale che si è articolato in sette incontri che si sono svolti in otto mesi con modalità concrete e fortemente innovative tra la Direzione generale dell’Asl Bat e Cgil, Cisl e Uil.

Michela Alicino
Ufficio stampa Cgil Bat

lunedì 10 aprile 2017

ANDRIA : UN CAPANNONE PER I SERVIZI ASL? LA CITTADINANZA NON NE SA NULLA.

In queste ore si parla di una questione che dovrebbe essere di interesse collettivo e generale ma che pare si stai consumando nelle stanze chiuse della politica e dei burocrati. Il caso sarebbe quello relativo all’attivazione di servizi ASL in un non meglio precisato capannone ubicato in prossimità della campagna ed agro andriese. Un capannone che non è ancora dato sapere quali servizi ospiterebbe anche se pare che il dottor Ottavio Narracci, direttore generale della Asl Bat, ne abbia parlato con i suoi interlocutori politici in privato. Si parla di trasferimento di alcuni uffici e servizi Asl Bt dunque con tutta probabilità di servizi agli utenti dove gli utenti devono andarci per ottenerli. A parte questioni puramente tecniche, come il cambio di destinazione d’uso del manufatto, il problema reale è capire l’utilità, il corretto utilizzo e l’effettivo interesse generale rispetto ad alcune questioni imprescindibili quali: la facilità e la comodità di raggiungere da ogni parte della città il capannone; la sua economicità rispetto a scelte che ovunque stanno andando in direzione completamente opposta rispetto a fitti e locazioni; la sicurezza rispetto all’enorme mole di traffico che un servizio sviluppa quindi la necessità di garantire idonee aree parcheggio che siano dedicate e non promiscue. 
Queste ed altre sono le argomentazioni ancora senza risposta, senza parlare della necessità di fornire servizi di prossimità in una città grande qual è Andria perché non si può mica pretendere, come di fatto accadrebbe con il capannone, che un cittadino residente in quartieri periferici, dall’altra parte della città, debba percorrere oltre cinque chilometri per recarsi al capannone. Rispetto a queste argomentazioni serie pare che il direttore generale, che evidentemente caldeggia questa anomala soluzione, affermerebbe che ci sarebbe ampia disponibilità di parcheggio a servizio della struttura destinata ad ospitare i servizi sanitari in via Barletta. Inoltre aggiunge: “l’apertura della suddetta struttura è da considerarsi una tappa intermediaria verso la definitiva collocazione dei servizi territoriali della città di Andria nell’attuale presidio ospedaliero all’indomani della realizzazione del nuovo ospedale andriese”. Come dire, spendiamo “soli” nove milioni di euro per affittare il capannone e poi si penza. Si, poi si penza, come dicono ad Andria. Il privilegiato direttore inoltre, assumendo evidentemente le vesti di politico navigato visto che si sostituisce a chi avrebbe invece il dovere istituzionale di dare queste spiegazioni ai cittadini ignari del’operazione finanziaria, si affretta ad affermare che i parcheggi ci sarebbe addirittura all’interno del Centro Commerciale Mongolfiera. 
Assumendo dunque le vesti di abile promoter di professione il direttore assurge al ruolo di salvatore delle le sorti del Centro Commerciale, rilanciandone l’attività procurandogli altra utenza e clientela. Come dire, in attesa che arrivi il tuo turno, prendi il bigliettino e vattene a fare spese all’ipermercato così concludi la tua giornata nel paradiso dello shopping cittadino. Al di la delle facili battute che in questo caso potrebbero proliferare all’infinito, siamo certi che tutto quello che sta accadendo attorno a questa vicenda sia solo un teatrino dove manca la parte principale cioè gli attori, i malati, i cittadini e tutti coloro che di sanità, spesso di malasanità, muoiono ogni giorno nella città che aspetta ancora di conoscere perché si continui a morire così tanto di tumori, di cancro e perché di questa terra dei veleni se ne parli sempre così poco. La Asl, prima di fare attività “promozionale” di interessi privati e privatistici dovrebbe spiegare perché oggi, ancora oggi, per pagare i diritti di Dia Sanitaria un commerciante debba lasciare la propria attività per recarsi ad un Cup vergognosamente fatiscente, in coda dalle 4 di mattina, mentre non è possibile pagare tali diritti in forma alternativa, on-line, in farmacia, in tabaccheria o dove diavolo si voglia. E’ curioso che una Asl che non riesce ad informatizzarsi ed a fornire minimi servizi che oggi dovrebbero essere alla portata di tutti con semplici operazioni informatizzate avalli con cotanta disinvoltura e leggerezza l’ipotesi di fittare per nove milioni di euro un capannone in prossimità della campagna andriese per poi dire: “ma questa è una soluzione provvisoria”. 
Noi aggiungiamo: figuriamoci quale sarebbe quella definitiva! Dott. Narraci, faccia il suo mestiere e soprattutto cominci ad incontrare pubblicamente i cittadini che vogliono, attendono risposte mai giunte sullo stato di salute di questa terra inquinata fin nelle sue falde più profonde. Ci dica, dott. Narracci, e ce lo dica prima che anche lei vada via come hanno fatto i suoi più fortunati predecessori, in tutta questa storia quale posto occupa veramente l’interesse del paziente e del cittadino? Non si faccia condizionare dalla politica e dai suoi meccanismi. Lei è un dipendente pubblico e la parola “Pubblico” deve guidarla in ogni sua scelta. In questa circostanza di interesse pubblico, nel capannone, ci venga a spiegare quale realmente sia e lo venga a dire in pubblico non nelle stanze chiuse dei palazzi del potere. 
Noi aspettiamo e se le risposte non arriveranno, ci faremo sentire, con le parole e soprattutto con le carte.

                                                                                                            *Presidente Associazione di Volontariato “Io Ci Sono!”

Membro Eletto 1^, 3^ e 4^ Consulta Città di Andria

lunedì 21 marzo 2016

TRANI : “SALTA RISCHIO”. GIOVEDI’ LA PRESENTAZIONE DEL PROGETTO CHE VEDE PROTAGONISTI COMUNE, ASL ED AUSER

Giovedì 24 marzo alle 10 nella sala Giunta del Comune di Trani verrà stipulato un protocollo d’intesa tra Comune, Asl Bt e l’associazione tranese Auser per dare avvio ad un progetto denominato “Salta rischio” rivolto alla popolazione anziana della città di Trani. 

Il progetto avvia una sperimentazione nell’ambito della prevenzione dei rischi di incidenti domestici, spesso predittivi di esiti infausti.  Per sviluppare questa iniziativa, utile in un periodo di forte contrazione dei costi sociali e sanitari, si utilizzerà la metodologia del lavoro di rete, con la finalità di favorire una politica coordinata di prevenzione, tutela e promozione della qualità della vita, della salute e della incolumità della popolazione over 65. Si rivolge alla popolazione over 65 autosufficiente, ovvero agli anziani non autosufficienti, residenti nel Comune di Trani, sia fruitori dei servizi di assistenza domiciliare che non, e ai loro familiari.

L’incidenza degli incidenti domestici è direttamente proporzionale all’aumentare dell’età, in funzione di un fisiologico decadimento fisico della persona e dell’abitazione in cui vive, spesso non progettata in funzione delle sue mutate esigenze. Nella città di Trani si registra una popolazione anziana (65 anni e oltre) pari a 9.961, il 17,71% della popolazione residente. Il numero delle persone molto anziane, i cosiddetti “grandi vecchi” (85 anni e oltre) è passato da 813 (anno 2007) a 1171 (anno 2015), per una proporzione che è aumentata dall’1,51% al 2,08% (rilevazione Istat 2015).

Il Progetto “Salta rischio” è stato promosso dalla Auser di Trani ed ha trovato la piena adesione del Comune di Trani e della Asl Bt per il tramite del Distretto sociosanitario in quanto rientra nella più ampia politica di promozione e valorizzazione dell’invecchiamento attivo avviata in modo sinergico tra l’assessorato alle politiche sociali del Comune di Trani e il Distretto sociosanitario numero 5. 

Con il protocollo d’intesa verranno sanciti gli obiettivi specifici dell’attività (triennale) e verranno delineati i risultati attesi. Il documento sarà firmato congiuntamente dal direttore generale della Asl Bat, Ottavio Narracci, dal sindaco di Trani, Amedeo Bottaro, e dal presidente dell’associazione Auser di Trani, Antonio Corraro.